martedì 26 ottobre 2004

Un pozzo profondo, ma pieno di fandonie


Quella del “pozzo” in Marina è stata la più penosa delle tante speculazioni di Primavera Andreolese. Penosa perché portata avanti per tutto il decennio, cambiando ripetutamente le carte in tavola, e perché, come vedremo, pur contraddetti dalle evidenze, hanno sempre continuato a mentire, ben sapendo di mentire.

L’amministrazione Cosentino, com’è noto, aveva lasciato in eredità un’opera (pozzo e condotta di avvicinamento, impresa Spinzo) costata 150 milioni di fondi di bilancio. Non fu trovata la quantità d’acqua sperata. Il sindaco dell’epoca fu accusato di aver fatto scavare in un punto diverso da quello indicato dal geologo. “E così – dichiarò il vicesindaco Stillo al “Quotidiano” del 29 agosto 2000 (dichiarazione che si accompagnava all'abituale autoincensamento per il presunto "ricco programma di manifestazioni estive che ha registrato il pienone") – l’amministrazione si vedrà costretta ad usare i 600 milioni d’avanzo nel conto consuntivo 1999, per realizzare il pozzo nel sito iniziale”.

Pochi mesi dopo (Consiglio comunale del 28 dicembre 2000, e pubblica assemblea del 31 gennaio 2001) il sindaco in persona raddoppiava: i nuovi pozzi promessi diventavano addirittura due. Veniva conferito incarico all’ing. Nino Stefanucci, a marzo 2001.

Intanto l’amministrazione decideva l’allaccio (dopo una prima analisi dell’acqua, per loro stessa ammissione, “sommaria”) al pozzo agricolo di un privato, in località Crapezzone. ”Esisteva già - affermerà il sindaco — non l’abbiamo inventato noi. Però noi abbiamo deciso di sfruttarlo”. Naturalmente nemmeno la condotta idrica, e la rete elettrica utilizzate, avevano inventato loro. Anche quelle esistevano già, e facevano parte, assieme ai soldi rimasti e utilizzati per allungare l’allaccio fino a Crapezzone, del famoso lavoro di 150 milioni dell’amministrazione precedente, che si rivelava quindi, a ben guardare, indispensabile, nella sua parte più importante. Non a caso, il 24 febbraio del 2002, oggetto delle lagnanze del sindaco, in assemblea pubblica, non era più il luogo scelto per scavare il vecchio pozzo, ma le dimensioni della condotta realizzata dal suo predecessore, capace di portare “solo” 12 litri al secondo. “Presto avremo un pozzo – annunciava con solennità – capace di fornire 30 litri al secondo d’acqua potabile, che ci permetterà di affrancarci dalla fornitura della Regione”.

Con la certezza di tale affrancazione, tutti si rilassano per circa due anni e mezzo, eccezion fatta per i guerriglieri di Civitas che continuano a “turbare l’ordine pubblico” pronunciandosi su queste (e su tante altre) promesse da marinaio.

Il 27 settembre 2004, tre anni e mezzo dopo l’assegnazione, viene revocato all’ing. Stefanucci l’incarico per la realizzazione dei 2 pozzi. Motivazione: “non ha ottemperato agli adempimenti affidatigli”, e, nel frattempo, l’amministrazione si è allacciata a Crapezzone, “i cui lavori – ammette finalmente questa delibera - necessari a tale utilizzazione sono stati eseguiti e spesati...” dalla precedente amministrazione! Vediamo tutto il documento:


Fine della storia? Non proprio. Come abbiamo visto sopra, dopo la revoca, con i soldi risparmiati, l’amministrazione si decide per una nuova opera, “idrica e fognaria”. Chi sarà, dopo un mese, il professionista incaricato per un nuovo progetto da realizzare per via della mancata “ottemperanza agli adempimenti” di un altro? Delibera 93 del 26/10/2004: il professionista è sempre lui, l’ing. Stefanucci Nino, “tecnico di fiducia di quest’amministrazione”. Un “tecnico di fiducia” non si butta via solo perché, per una volta, non ha ottemperato alle ottemperanze! Leggere (o stampare) per credere:


Questa la cronologia, e le carte. A ciascuno il suo (libero) giudizio. Ai posteri la (non ardua) sentenza!


mercoledì 19 maggio 2004

Partecipazione? Due esempi...


1° esempio 
Con enfasi littoria, il sindaco, e il capogruppo Commodari, annunciano che il bilancio preventivo 2002, "per garantire la partecipazione", sarebbe stato redatto "in piazza", "con la gente". La parola d'ordine è una, e una sola: partecipare!
A tale scopo viene indetta un'assemblea popolare, nella Delegazione in Marina, il 24 febbraio 2002. Peccato però che il bilancio in questione fosse stato approvato dalla Giunta già il 20 di febbraio, con delibera n. 23. Cioè le scelte si fecero tenendo conto delle "proposte avanzate"...quattro giorni più tardi!
Per evitare questi disguidi, e non dover più ricorrere alla divinazione (considerata anche la monotonia ripetitrice dei "bilanci" che verranno), tale esperimento non sarà ripetuto. Il sindaco tenterà solo di smerciare, ancora una volta, una modalità un pò più comoda per tutti: "Manderò a casa di ogni cittadino copia del bilancio di previsione approvato questa sera" (Consiglio comunale del 19 maggio 2004). Naturalmente poi non arrivò alcunché, a casa di nessuno. Ma si trattò di risparmiare carta: nessuno aveva più voglia di...previsioni! 

2° esempio
Lunedì 8 luglio 2002 si tiene, all’insaputa di tutti, un Consiglio comunale importante. L’amministrazione non ha convocato i cittadini, e non ha affisso manifesti di avviso. Motivo? Quella volta non volevano essere ascoltati! Bisognava fare in modo che il minor numero di persone possibile assistesse ad una figuraccia: quella che toccava fare ad un’amministrazione pronta a modificare, in seduta ben chiusa,  una delibera approvata solo una settimana prima, il 30 giugno, in seduta strombazzata e aperta al pubblico.
Viene in mente un celebre passo della malinconica lettera di Francesco Mirarchi, costretto a cedere il passo al settimo dei non eletti (vedi post con data 28.06.98): "...dissero che dell'opinione pubblica se ne infischiavano, per non usare altro termine..."
Il 30 giugno si era discusso, erano stati accolti due interventi dal pubblico, e si era deliberato. Subito dopo la maggioranza, che aveva votato compatta, si era precipitata a cambiare il deliberato stesso fuori dall’aula del consiglio.
I più informati dicono che il leader maximo Commodari impose, per l'ennesima volta, il proprio diktat. Di sicuro ci furono, fuori dal municipio, lunghe e rabbiose dispute notturne, e, a "botteghe oscure", lunghe e rabbiose riunioni diurne.
"Ci abbiamo riflettuto meglio", scrissero nella bozza di delibera per la settimana dopo. E la maggior riflessione, si sa, è la chiave per arrivare alla sapienza.

