Visualizzazione post con etichetta demagogia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta demagogia. Mostra tutti i post

venerdì 26 marzo 2010

Le migliori del decennio

Ideato, ma non voluto
"Il depuratore consortile...non siamo stati noi a pagarlo, ma noi siamo stati i promotori di quest'idea..." (Maurizio Lijoi, comizio in piazza Castello 20 luglio 2002)

"Intanto non accetto che mi si riconsegni una macchina (il depuratore consortile N.d.A.) che non ho voluto, ma soprattutto che non funziona..." (Maurizio Lijoi, "Il Domani" 12 gennaio 2008)

 Convento Liguorini
"C'è il rischio che il convento sia trasformato in struttura extra-ospedaliera...come amministrazione non siamo disponibili a questa soluzione" (Maurizio Lijoi, assemblea in Marina 23 marzo 2003; "Il Domani" 28 marzo 2003)

"Abbiamo agevolato la creazione di questa struttura che darà lavoro..." (Maurizio Lijoi, Consiglio comunale 24 ottobre 2003)

Pratiche avviate
"Ho avviato la pratica, come assessore delegato al ramo, per l'acquisizione della 'Piccola' delle FF.SS. per farne un centro sociale per anziani..." (Pino Stillo, assemblea pubblica 31 gennaio 2001)

Campo di calcio
"L'inizio dei lavori per il nuovo campo di calcio avverrà entro il mese di agosto" (Cristian Cosentino, Telesoverato, 6 giugno 2004)

"Il campo sportivo sarà realizzato negli spazi retrostanti la palestra; in questa direzione il C.C. ha già modificato la convenzione con la I.M.I.S. s.r.l., proprietaria del Villaggio Sant'Andrea" (Maurizio Lijoi, FMC 22 marzo 2005)

"Obiettivo strategico...la costruzione del nuovo campo sportivo comunale, nei pressi della palestra" (Programma Primavera Andreolese 2005, pag.9)

"...e la costruzione del nuovo campo di calcio, in Via A. Campagna, sulle aree di proprietà comunale..." (Programma Primavera Andreolese 2010, pag.5)

"Intendiamo organizzare un incontro di calcio (tra Catanzaro e Crotone) in occasione dell'inaugurazione dello stadio di Sant'Andrea che da qui a poco sarà costruito" ("Il Quotidiano" 30 agosto 2005)

Campus
"Sarà necessario, perciò, prevedere la realizzazione di un nuovo Istituto Professionale; posizionando, accanto ad esso, gli altri Istituti Scolastici [...] Palestra e Campo di Calcio... al fine di realizzare un vero e proprio "campus" studentesco di elevata qualità comprensoriale" (Programma Primavera Andreolese 2000, pag.2)

Carovane
"E' nostra intenzione organizzare carovane di tifosi per seguire le partite casalinghe del Crotone, ma siamo pronti anche a partecipare alle trasferte più importanti..." (Pino Stillo, "Il Quotidiano" 30 agosto 2005, inaugurazione del club del Crotone)

Eolico
"Occorre sviluppare la produzione di energia solare ed eolica" (Pino Commodari, "Gazzetta del Sud" 19 ottobre 2003)

Terriccio e crema
"...Nel nostro mare...non c'è assolutamente nessun inquinamento. L'ASL e la Prefettura hanno assicurato, dopo un prelievo, che si tratta di terriccio proveniente dai lavori del porto di Badolato..." (Maurizio Lijoi, comizio in piazza Castello 20 luglio 2002)

"...Non c'è assolutamente nessun inquinamento: la colpa è delle creme solari..." (Maurizio Lijoi, 3 settembre 2009, notizia dalla stampa locale ripresa dal blog "spiaggiadisantandrea")

Programmazione
"fino a prova contraria l'anno non finisce oggi. Per la programmazione c'è tempo fino alla mezzanotte del 31 dicembre..." (Pino Stillo, Consiglio comunale del 28 dicembre 2000)