Di sicuro, al di là del riso amaro, e di qualsiasi esempio, rimane il fatto che Primavera Andreolese, fin dagli esordi, ha sempre messo a punto le sue strategie (parlare di "decisioni", cioè di un'attività comunque rivolta agli interessi pubblici, sembra, dopo questi dieci anni, davvero troppo) bene al chiuso, lontano da ogni consiglio, e da ogni assemblea. Con buona pace di tutta la retorica profusa, e della ben nota, nauseante, propaganda.
Sic transit gloria consiliarum comunalarum apertarum!
  

martedì 23 marzo 2004

documenti: La bacheca di Civitas








martedì 9 marzo 2004

sabato 21 giugno 2003

documenti: Rilanciare Civitas


RILANCIARE CIVITAS. MOZIONE PER L’ASSEMBLEA ANNUALE DEGLI ISCRITTI
21 giugno 2003

Civitas si è ufficialmente costituita il 14 gennaio del 2001, e si è presentata al pubblico qualche giorno dopo (esattamente il 27 gennaio), attraverso un manifesto, come nata per “realizzare un progetto e un impegno elettorale delle elezioni amministrative dell’anno scorso”. L’Associazione – proseguiva quel manifesto – “si propone di dare voce a quel vasto movimento di cittadini che si sono riconosciuti e si riconoscono nel programma e nella linea politica dell’omonima lista che ha partecipato alla competizione elettorale del 16 Aprile 2000, assicurandone la partecipazione alla vita politica, sociale, culturale ed amministrativa del Comune. Si tratta, pertanto, di un movimento civico d’opinione che si ispira ad una visione laica della politica. L’Associazione, libera ed indipendente dai partiti politici, si prefigge di perseguire i seguenti scopi: rafforzare la dignità dei cittadini e favorire il processo di partecipazione all'attività delle Istituzioni democratiche e della pubblica Amministrazione; garantire a quanti hanno difficoltà a far sentire la propria voce, la possibilità di esprimere liberamente le loro opinioni, di scegliere liberamente la propria strada, di far valere i propri diritti; promuovere una cultura della laicità della politica e della libertà del consenso, dell’affermazione del diritto, del rifiuto delle logiche del privilegio e del pregiudizio; favorire l’incontro fra persone di diversa estrazione politica, culturale e sociale, il confronto fra le diverse esperienze culturali ed umane, l’assunzione di responsabilità politica per il raggiungimento del bene comune; intraprendere tutte quelle iniziative atte a migliorare le condizioni del vivere civile, sociale, culturale e politico della comunità; supportare l’azione politica ed amministrativa dell’omonimo Gruppo consiliare al comune di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio”.

Sulla base di tutto questo chiedevamo ai cittadini interessati di aderire per “concorrere in prima persona alla definizione di un concreto percorso di crescita della nostra comunità”.

Tutti questi concetti, poi confluiti nel nostro Statuto, sono stati ampiamente e ripetutamente discussi. Già in una lettera inviata per “concordare e formalizzare la costituzione del movimento” (riunione tenutasi il 12 novembre del 2000) scrivevamo: “le elezioni del 16 Aprile rappresentavano una sorta di ’esame di maturità’ che purtroppo la nostra comunità non ha voluto superare. Un’occasione forse irripetibile di dimostrare che si può scegliere valutando i fatti, al di là delle etichette, delle ideologie e delle pretese di obbedienza. Oggi il gruppo che ha vinto quelle elezioni chiede una delega totale e in bianco, accetta solo i consensi, pretende una fiducia cieca e silenziosa. Il nostro impegno a difesa di una differente idea della politica locale, come incontro di persone diverse, come collaborazione gratuita alla soluzione dei problemi comuni, come possibilità per tutti di accedere alle informazioni e di scegliere liberamente, non deve esaurirsi con il 16 Aprile e gravare, per il futuro, solo sulle spalle dei quattro che occupano in Consiglio i posti della minoranza. E’ più che mai necessario continuare ad incontrarsi, discutere i problemi comuni, esercitare insieme quei diritti di controllo e di informazione caratteristici di una cittadinanza attiva e non lontana e ignara, a parte il mese delle elezioni, delle vere questioni che si affrontano in municipio…Civitas deve continuare ad essere una presenza con cui doversi confrontare, un soggetto plurale che offre un’opportunità di democrazia e di partecipazione. Sant’Andrea ha bisogno di una presenza di questo genere…”.

In oltre due anni Civitas ha rappresentato un’esperienza esaltante per Sant’Andrea. Dalle elezioni amministrative del 2000 in poi questo gruppo ha prodotto una quantità di informazione che, per ampiezza e qualità, non si era mai vista prima nel nostro paese. Civitas è nata, ed è cresciuta, sulla base di un’intuizione fondamentale: il movimento civico quale via privilegiata per affrontare i problemi concreti di questo paese, che consente la solidarietà e la collaborazione di soggetti che leggono la nostra realtà locale sulla base di comuni valori essenziali, a prescindere dalla differente appartenenza rispetto agli schieramenti nazionali, la rinuncia all’inganno prodotto dall’ostinazione di dover interpretare le peculiarità del nostro quotidiano attraverso occhiali ideologici, delegando ai partiti, o ai loro dirigenti più scaltri, il compito di stabilire regole e priorità, il rifiuto di ogni logica del privilegio e del pregiudizio e la necessità di sostituirli con la logica della cittadinanza. Civitas ha saputo produrre un ritorno di affezione e di simpatia per la politica come incontro e confronto di persone diverse, ha saputo privilegiare substrati comuni sepolti sotto decenni di incrostazioni generalizzanti, ha esercitato una capillare azione educativa, ha evidenziato l’urgenza, irrinunciabile e vitale, di riportare la politica locale a un livello di comprensione generale, e di non lasciarla rimanere oltre prerogativa di pochi eletti e quasi nessun elettore. E che questa fosse un’intuizione fondamentale basta a dimostrarlo il fatto che noi abbiamo raccolto circa 700 voti alle ultime amministrative, soli contro tutti i poteri forti del paese, senza essere andati nelle case, senza promettere niente e senza minacciare o lusingare nessuno. Lo dimostra anche il fatto che tanti cittadini si sono spontaneamente accostati, tanto da farci raggiungere, in breve tempo, quota 100 iscritti.

Con la precedente amministrazione avevamo vissuto, con tutti i limiti che ognuno di noi può legittimamente rilevare, una stagione di promettenti novità. Un nostro primo tentativo di “stagione dei sindaci”, che si rivolgeva ai cittadini in quanto tali, che ha ricercato e difeso sempre più spazi di autonomia, ed ha frenato l’arroganza dei partiti. Forse anche (se non soprattutto) per questo, perché il consolidamento e il successo di questo esperimento avrebbe significato la rovina definitiva di un sistema di scambi e di calcoli consacrato da 50 anni, che partiti vecchi e nuovi si sono organizzati per rioccupare le posizioni provvisoriamente e furbescamente abbandonate. Gli apparati e i poteri forti, necessitati a gestire la politica, e la rappresentanza, come cosa loro, molto privata, molto esclusiva, hanno sentito l’urgenza di affossare quell’esperienza, quell’affezione passeggera, di distruggerla, subito dopo averla sfruttata, prima che diventasse stabile, prima che toccasse davvero il sancta sanctorum. Quell’esperienza, così come l’esistenza di Civitas che ha generato, era ed è pericolosissima e intollerabile per tutti quelli che vedono nella politica solo un collettore di ambizioni e obiettivi personali. I notabili dei vari partiti, di destra e di sinistra, i difensori di qualche vecchio privilegio, tecnici, costruttori, preti militanti, poche decine di addetti ai lavori opportunisti e trasformisti. In una parola tutti quelli che hanno interesse a continuare con una politica politicante fatta di scambi, che hanno bisogno di operare in tranquillità all’ombra di una massa di militanti allineati coperti e consenzienti. Per il resto, nessuno deve osare organizzarsi in modo nuovo, tentare strade diverse. È molto netta la linea di confine oltre la quale ogni novità diventa sovversiva ed illecita. La democrazia deve essere solo predicata e rappresentata come a teatro, ma non serve davvero al popolo di Sant’Andrea, che si accontenta della propaganda e della demagogia.