Sportelli
"Abbiamo aperto lo sportello famiglia, con avvocato, psicologa, ecc. Attraverso questo sportello è stato possibile affrontare numerose problematiche..." (Maurizio Lijoi, comizio in piazza castello 20 luglio 2002)

Internazionalismo
"E' importante non chiudersi nei confini del proprio comune. Così ci siamo preoccupati dei problemi di Porto Alegre e ci siamo occupati del conflitto in Medio Oriente..." (Maurizio Lijoi, comizio in piazza castello 20 luglio 2002)

Politica estera
"Non condividiamo la decisione anglo-americana di attaccare l'Iraq..."
(Christian Cosentino, "Il Domani" 28 marzo 2003)

Lungomari
"Stiamo mettendo in atto la sistemazione e realizzazione del lungomare..."
(Pino Commodari, "Il Domani" gennaio 2006)

"E' vero che di lungomare stiamo discutendo per rendere fruibile questo tesoro ambientale..., ma la fase è ancora quella dell'elaborazione delle idee..."
(Maurizio Lijoi, "Il Domani" 29 marzo 2007)

"Per il lungomare sono stati assegnati i fondi P.I.T. per 240.000 euro..." (Maurizio Lijoi, FMC 22 marzo 2005)

Opere
"Abbiamo realizzato, fino ad oggi, 40 opere pubbliche di un certo rilievo..." (Maurizio Lijoi, Consiglio comunale del 16 marzo 2004)

Miliardi
"Abbiamo speso, per opere pubbliche già realizzate, ben 24 miliardi di vecchie lire..." (Maurizio Lijoi, Consiglio comunale del 19 maggio 2004)

Mirabilandia
"Una grande opportunità sarà la realizzazione nella fascia sottoferrovia, compresa tra la Via Lucifero e il Villaggio Sant'Andrea, di una Città dei Giochi, una piccola Mirabilandia, unica sulla fascia ionica." (Programma Primavera Andreolese 2005, pag.4)

Regali
"Il progetto della sistemazione del fosso Cupito l'ha fatto il Comune e poi lo ha regalato al Genio Civile" (Maurizio Lijoi, Consiglio comunale del 16 marzo 2004)

Evangelo
"Questa maggioranza ha deciso di dire ai cittadini: 'bussate e vi sarà aperto'..." (Pino Stillo, Consiglio comunale del 27 settembre 2001)

mercoledì 24 marzo 2010

Acquacoltura. L'affaire Montesi


Nei comizi di questi giorni risentiamo i tribuni di Primavera Andreolese dissertare, con la consueta onestà intellettuale, di acquacoltura.
Facciamo un passo indietro, per impedire, come al solito, che sia consegnata alla memoria solo una parte della "storia", quella gradita a lor signori.

Rispetto alla questione acquacoltura, l'ultimo ricordo  consentito dall'agiografia ufficiale risale al 1997, e contempla Pino Stillo e Pino Commodari mentre strepitano contro l'acquacoltura, citando De Gregori, in piazza e dalle pagine del Foglio di Militanza Comunista (cfr. FMC 25.05.97 pagg. 4/5). 
Eppure, costoro non sono esattamente gli ultimi arrivati, il "rinnovamento che avanza": la loro carriera di amministratori, al lavoro per il nostro bene, inizia ventidue anni or sono, con la lista della "Tromba". Eletti con quella lista, nel maggio 1988 (sindaco Samà), saranno vicesindaco il primo (fino alla cacciata, per lotta intestina), e assessore alle finanze (cioè al dissesto) il secondo.
Ma cosa c'era scritto, nel programma della "Tromba", a pag. 5, nel 1988? Ecco il riquadro originale:


"Riteniamo di grande utilità l'attuazione dell'impianto di acquacoltura prevista nel PRG...risposta concreta ai problemi dell'occupazione...S.Andrea punto di riferimento..." ecc.
Bisognava dunque fare l'acquacoltura, non verso Alaca come poi è stata fatta, ma direttamente al Vallone di Bruno, e non per opera di una cooperativa.
Chi era, allora, il benefattore che aveva proposto al Comune, perché fosse incardinato nel P.R.G., un progetto così convincente da essere considerato "risposta concreta ai problemi dell'occupazione", e come tale recepito nel programma della Tromba per le nuove elezioni del 1988? Ecco l'organigramma, preso dalle carte mandate allora al Comune:


Ed ecco la promessa, il pronostico, la buona novella: 29 assunzioni a tempo indeterminato, e 23.000 giornate annue a tempo determinato:


Se molte suggestioni di questo disegno suonano familiari, e ricordano da vicino il protocollo d'intesa e il correlato progetto preventivo di oasi naturalistica siglato tra Amministrazione comunale e Legambiente nell' aprile 2007 ("...Oltre che dalla famiglia Montesi, proprietaria della superficie interessata dal progetto di istituzione di area naturalistica, l’idea è sostenuta dall’amministrazione comunale di S. Andrea Apostolo dello Jonio, Legambiente ed Aiab [...] le ricadute occupazionali potranno essere comunque significative, in particolare si prevede l’impiego di guide storico-naturalistiche...corsi di formazione professionale...possibile costituzione di una Cooperativa..." eccetera eccetera) è perchè i protagonisti sono sempre loro: certi "amministratori", ieri trombettisti oggi primaveristi, da una parte, e la famiglia Lucifero/Montesi dall'altra. In un intreccio ormai antico, che agli andreolesi è costato caro, come sa bene chi si ricorda del cavalcavia realizzato al Vallone di Bruno al posto del sottopasso Cupito (per il quale le Ferrovie chiesero i danni al Comune), del capannone della “Sentinella” dei Lucifero, e del disastro (accettato senza battere ciglio) del taglio di migliaia di ulivi secolari ad “Unusa” e a “Taverna”. Un intreccio infine, e questo è solo uno dei paradossi, fattosi assai stretto, come si vede dalle carte, proprio nel periodo in cui si stavano arbitrariamente occupando i famosi 113 mila mq di terreno, quando fare tempestivamente il proprio dovere di amministratori, invece di ammiccare a questi disegni, avrebbe forse reso inutile la farisaica chiamata a un sit-in di protesta in costume da bagno vent'anni dopo.

Noticina finale: come faccio io ad avere queste carte? Risposta: le ho perché me le diedero loro, chiedendomi di parlarne alla Festa dell'Unità, in Marina, il 13 agosto 1988. Moderava il dibattito Cesare Ranieri. C'erano seduti accanto a me Vittoria D'Alò, Sergio Genco, Mimmo Frustagli, il sindaco Samà.  Credevano che avrei esclamato, assieme a loro, "Viva Montesi"! Invece dissi che restava "aperta la questione del latifondo, legato alla nostra storia come un tacco di oppressione e sfruttamento sul collo della nostra gente", e che "non potevamo dimenticare".
Don Primo Mazzolari ha scritto che chi non è rivoluzionario a vent'anni è senza cuore, ma, dopo i trenta, si rischia di essere senza testa. Io nel 1988 avevo ventidue anni, e, forse, un grande cuore. Però non mi hanno abbindolato. Neanche allora.

martedì 23 marzo 2010

Bocciati!



Programma elettorale di "Primavera Andreolese" del 2000, pag. 4:
"[...] è necessario...il completamento della sistemazione di Via Cassiodoro...con realizzazione di un campo di bocce..."

Programma elettorale di "Primavera Andreolese" del 2005, pag. 7:
"[...] rione Cassiodoro con la realizzazione in corso di un campo di bocce..."