E ogni persona di buonsenso ha potuto rendersi conto di qual’è stata la logica, e la prassi, di questa maggioranza negli ultimi tre anni: il sistematico rovesciamento tra procedure effettivamente praticate e valori proclamati a parole, la regolare, spudorata e compiaciuta, manipolazione della verità dei fatti, il ricorso allo slogan, alle affermazioni indimostrabili e false, che chiamano i militanti a un’adesione preconcetta e fideistica (secondo la nota tecnica dello spot, per cui il “compratore”, inseguito e bombardato dal messaggio, finisce per convincersi davvero che gli stanno vendendo merce di sicura qualità), un pluralismo di facciata utilizzato come velo per coprire l’indecenza di un vero e proprio strapotere della maggioranza, con margini di dibattito sempre più ridotti e margini di manovra sempre più esigui per le opposizioni, che non hanno avuto voce in capitolo nemmeno per quelle cose che sembravano oggettivamente essere di tutti (convenzioni, commissioni, lavori post alluvione, regolamenti ecc.), il continuo trattare da “disturbatori della quiete pubblica” coloro che volevano far ripartire la discussione su un qualsiasi argomento, l’uso della carica istituzionale per gettare schizzi di fango e sospetti sugli avversari politici, l’utilizzo del peso del proprio ruolo per minacciare e intimidire chi mostrava di volersi avvicinare al dissenso, un linguaggio ufficiale vergognosamente allusivo e violento, la delibera n.56 del 16 maggio 2002, con allegato avvertimento che sarebbe stato “riservato lo stesso trattamento” a chi avesse osato manifestarsi d’accordo con il giornalista colpito, numerose minacce di querela, vigili e carabinieri mandati in pieno giorno a fotografare le nostre bacheche, convocazioni in caserma, consigli comunali imboscata, una serie infinita di discriminazioni, di diffide e di pressioni, che sarebbe troppo lungo elencare adesso ma che ognuno di noi conosce bene. Questa maggioranza ha preteso l’impunità per sé ed il bavaglio per i rappresentanti dell’opposizione. Ha offerto uno spettacolo volgare e sovversivo della legalità. Si è tenacemente mossa con una logica populista e arrogante da piccolo regime autoritario di paese, intollerante verso ogni forma di dissenso e teso a perseguire gli interessi di una ristretta cerchia di intimi…”dispotismo di pochi intimi”, tanto per parlare con le loro parole! Il vero problema di quest’amministrazione non è stato fare un volo di fantasia per i problemi degli andreolesi, ma quello di difendere se stessa dal poter essere infastidita.

A questo stato di cose hanno contribuito ancora due fattori: l’alibi del consenso popolare, difficile da smascherare proprio perché in troppi non sembrano ancora disposti a cogliere l’inganno di una falsa democrazia, mentre la legittimità formale non è di per sé sinonimo di legittimità sostanziale, ed il successo elettorale non può costituire occasione per una resa dei conti con le istituzioni e le componenti non omogenei agli interessi degli “eletti dal popolo”, e l’atteggiamento tenuto dalla chiesa locale, che non è disposta a operare come una realtà autonoma, diversa, spirituale, estranea alle contese, ma ritiene, anzi pretende, di essere un soggetto politico tra gli altri, ancora in regime di cristianità. E quindi tratta, scambia voti, conclude accordi, percepisce contributi, organizza manifestazioni e ammonisce, decide come una forza sociale, come un potere tra gli altri, strumentalizza e si lascia strumentalizzare, al pari delle altre realtà locali, associative, dello sport, del volontariato, della cultura, tutte uscite dall’ibernazione per prodigarsi ad offrire, in cambio di sussidio e di benevolenza, presunti, e spesso discutibili, risultati da esibire nel palmares di un’amministrazione altrimenti fallimentare.

Questa è la realtà concreta nella quale siamo inseriti. Questo è il quadro, desolante ma purtroppo realistico, delle condizioni dalle quali siamo chiamati, volendo, a ripartire: un paese ancora in attesa di costruire l’alfabeto della democrazia, di dare il giusto orizzonte a due tre parole-chiave che aspettano di essere tramutate in fatti. Un paese arretrato, dove non si intravedono ancora acquisizioni e valori fondamentali di civiltà che per altri risalgono al XIII secolo. Non dire queste cose significherebbe commettere un doppio errore, perché non si descriverebbe la realtà per quello che effettivamente è, e si darebbe l’impressione che sia inevitabile aver paura. Assolvere o difendere questa maggioranza, principale responsabile di tanta oscurità, equivale a veder volare gli asini.

Dinanzi a questo disastro, a tanta spudoratezza morale e politica, a un deficit di civiltà così allarmante, o si aspetta semplicemente di poter prendere il posto degli attuali oligarchi per riproporre, sotto una sigla diversa, le stesse identiche logiche, o si fa finta di non vedere e di non sentire, perché si sa di non aver la forza necessaria a fermare certe decisioni e si esclude a priori di poterle almeno denunziare e condannare per quello che sono, oppure si accetta l’unico atteggiamento possibile. Che è quello di chi non intende rinunciare all’onestà intellettuale e alla dignità. Continueremo ad assistere a questa deriva senza poter intervenire, ma la denunziamo almeno per quello che è. E non è poco. Ogni giorno di impegno può significare una persona in più che prende coscienza. Più un paese è obiettivamente e compiutamente informato, più cresce la sua capacità critica, la capacità di compiere scelte meditate e consapevoli. Questo è l’unico orizzonte strategico credibile, in una situazione dolorosa che non ammette tatticismi. Certo, non è solo l’opposizione che deve difendere la libertà dei cittadini. Bisogna chiedersi anche cosa i cittadini sono disposti a fare per difendere la propria libertà. Se intendono domandare a quelli che hanno eletto perché, quando chiesero il voto tre anni fa, non parlarono di queste loro intenzioni ma promisero pensioni, lavoro, meno tasse, case popolari, agevolazioni urbanistiche ecc. Ma se noi davvero pensassimo che l’informazione verso la gente per bene non serve a nulla, e di aver già fatto tutto quello che è nelle nostre possibilità di fare, dovremmo coerentemente smettere con ogni impegno politico, anche con quello che molti di noi svolgono nel proprio partito di appartenenza.

Proprio per questo motivo, il bilancio di questi tre anni (e quindi anche il bilancio di questo Direttivo) non è tutto positivo. Bisogna anche dire che molti degli entusiasmi iniziali si sono smorzati, e anche gran parte della carica ideale degli esordi è andata perduta, come se avessimo bisogno della competizione elettorale per sentire entusiasmo. E questo è un tragico errore, proprio nel momento in cui sempre più diffusi si fanno i malumori e sempre più chiaramente appare la voracità, la protervia e la mancanza di cultura democratica dei nostri amministratori. Sempre meno gente si riconosce in questa maggioranza dei miracoli mancati, e constata ormai che promesse elettorali, feste di piazza, processioni, celebrazioni, cori polifonici, conclavi e assemblee, non fanno una politica di sviluppo, di lavoro, di infrastrutture, di crescita per la nostra piccola comunità. Tutt’al più fanno gli interessi di un gruppo di potere, che non è in grado di dare qualcosa ai cittadini. Non diciamo sviluppo, ma almeno idee dignitose da discutere.

Da questo punto di vista c’è una forte differenza tra l’attività svolta da noi subito dopo le elezioni, e nel primo anno di vita dell’Associazione (2000-2001), e quanto prodotto nel 2002. Se nei primi mesi Civitas ha egregiamente svolto il compito per il quale è nata, raggiungendo quota cento iscritti, e suscitando le ire dei padroni del vapore, nel corso del 2002 la sua attività si è quasi congelata. Progressivamente e lentamente si è creato un processo di “prolocizzazione”. Le iniziative culturali, egregie e apprezzabili quando sono un'attività di contorno (come la manifestazione estiva con Marziale Mirarchi, con la quale abbiamo dimostrato che si possono mettere in piedi eventi culturali di alto profilo e di concreto interesse locale a costo zero), meno quando diventano alibi per non disturbare più di tanto il “manovratore” o si riducono al dovere di applaudire o presenziare a qualsiasi cosa, confondendo la gente, sono diventate l’unica ossessione. L’informazione sui disastri combinati dai nostri amministratori, parte qualificante del primo periodo, è stata quasi completamente lasciata al Gruppo Consiliare. Civitas ha quasi avuto paura di qualificarsi e presentarsi per quello che è – un movimento civico che si occupa di politica locale – ed è stata presa dall’assillo di apparire solo un’associazione. Ci siamo ritrovati a discutere di chi doveva firmare i documenti, qualche volta abbiamo preso posizioni non coerenti tra gruppo e movimento, abbiamo cominciato a fare calcoli di opportunità o preso posizioni non chiare con il pretesto che fossero “provocatorie”. Abbiamo taciuto su questioni importanti, venendo meno all’impegno, che dovrebbe essere sacro, preso con i nostri elettori il giorno dell’insediamento. E’ venuto meno anche il metodo, perché un conto è accettare – dopo adeguata discussione e dopo aver liberamente votato – le decisioni della maggioranza, un conto è se il Presidente intrattiene, su questioni importanti, singoli colloqui bilaterali, addolcendo o inasprendo la pillola a seconda dell’interlocutore. Così nessuna riunione di direttivo, o dell’assemblea, ha deliberato a maggioranza che bisognava tacere sulla grandiosa ingiustizia del campanile. Nessuna riunione del direttivo o dell’assemblea ha sancito la strategia del silenzio rispetto allo scempio dell’utilizzo dei fondi post-alluvione. Nessuna riunione del direttivo o dell’assemblea ha decretato che non bisognava fare la festa di piazza nel 2002. Nessuna riunione di direttivo o dell’assemblea ha deciso a maggioranza, dopo esauriente discussione, che si dovrebbe offrire, nell’eventualità di una manifestazione con Gianni Amelio, la possibilità del patrocinio a questa amministrazione, facendole così un clamoroso e inspiegabile regalo che confonderebbe la gente, e contribuendo a consolidare la perniciosa sensazione che tutti i salmi (delle questioni coraggiosamente sollevate) finiscono in gloria (nella marmellata cosiddetta “culturale”). Nessuna riunione di direttivo o di assemblea ha stabilito che Ciccio Cosentino (come qualsiasi altro di noi) quale ex sindaco e attuale capogruppo di minoranza, preso di petto continuamente e direttamente con una strategia criminale, debba in definitiva difendersi da solo, semplicemente perché una solidarietà troppo aperta toglie, a chi può dialogare con Civitas “solo a certe condizioni”, spazio opportunità e speranza.

Così ridotta, prolocizzata, surgelata, privata della propria carica di dirompente novità, Civitas non serve. Sono più che sufficienti, anche per la politica locale, i vecchi partiti, di destra o di sinistra che siano, quelli storicamente presenti a Sant’Andrea o quelli apparsi di recente nel nostro panorama. Ai quali non possiamo, né adesso né in futuro, permettere di accostarsi alla nostra forza dettando condizioni, e rispetto ai quali abbiamo tutto il diritto di fare apertamente politica, come avevano il diritto di farla tutti quei movimenti che gli attuali reggitori del Comune hanno avuto in passato la necessità e la possibilità di creare. L’acqua per far crescere la buona pianta di Civitas, una politica che deve coinvolgere sempre più persone, non deve perdersi nelle aride astrazioni dei suoi dirigenti. Il rinnovamento deve muoversi dal basso, conoscere la gente, ascoltarla e imparare, leggere i moti profondi e nascosti di una società e non certificare l’esistente. Il silenzio e il congelamento di Civitas non hanno, inoltre, nulla a che fare con la “pace” o con la ricerca di “toni più sereni”, perché questi ultimi due valori o sono fondati sulla giustizia o non sono. E’ scontato da almeno quarant’anni, dalla Pacem in Terris, di cui ricorre questo anno l’anniversario, in poi. Lo ripete continuamente l’attuale Pontefice che, almeno fino ad oggi, non risulta essere tra gli iscritti più estremisti di Civitas. Chi invoca la “pace” per essere libero di fare i propri comodi non è veramente un uomo di pace, e sono ben altri i suoi valori e i suoi obiettivi. E’ opera meritoria contribuire a smascherarlo e neutralizzarne la speculazione. Solo con un avversario che si comportasse con un minimo di decenza sarebbe immaginabile un confronto su alcune questioni chiave. Oggi, con questa maggioranza, collaborando l’opposizione chiuderebbe in perdita la partita, non tanto la sua, ma quella della nostra ancora mai realizzata democrazia. Che fare? I notai? I tartufi che guardano passare le carte e si fermano a calcolare se, in relazione alle logiche di sempre, parlare può essere più o meno vantaggioso? I servi sciocchi e senza schiena dritta che servono a ogni regime?

L’esperienza di Civitas è dunque finita, o destinata a finire? Pensiamo di no, e vogliamo fare una serie di proposte concrete per rilanciare:

1. Il ritorno ad una piena fedeltà allo statuto, che comporta la consapevolezza dell’esperienza da cui siamo nati e l’orgoglio di presentarci come “movimento” politico con i fini che ci siamo dati al momento della fondazione e che abbiamo perseguito nel primo periodo;

2. La fine di ogni fittizia distinzione tra movimento e gruppo consiliare, in una fusione che sia rispettosa dell’autonomia dei consiglieri ma che ci consenta di esercitare insieme e con più forza quei diritti che in passato hanno esercitato movimenti come Governo Comune e similari;

3. Un direttivo composto da persone chiaramente impegnate sulla linea dello statuto, che si riunisca più regolarmente, che sia l’unica sede, oltre all’assemblea, in cui prendere decisioni, allargato almeno a nove membri, nel quale i nostri consiglieri comunali siano presenti di diritto;

4. Una maggiore attenzione formale alle procedure, garanzia di democrazia interna, con discussioni seguite da votazioni, anche con la possibilità di verbalizzare sinteticamente le sedute;

5. Uscita di Parrasuni con regolarità almeno quadrimestrale, ma con la possibilità di prevedere oltre ai redazionali, articoli firmati dai singoli, che sono una garanzia di pluralismo e risolvono il problema di un eccesso di mediazione e di un’estenuante concertazione che alla fine lascia tutti insoddisfatti;

6. Deleghe sempre più ampie, e una più netta divisione dei compiti, tra chi sente l’esigenza di un più forte impegno politico e chi intende occuparsi di aspetti socio-culturali.

Il nostro piccolo patrimonio ideale, la straordinaria intuizione iniziale, la splendida novità delle nostre piccole azioni, che hanno fatto grande e forte un movimento sul quale molti ironizzavano all’inizio e che hanno cominciato a temere subito, non può andare sciupato. Noi abbiamo l’obbligo di riaffermare questo tesoro, di raccontare questa ricerca. Resta la sfida di continuare a rappresentare queste ragioni e queste fatiche, senza cedere alla sopraffazione e alla prepotenza di pochi, di una parte che può continuare ad abusare del potere solo se l’opinione pubblica non viene correttamente informata. Serve ancora un piccolo sforzo di fantasia e di creatività, necessarie per riannodare più strettamente il popolo di coloro che sono consapevoli con quelli che non ricevono informazione alternativa a quella distribuita dalle solite fonti. Sono possibili, anche da noi, ulteriori aperture al nuovo. In futuro ci aspetta un alto tasso di politicità che richiede risposte collettive diverse da quelle praticate finora. Si tratta di essere disponibili a cambiare e a cambiarsi, di avere il coraggio di mettere in discussione anche certezze che sembrano consacrate dalla più rigida tradizione. Si tratta di non accettare più passivamente determinate cose, senza per questo pretendere di vederle cambiare in un giorno, ma lavorandoci dentro, sporcandosi le mani e rimboccandosi le maniche, diversamente i valori più importanti sono ridotti a omelia di parte. La falsa convinzione che l’opinione pubblica sia incapace di ogni responsabilità e capacità di reazione è un’altra negazione della democrazia. Può veramente crederci solo chi appartiene a una casta che pretende di avere le mani libere “per il nostro bene”. Servono piccoli gesti di obiezione di coscienza, di protesta nonviolenta. Dobbiamo coinvolgere sempre più persone nell’elaborazione di idee e di programmi. Il nostro limite non è aver fatto troppa politica ma averne fatto ancora troppo poca. Dobbiamo concretamente decidere che fare e dove ci collochiamo, e deciderlo adesso tutti in assemblea, senza comitati ristretti. Il nostro obiettivo non può essere lasciare le cose come stanno e cercare semplicemente di tornare al governo del paese: la nostra meta deve essere un progetto per il paese. C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare. Questo, per Sant’Andrea, è il tempo di parlare. Diversamente la rottura sarà la logica conclusione di un dissenso politico, e tutto questo patrimonio sarà disperso. L’evoluzione storica di Civitas non avrà rispettato quanto era nelle sue splendide premesse, e la politica a Sant’Andrea tornerà ad essere quello che è sempre stata, argomento di chiacchiera o di obbedienza per i molti, e opportunità di fruttuoso scambio per pochi, quello che vogliono che continui ad essere proprio coloro che hanno deciso di travolgere l’esperienza dell’amministrazione precedente o, dall’altra parte, ci chiedono adesso di non sembrare, a quell’esperienza, troppo vicini.
Pasquale Cosentino

mercoledì 26 marzo 2003

Guerra e Pace...e Soldi Pubblici...



domenica 30 settembre 2001

mercoledì 4 luglio 2001

sabato 30 giugno 2001

O popolo di vigili urbani!

Lunedì 18 giugno, in un clima di grande gioia popolare, si è celebrato il concorso per 11 posti di vigile urbano provvisorio.
Niente a che vedere con le scialbe, discrete e dimesse chiamate dell’Amministrazione precedente: questa volta l’evento era stato adeguatamente strombazzato, e di conseguenza ha acceso le speranze di molti, accorsi per mettersi sportivamente alla prova.
La primavera andreolese, checché ne dicano i suoi maliziosi detrattori, fruttifica dunque tutto l’anno! Rivelatasi subito sontuosa e matura, come “estate andreolese”, nell’indimenticabile serata di Radio Italia dello scorso anno (che, come tutti hanno visto, tanti benefici, economici e d’immagine, ci ha portato), oramai provvede pure, lungimirante e benigna, per l’autunno e per l’inverno: finalmente avremo due vigili in più anche nei mesi freddi: a settembre, ad ottobre, a novembre, e persino a dicembre! Veglieranno sulla malinconia che immancabilmente segue alla partenza dei turisti. Vigileranno sulla caduta delle foglie e consoleranno i tigli via via sempre più tristi. Redarguiranno gli ultimi rondoni attardati sui cornicioni. Proibiranno il ritorno dell’alluvione. Infine, per Natale e l’Epifania, faranno in modo che sia di nuovo rispettato, dopo il successo dello scorso anno, il divieto di parcheggio su Corso Umberto I.
Ma torniamo al concorso. Oltre 40 i candidati. Sotto l’amorevole patrocinio dei nostri Amministratori, chiunque ha potuto cimentarsi: donne e uomini, adulti e ragazzi, ricchi e poveri, scapoli e ammogliati, amici e conoscenti, parenti ed affini. Mentre la prima parte dell’esame si limitava al consueto quiz a risposta multipla, la seconda, per far sì che l’elemento umano prevalesse sulla fredda e spersonalizzante valutazione matematica (come ben si addice ad una democrazia popolare), consisteva nella redazione di un verbale.
In due non ce l’hanno fatta a superare il primo turno, ma sportivamente sanno che potranno rifarsi alla prossima occasione. Certo, si poteva evitare di mortificarli, bastava fargli occupare i due ultimi posti, in fondo alla graduatoria. Ma queste logiche buoniste e assistenzialiste appartengono al passato! Per tutti vige ormai il tempo della Legalità e del rispetto delle Regole!
I nostri Amministratori hanno peraltro, in occasione di questo concorso, dimostrato la propria autonomia e indipendenza, non curandosi affatto di chi (in questi giorni anche dalle pagine dei giornali…vedi Gazzetta del Sud del 20 e del 26 giugno) continua noiosamente ad invocare “capacità progettuale”, “meno apparenza”, “nuovi sistemi di reclutamento”, “meno potere discrezionale”, e altre stramberie del genere.
Qualcuno si è vantato di conoscere i risultati, e le risposte date, in anticipo. Ma si tratta dei soliti fanfaroni.
Alla fine tutti sono tornati a casa felici, non solo i vincitori: una vera festa di popolo, non solo di famiglia o di partito.
Unici delusi il signor Buongusto e la signora Equità, che, come tutti sanno, non sono mai contenti.

sabato 7 aprile 2001

documenti: Gli stregoni professionisti


GLI STREGONI PROFESSIONISTI
(da un volantino di Civitas per Sant'Andrea del 7 aprile 2001)

[...] L’associazione “Civitas per Sant’Andrea” è nata [...] per andare esattamente nella direzione opposta. Nessun rifiuto dei partiti politici e del loro ruolo ma solo dei pregiudizi e delle barriere di tipo ideologico. E’ nata per favorire il dialogo e il confronto di idee tra persone provenienti da diverse esperienze politiche, culturali e umane. Per affermare, a livello locale, la laicità della politica. Non è la prima e non sarà neanche l’ultima esperienza di questo tipo. La sua durata dipenderà dalla capacità di individuare i problemi della nostra comunità, di indicare soluzioni adeguate, e non certo dall’indice di gradimento degli “stregoni professionisti” che, dopo un primo tentativo di ignorarla, di fronte alle nostre cattive note di informazione si sono innervositi a tal punto da rivolgerle velenose parole di benvenuto: “Circolo delle parole perse”, “Associazione del nulla” e via di questo passo. Certo, l’Associazione Civitas per Sant’Andrea non rientra tra le tante che riescono a controllare o a piegare al loro progetto di comunità egemonizzata dai “padroni del vapore”. Ma ciò non basta per giustificare la virulenza dell’ennesimo attacco, offensivo delle persone, nei confronti dell’opposizione e dei suoi rappresentanti. Questi atteggiamenti, tipici delle persone che amano le polemiche quando sono all’opposizione e il silenzio quando sono al governo, che mal sopportano le obiezioni degli altri per cui si sentono autorizzati ad insultarli, li segnaliamo a quanti, in buona fede, invocano pacatezza dando credito alle loro dicerie: “l’opposizione è troppo dura e non ci lascia governare”. Tutti vedono nei Consigli comunali chi è pacato e chi è virulento; chi rispetta le regole del gioco e chi le calpesta. Non serve millantare, bastano i fatti.

Ma procediamo con ordine.

Nell’estate del 1996 apparve su “Quaderni Andreolesi”, che si pubblicava a cura della locale sezione del P.D.S., un articolo firmato con lo pseudonimo “Belfagor” dal titolo: “Gli Apprendisti Stregoni”. Mai titolo fu così azzeccato! Per tutti non fu difficile individuare i destinatari dell’ironico scritto, gli stessi, tra l’altro, cui era indirizzato un altro articolo, “La Talpa e i Buchi”, a firma di Domenico Frustagli, nello stesso numero di quel giornale.

Dopo qualche anno il machiavellico “Belfagor” è tornato, non sopportando più di rimanere nel chiuso. Impone la sua forza e sovverte tutti gli equilibri raggiunti con tanta fatica. Decide i nuovi assetti istituzionali locali e stabilisce, pure, che i nemici di ieri (gli apprendisti stregoni del 1996) sono gli amici di oggi, e viceversa. Il 18 marzo di quest’anno sottoscrive, con la sigla D.S., unitamente ai nemici del 1996, contro i nemici di oggi ed amici nel 1996, un velenoso volantino. Però non si accorge che il titolo è lo stesso: “Gli Apprendisti Stregoni”!

Gli apprendisti stregoni
E’ quindi un titolo ed un giudizio ricorrente, buono per tutte le stagioni, soprattutto per chi confida nella scarsa memoria dei cittadini. Gli amici di oggi sono stati protagonisti di una lotta fratricida senza quartiere, che hanno dimenticato in fretta, accomunati non da un unico nemico, come si vorrebbe far credere, ma da un comune obiettivo. Riconsegnare l’Amministrazione comunale ai rispettivi partiti per spendere altrove il risultato. E in questo, “gli stregoni professionisti”, hanno dimostrato di conoscere bene il loro mestiere. Solo a titolo di esempio, ricordiamo un illuminante articolo, sullo stesso fascicolo, a firma di Pino Piroso, contenente accuse di pesanti responsabilità (politiche s’intende) sulla vicenda della “clamorosa bocciatura”, da parte di una Giunta regionale di sinistra, del PRG proposto dalla sua Amministrazione. Accuse mai smentite o efficacemente rintuzzate “che fanno diventare tutto più chiaro”, anche per lui, “che non ci voleva credere e che iscrive di fatto a pieno titolo, certi personaggi, al partito di quelli che il piano regolatore non lo vogliono”! Ogni altro commento è superfluo.

Fallimenti
Al comune di S. Andrea c’è stato, ad oggi, un solo fallimento, avvenuto nel 1991: “il DISSESTO FINANZIARIO”, chiuso nel 1999 da chi allora amministrava, anche attraverso il conferimento al Commissario liquidatore della somma di £. 500 milioni, circa, per saldare i debiti pregressi.

Chi amministrava nel 1991, invece, non ha saputo evitare lo scioglimento del Consiglio comunale (rivelatosi alla fine, comunque, un grossolano errore) che tuttavia ha comportato la venuta a Sant'Andrea di ben tre “Commissari Straordinari” che vi sono rimasti per quasi due anni e mezzo con costi rilevantissimi per il Comune. Ma non è tutto. Essi non hanno saputo utilizzare alcune leggi dello stato (1988) per pagare, senza una lira a carico del bilancio comunale, le aree espropriate della “167”; l’area Jannoni (mq 5.000); i debiti con l’impresa Dominijanni (residui di ben 5 lavori); la fornitura d’acqua alla Regione per gli anni 1990 – 1995 (£. 300 milioni); gli impressionanti importi per spese legali; le competenze tecniche spettanti a vari progettisti per incarichi dati senza il finanziamento delle opere; gli indennizzi per danni da incendio il località Briga alla famiglia Frustagli; gli interessi pagati al Tesoriere comunale Bruno Valenti per anticipazioni di cassa o quelli pagati alla Cassa Depositi e Prestiti per ritardato pagamento di alcune rate di ammortamento dei mutui (vedi palestra). OLTRE A MILLE ALTRI PIU’ MODESTI DEBITI che è difficile enumerare, come i cinque anni di abbonamento arretrato ad una rivista della Maggioli. A sommare tutti questi debiti si arriva a MILIARDI, ed a pagarli è stata la precedente Amministrazione presieduta da Ciccio Cosentino.

Agli ”stregoni professionisti” si deve ancora un’Amministrazione democratica di ultra sinistra (nov. 93 - mar. 95) che, a seguito della nomina del Commissario ad acta per il PRG, si è frettolosamente data alla fuga causando la venuta a S. Andrea di altri due Commissari (mar. 95 – nov. 95). Viene da chiedersi: perché si sono scandalizzati solo per il Commissario del PRG ed hanno taciuto per la Commissione straordinaria, per i commissari prefettizi Spadaccini e Rotella, per il Commissario che ha dovuto approvare un loro conto consuntivo, per quello che ha dovuto assegnare i lotti del Piano di Zona della “167” dopo una loro frettolosa quanto improvvida “preassegnazione”?

Questi sono fatti inconfutabili sui quali possiamo aspettarci solo AMENITA’ da chi è abituato a dirle.

Ex Sindaco
Se quest’ultimo era così nefasto non si capisce perché i Ds lo hanno proposto, appoggiato e sostenuto per circa 4 anni o perché non lo hanno ufficialmente sfiduciato.

Intanto, se egli non avesse risanato le finanze del Comune non sarebbe stato possibile concedersi, ad agosto del 2000, il lusso di spendere circa 40 milioni per una festa di piazza di una sola serata. La necessità di dare un aiuto esterno all’Ufficio tecnico per “l’eccessivo carico di lavoro dovuto all’avvio delle procedure tese alla realizzazione di un cospicuo numero di opere pubbliche” (come recita la delibera d’incarico n. 77 del 27.04.2000) è l’implicita ammissione dei risultati concreti raggiunti dalla passata Amministrazione.

Di lui scrivono, inoltre, che “i fallimenti sul piano delle scelte urbanistiche sono entrati nella storia di S.Andrea” con ciò dimostrando di essere incauti. Giova, appunto, ricordare che a lui sono legate le seguenti realizzazioni in materia: a) Programma di fabbricazione e Regolamento edilizio ancora vigenti; b) il Piano di Zona per l’edilizia economica e popolare; c) il Piano di Recupero per il centro storico; d) due tentativi di Piano per gli insediamenti produttivi (Piano PIP); e) una Variante generale al Programma di Fabbricazione da nessuno contestata sul piano dei contenuti; g) una Variante generale al Piano di Zona; h) Un Piano per l’utilizzazione dell’arenile; i) l’incarico per la redazione del Programma pluriennale di attuazione (ex art. 13 legge Bucalossi); l) una appassionata battaglia per la lottizzazione CO.ME.TA. contro i tentativi di alterarne i parametri tecnici ed urbanistici; m) diverse lottizzazioni e convenzioni in anni in cui pochi Comuni riuscivano ad attuarle; n) gli insediamenti Fego, Silipà, Mirarchi e Viale A. Moro; o) l’aver presieduto, per 15 anni, la Commissione Edilizia con grande senso di responsabilità ed equità anche se, appena eletto Sindaco, si tentò di metterlo in difficoltà con le dimissioni – in fotocopia – dei componenti; p) una variante alla lottizzazione “Euroluci” (Fego) e la conseguente opportunità di concordare una nuova convenzione per poter servire di rete fognante il primo insediamento abitativo di quella località.

Non male per un “apprendista stregone”!

Gli “stregoni professionisti”, invece, dovrebbero spiegare ai Cittadini alcune cose: a) cosa prevedeva il Piano predisposto dall’Amministrazione Bruno Genco? Per colpa di chi è stato bocciato (dopo 8 anni da una Giunta regionale di sinistra) il P.R.G. predisposto dall’Amministrazione Piroso? Chi ha voluto il cavalcavia al torrente Bruno e nulla ha fatto per il sottopasso al Cupito, tanto che le FF.SS. hanno chiamato ai danni il Comune? Chi ha condotto battaglie per l’acqua cultura ed il capannone della “Sentinella” dei Lucifero? Chi è responsabile (per averlo accettato senza battere ciglio) del disastro ambientale causato dal taglio di migliaia di piante di ulivo secolari ad “Unusa” e a “Taverna”? Che cosa è stato fatto in un anno, per la Pineta, dopo il taglio delle piante bruciate voluto e progettato dalla passata Amministrazione, attraverso l’utilizzazione del finanziamento regionale che prevedeva, tra l’altro, una parziale ricostruzione? Che fine hanno fatto i progetti: Lungomare 1° lotto; Completamento Palestra; Sistemazione verde pubblico in Marina; i lavori del Palazzo Calabretta; ecc.?

E potremmo continuare e chiedere conto di altre pratiche avviate dalla passata Amministrazione come: la Captazione sorgente Giudeo; la Metanizzazione in Marina; l’Acquisto dello Scuolabus; i contributi del Giubileo; la Strada della Montagna, la strada Carenci-Malarra; i Collegamenti al Depuratore; la Sistemazione esterna della Scuola Materna in Marina; il taglio di un lotto boschivo in montagna; il potenziamento della rete idrica in paese e in marina; la strada Lenze-Ciosani; il recupero di casa D’Amica; il progetto di messa a norma degli impianti elettrici alle Scuole, in Municipio, in Caserma, ecc. ecc. ecc.

Questi fatti costituiscono una buona eredità per l’attuale Amministrazione e non possono essere disconosciuti solo con le parole! Ci vogliono altri fatti. Li aspettiamo.

Presidente
Ma l’ex Sindaco non è stato il solo bersaglio degli strali velenosi degli “stregoni professionisti”. Stessa sorte è toccata a Gerardo Frustaci, tirato in ballo e insultato, assieme a tutta l’Associazione di cui è presidente, col pretesto di un articolo scritto da Bruno Valenti, come capogruppo di Governo Comune, si dice “circa due anni fa” . Peccato però che due anni fa Bruno Valenti non fosse più da tempo il capogruppo di Governo Comune, surrogato in questo ruolo dall’attuale Segretario del Prc Feder. di CZ (settimo dei non eletti nella sua lista), e che il cosiddetto Foglio di militanza comunista avesse già chiuso i suoi faziosi battenti, giusto in tempo per evitare di pubblicare le pesanti accuse contenute nella lettera di dimissioni di un componente del direttivo di quel partito! In realtà, l’articolo in questione è datato 14 luglio 1996 e non ha per bersaglio l’allora capogruppo di maggioranza bensì il Pds e il Ppi! Una svista di non poco conto che la dice lunga sulla buona fede di certi soggetti politici. Ma a queste censure, e a questi abbagli strumentali, siamo abituati.

Rimane il fatto che pretendono di indagare anche sotto il vestito…del Presidente dell’Associazione Civitas per Sant’Andrea alla ricerca del “niente”. Infatti, niente ha da nascondere o da far dimenticare. Niente da contrabbandare o millantare. Si è dedicato e si dedica con entusiasmo alla politica locale senza alcun interesse personale. Ha contribuito, nell’Amministrazione precedente, alle realizzazioni di cui sopra. Fa parte del Consiglio Direttivo della Pro-Loco (che lor signori considerano buona o cattiva a seconda dei momenti) e di molte altre associazioni senza fini di lucro e senza obiettivi di carriera. E’ semplicemente un indipendente di sinistra e non ha mai cambiato bottega, casacca o colore. Non ha mai assunto cariche per aver surrogato gli aventi titolo e diritto; non persegue scalate a posizioni di partito impiegando la politica al servizio di se stesso; non ha determinato disastri amministrativi e finanziari nel nostro Comune. Scusate se è poco!

Il Piano Regolatore Generale
Sul P.R.G. la maggioranza continua a vendere fumo. Non si capisce infatti cosa abbia fatto finora, in proposito, se non una pelosa delibera di C.C. che chiedeva la revoca del Commissario ad acta, dopo 9 mesi dall’insediamento, solo per soddisfare la coerenza del Prc che ne ha fatto, per sei anni consecutivi, un cavallo di battaglia della sua azione politica, tanto da pretenderne l’inserimento nel programma elettorale.

Ma il PRG, che da un mese è stato consegnato al “Comune” e rimane a tutt’oggi in visione di pochi eletti e di nessun elettore, quale Piano è? Non è quello fortemente voluto dalla passata Amministrazione e per il quale ha lavorato una Commissione di cui facevano parte autorevolissimi esponenti dell’attuale maggioranza, uno dei quali è stato, addirittura, relatore ufficiale in C.C.? E’ vero, o non è vero, che lo stesso si è trovato nella necessità di difendere le scelte unanimi della Commissione dagli attacchi polemici e strumentali del rappresentante di Governo Comune attuale Capogruppo di maggioranza?

L’Amministrazione comunale, in coerenza con quanto sempre preteso dal Prc ha sempre affermato, fino al 31 gennaio u.s. nella Delegazione comunale, che “il PRG deve tornare alla esclusiva competenza del Consiglio comunale che è l’unico legittimato ad adottarlo”.

Se il Commissario non è stato rimosso non è merito o colpa di nessuno. Resta il fatto che la notizia diffusa dalla maggioranza, con enfasi e soddisfazione, era e resta una “grande BUFALA”.

La vera bufala! Chi rappresenta chi
Specifichiamo che a S. Andrea la Minoranza, il suo Capogruppo e i suoi Consiglieri comunali, assieme all’Associazione, hanno rappresentato e rappresentano circa 700 elettori che hanno votato alzando la testa e gli occhi, da uomini liberi. Che gli stregoni professionisti non riescano a capirlo, non ci stupisce più di tanto.

Conclusione
Il regista americano Oliver Stone intervistato dal TG1 per il suo film sul Vietnam “Platoon”, dichiarò testualmente: “esistono uomini che non riconoscerebbero la verità nemmeno se questa gli mordesse il… sedere”. Peccato che non sia amico personale di nessuno di noi. Lo avremmo invitato a S. Andrea per una tavola rotonda sull’argomento.
Il “buon appetito” si riferiva al “pane per i vostri denti”, cioè alla polemica. Questa volta vi facciamo gli auguri di buona digestione e, per non essere equivocati, precisiamo che sono riferiti alla nostra presenza, alla quale, purtroppo, dovete rassegnarvi.

S. Andrea Jonio, 07 aprile 2001
Associazione Civitas per Sant’Andrea

domenica 30 aprile 2000

Le elezioni del 2000


Con le elezioni del 16 aprile 2000, gli stregoni professionisti della politica locale ripresero le posizioni che per qualche tempo avevano ceduto ai dilettanti e agli apprendisti. Nel 1995 alcuni di loro, travolti dalla grande crisi nella quale avevano gettato il Comune e i loro stessi partiti, chiesero soccorso ad alcune persone di buona volontà, nell’attesa di risalire la china. Altri si mossero verso un lungo cammino di opposizione preconcetta contro i primi, che ebbe molta risonanza nei “Fogli di Militanza Comunista” e nei “Quaderni Andreolesi” dell’epoca.
Nel 2000, comunque, i danni al Comune erano ormai riparati. La “casa comune” era ormai ristrutturata. Poteva, quindi, tornare ai veri padroni, che l’avevano data in gestione provvisoria giusto il tempo per riparare i disastri procurati e consentirne la ristrutturazione. Il vecchio sindaco Cosentino, del resto, si ostinava a considerare la legge sull’elezione diretta come qualcosa di serio, si rifiutava di passare dalle varie “botteghe oscure” per recepire “suggerimenti”, non riteneva che gli incarichi si danno o non si danno per "motivi politici", e non aveva rinunciato ad alcune sue vecchie fissazioni e metodi per i quali tanti notabili della grande politica andreolese e tanti ex depositari di privilegio, già in passato, si erano sentiti minacciati e fuori gioco. Era perciò diventato come quel famoso spettro di cui racconta un antico filosofo barbuto. E come nel racconto in questione, tutte le potenze del vecchio Sant’Andrea, neri per caso e neri da sempre, rossi per caso e rossi a convenienza, si allearono in una santa caccia spietata contro quello spettro.
La santa alleanza fece il miracolo: riunì, dopo anni di insulti irripetibili, i puri di Rifondazione e gli impuri DS, riconvertì Pino Stillo (velocissimamente ridiventato compagno), serrò le fila delle tre caste (preti, politicanti e ingegneri), sancì il comparaggio tra Sergio Genco e Maurizio Lijoi, che della lista di Ciccio Cosentino erano stati addirittura i presentatori ufficiali. Parigi val bene una messa! I veri padroni erano tornati. Sullo sfondo una massa desolatamente passiva e obbediente, incapace di aprire gli occhi e ancor più incapace di parlare e di agire.
Due documenti, prodotti alla fine di quella campagna elettorale da chi cercò di resistere, danno conto, meglio di ogni altra sintesi, del clima e della vera posta in gioco di quei giorni:


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ALZATE LA TESTA, UOMINI LIBERI!
Appello agli elettori di sinistra

Noi che siamo sempre stati di sinistra, che ci sentiamo delle persone e non dei numeri, che sappiamo sentirci rappresentati da un partito senza per questo smettere di ragionare con la nostra testa, noi, a vario titolo, difendiamo l’esperienza fatta con l’attuale amministrazione:

NON ACCETTIAMO

1) che due o tre persone continuino a considerarsi i padroni della sinistra andreolese;
2) che al chiuso, in privato, e tra pochi, siano decise le strategie che, a cose fatte, si chiede alla base di sostenere;
3) che si continui a considerare gli iscritti e i simpatizzanti della sinistra a Sant’Andrea come un gregge senza pensiero che deve essere guidato e che obbedirà sempre e comunque;
4) che si racconti oggi, come se niente fosse, tutto il contrario di ciò che si è raccontato ieri;
5) di essere manovrati da chi, perseguendo i propri disegni politici a livello locale, provinciale o regionale, non si fa scrupolo nello stravolgere la realtà;
6) che basti una tessera dell’ultimo momento per essere di sinistra.


DENUNCIAMO

1) l’insulto alla dignità del popolo della sinistra andreolese, ignaro di tutte le macchinazioni che hanno portato al voltafaccia senza spiegazioni nei confronti di una buona amministrazione e di una alleanza ricca di futuro;
2) che la gran parte dei militanti DS sono ancora oggi all’oscuro dei contenuti precisi della lettera con cui il PPI ha chiesto, senza ottenere, un incontro chiarificatore alla presenza dell’Amministrazione comunale in carica;
3) che si sono accettate supinamente le condizioni poste da chi, fino all’altro ieri, ci aveva soltanto insultato;
4) che le stesse persone che si sono arrogate il diritto di decidere per tutti, oggi bussano alle case per pretendere obbedienza.


INVITIAMO


tutti i compagni e tutti coloro che in qualche modo si sentono di appartenere alla sinistra andreolese ad assumere una ferma posizione in difesa della propria libera identità, per dimostrare che non è consentito a nessuno di fare della sinistra il proprio giardino di caccia, e a chiunque di issare la bandiera di sinistra per le sue personali battaglie.


Invitiamo ad alzare la testa e a votare da uomini liberi, confermando la fiducia a Ciccio Cosentino e alla compagine che lo sostiene.



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ANCORA UOMINI LIBERI

Perché non votiamo Iovene e Soriero

Alla Federazione di Catanzaro, l’Unione Regionale,
e la Direzione Nazionale dei Democratici di Sinistra

 Alla Federazione e al Coordinamento Regionale Calabria
dei Verdi

Alla Segreteria Provinciale, Regionale e Nazionale
Del Partito Popolare Italiano

Agli Onorevoli Nuccio Iovene e Pino Soriero
Ai Segretari DS e PPI
Di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio CZ

Dopo varie stagioni dominate da eventi poco edificanti (dissesto finanziario, scioglimento di un Consiglio Comunale, un’Amministrazione dimissionaria, 7 Commissari prefettizi, 3 Commissari ad acta, ecc.), il nostro Comune, Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, ha avuto, dal dicembre del 1995 all’aprile 2000, un’Amministrazione vera, seria e responsabile; un piccolo “ulivo locale”, formato dal PDS/DS, dal PPI e da Indipendenti, capace di far tornare normale un paese che non era più tale, e di guadagnarsi il rispetto di tante persone provenienti da altre esperienze culturali e politiche, mentre Rifondazione Comunista, all’interno del Consiglio Comunale, era impegnata allo spasimo, assieme alla Destra, in un’opposizione preconcetta e virulenta. Ma, a poco più di un anno dalle nuove elezioni comunali, lo scenario muta completamente. Da destra e da sinistra accorrono e si ritrovano tutti coloro che hanno interesse a sbarazzarsi del piccolo ulivo andreolese. Alle elezioni provinciali del 1999 si organizza il boicottaggio, e la conseguente liquidazione politica, del candidato DS, Segretario della locale sezione del partito, mentre il rappresentante dei Verdi, il cui gruppo consiliare era nato, nel corso del mandato, dalla stessa lista civica di Destra che aveva fatto nascere Forza Italia, raccoglieva oltre 500 voti su circa 1600 elettori. I manovratori diessini comprendono che è necessario un voltafaccia, e che è conveniente accettare le condizioni dettate da coloro che fino a quel momento li avevano soltanto insultati, mentre il PPI si lascia emarginare dimostrandosi incapace di qualunque reazione. I registi di questa operazione sono ben sicuri che la base non chiederà spiegazioni. Alla maggior parte degli iscritti e dei simpatizzanti si può chiedere oggi, in tutta tranquillità, l’esatto contrario di ciò che si è domandato ieri, senza fornire spiegazioni concrete, come frutto di una politica da sempre più funzionale agli scatti di carriera dei dirigenti che alla liberazione delle coscienze dei militanti.
Noi abbiamo già pronunciato un No in quell’occasione, come si vede chiaramente dallo “storico” volantino che precede (alzate la testa uomini liberi). Quel giorno i grandi capi si stracciarono le vesti, minacciarono la querela, si lamentarono per l’atto di lesa maestà. Venne confezionato un imbroglio, aggirando e raggirando la base, attraverso il quale i DS, più che riconquistare la guida del Comune, hanno firmato un impegno in bianco, allontanato da sé alcuni aderenti da sempre per affidarsi a gente diventata di sinistra in poche ore, gettato a mare un’esperienza ricca di futuro. Avremmo voluto che dalle Segreterie qualcuno spendesse una parola, dimostrasse la volontà di saperne di più. Non è stato così. Siete tornati dopo un anno, con la stessa arrogante indifferenza, a recitare il solo copione che siete disposti a conoscere, che è quello che i maggiorenti locali vi consegnano.
A queste condizioni, delle strette di mano di Iovene, Puccio, Soriero, non sappiamo che farcene. La nostra lettera di oggi dimostra che in tante realtà locali le ragioni di un impegno a sinistra continuano a dover esser cercate al di fuori dei partiti tradizionali così organizzati. Ed il bisogno di trasparenza e di lealtà cresce: siamo impegnati, assieme ad altre qualificate componenti, in un’Associazione per la politica locale, e difendiamo la nostra indipendenza. Non abbiamo bisogno di investiture, siamo fieri della nostra identità di sinistra, ma non riconosciamo padroni e santuari al di fuori dei quali non ci sarebbe salvezza. Ciascuno di noi troverà il proprio modo di dare, almeno nel proporzionale, il suo voto all’Ulivo e contro Berlusconi, ma nessuno di coloro che si considerano i proprietari della sinistra andreolese riceverà da noi una dote da spendere e da esibire altrove.

Sant’Andrea Jonio, 8 maggio 2001

Gerardo Frustaci
Pasquale Cosentino
Maurizio Strati
Andrea Frustaci
Vito Scino

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domenica 28 giugno 1998

documenti: Un episodio da non dimenticare


Da "Foglio di Militanza Comunista" del 28 giugno 1998



documenti: Dagli amici si guardi Iddio...parte seconda


Da "Foglio di Militanza Comunista" del 28 giugno 1998:


domenica 23 febbraio 1997

documenti: Dagli amici si guardi Iddio...


Da "Foglio di Militanza Comunista" del 23 febbraio 1997:


giovedì 20 aprile 1972

documenti: Un articolo del 1972


Pubblicato sul quotidiano "Il Tempo", il 20 aprile 1972