Programma elettorale di "Primavera Andreolese" del 2010, pag. 9:
"[...] rione Cassiodoro (Largo degli Argagnari) con la realizzazione in corso di un campo di bocce..."

la "realizzazione in corso":


martedì 16 marzo 2010

Chi specula sul bisogno di lavoro


Con un'interpellanza del febbraio 1997 (cioè sostanzialmente 14 mesi dopo l'insediamento dell'amministrazione Cosentino) l'allora movimento “Governo Comune” inaugurò una campagna secondo la quale i posti vacanti, nella pianta organica comunale erano addirittura 11, mentre l’amministrazione del tempo non voleva, chissà poi perché, procedere alle assunzioni.
Ad agosto del '98 il movimento diffuse anche un opuscolo dettagliato intitolato “Assunzioni: si continua a perdere tempo”. Proclamava Governo Comune: “gli undici posti di lavoro disponibili in Comune non hanno presentato, fino ad oggi, quel carattere di priorità che noi gli abbiamo riconosciuto e continuiamo a riconoscergli…”.

Chiuso il dissesto a fine 1999, e chiusa, ad aprile 2000, l'esperienza dell'amministrazione Cosentino, si inaugurò il decennio delle "priorità riconosciute": il programma di Primavera Andreolese del 2000, infatti, prendeva l'impegno, a pag. 5,


"per la copertura in tre anni di tutti i posti liberi e disponibili in pianta organica attraverso assunzioni a tempo indeterminato e comunque, per quelli a tempo determinato, mediante il ricorso all'ufficio di collocamento...".
Cinque anni dopo, queste parole avevano già rivelato la loro natura di demagogia al vento: senza problemi di dissesto, ed essendo intervenuti diversi pensionamenti, se la panzana dei posti vacanti in pianta organica fosse stata una cosa seria, il loro numero sarebbe addirittura aumentato. Viceversa, di "posti disponibili" nel programma di Primavera Andreolese del 2005 non c'è traccia. Appare invece, al capitolo "lavoro" (pag. 3) la fantastica "Mirabilandia", la città dei giochi da realizzare accanto al Villaggio Sant'Andrea.

Oggi, mentre rifanno lo stesso giro, basterebbe questa storia per dare un giudizio definitivo sul loro modo di intendere e fare la politica. Sulla loro arrogante strategia, spinta fino alla speculazione più triste, quella fatta su un diritto e un bisogno fondamentale come il lavoro. E basterebbe guardarli in faccia, dopo dieci anni, e ricordare. Rendersi conto di esser stati presi per i fondelli, e insultati. Una volta, due volte, più volte. Troppe volte.

domenica 28 febbraio 2010

Cartelli...


... musica e canto nella Calabria magnogreca e luoghi della memoria etnografica? Qualsiasi cosa sia .....

lunedì 25 gennaio 2010

PD: Partito Disastrato


"PD: Partito Disastrato". Così titolava, qualche giorno fa, il "Fatto Quotidiano", giornale di Padellaro, Travaglio, e compagnia. Una definizione che sarebbe azzeccatissima nel nostro ambito locale, se tutta la faccenda legata al PD nostrano non fosse di per sè così patetica da risultare insignificante ben al di là del suo essere questione di sperdutissima periferia.
Cerchiamo comunque di ripercorrere la breve (e triste) storia di una sigla che, presumibilmente, sarà quella utilizzata per infinocchiare ancora una volta gli andreolesi.
Gli auspici non erano dei migliori fin dai primissimi esordi. A dicembre 2004 la stampa locale dava notizia di un congresso DS a Sant'Andrea "controcorrente rispetto alle altre sezioni del comprensorio" con la vittoria della mozione Mussi (illustrata da Sergio Genco) su quella Fassino per 25 a 4. Tra gli amministratori, Maurizio lijoi e Pino Stillo venivano eletti, o riconfermati, per far parte, assieme allo stesso Genco, del direttivo ("Il Quotidiano", 24 dicembre 2004).
L'11 febbraio 2007, sul nuovo giornale "Antares", Giuseppe Ammendolia si poneva una serie di intelligenti domande, e manifestava una serie di dubbi, tra l'altro sul perché non si fosse "già incominciato a promuovere all'interno dei partiti il pieno coinvolgimento dei giovani e delle donne"...per concludere che "fin quando saranno solo i vertici dei partiti a concedere questo spazio difficilmente vedremo un cambiamento del modo di fare politica..."
Di passaggio, sempre su "Antares", il 4 aprile 2007, Alessandro Dominijanni titolava "Congresso DS: quale futuro?", e nel dare notizia dell'ultimo congresso DS andreolese (con la nuova vittoria "in controtendenza": Mussi-Fassino = 19-3) già intonava il de profundis al nascituro PD "che di sinistra e di socialista avrà poco o niente".
Il voto ripetuto in controtendenza, e tanti altri segnali di questo tipo, non erano certo dovuti a coincidenze o libere riflessioni. Tutto lascia pensare che i maggiorenti avessero già deciso le future strategie. Pino Commodari consegna al suo "Foglio di Militanza Comunista" del 23 aprile 2007 i suoi desiderata e il suo sollievo:



"Fortunatamente non ha goduto di grandi entusiasmi e adesioni...ciò lascia ben sperare per il futuro della stessa amministrazione comunale...scampato pericolo...ci stiamo attrezzando a mantenere, nel rinnovamento più radicale, l'attuale coalizione..."
A parte il lapsus del "rinnovamento più radicale", e quello che gli fa dire "coalizione" invece di "potere", il messaggio, e la strategia, sono chiari: chi venisse senza essere convinto del dogma dell'immacolata preziosità dell'amministrazione sarebbe un "destabilizzatore".
Assistiamo dunque, nei mesi seguenti, allo spostamento dei pezzi grossi dell'amministrazione in Sinistra Democratica. In questo periodo viene organizzato un incontro pubblico con Nuccio Iovene nella sala consiliare, ed è possibile vedere il sindaco di Sant'Andrea seduto in prima fila assieme al suo vice, in incontri che Sinistra Democratica tiene nel comprensorio e che vengono ripresi da TeleJonio.
Un quadro drammatico di questa situazione lo offre sempre Giuseppe Ammendolia, futuro segretario PD. Ancora su "Antares", il 24 giugno 2007, in un lungo articolo significativamente intitolato "in mezzo al guado" (nel riquadro) rendiconta che "la maggior parte degli iscritti ha aderito alla mozione Mussi e partecipato alla costituzione di...Sinistra Democratica. Il partito perde la parte più rappresentativa dei suoi componenti, cioè il segretario, molti dirigenti e tutti gli appartenenti all'amministrazione comunale.."

"Lo scenario - prosegue Ammendolia - poteva essere ancora più desolante  se alcuni esponenti del vecchio 'Correntone' non si fossero all'ultimo momento e inaspettatamente ricreduti..."
Cosa era successo? Semplicemente un "contrordine compagni". I grandi strateghi si accorgono che questo spostamento in massa verso un movimento all'inizio sopravvalutato, comporta una perdita di terreno, e rischia di lasciare troppo spazio a chi si ostina a ritenere che quella attuale sia una delle peggiori amministrazioni comunali della storia repubblicana. Inoltre, mentre il PD, fuori da Sant'Andrea ombelico del mondo, comincia a prendere forma per davvero, rischia di venir meno la sigla privilegiata per far finta di fare politica e buona politica. Così scatta, progressivo e disinvolto, l'ennesimo "contrordine compagni", simile a tanti già visti. Il sindaco, con la "scioltezza" che lo contraddistingue, tiene un comizio in piazza: si presenta come socio fondatore del PD della prima ora, e informa anzi che è lui che deciderà a chi sarà o non sarà consentito di entrare. I militonti che diffondono il verbo per strada vengono immediatamente indottrinati: di "equivoco", non di "contrordine", si tratta: Mussi non aveva spiegato che voleva fare una scissione! E che diamine, le scissioni non si fanno: extra ecclesiam nulla salus! La conclusione dell'articolo di Ammendolia, poi arruolato come segretario, ha il sapore di un triste presagio: "comunque vada sarà utile che il Partito democratico non venga considerato da qualcuno come terra di conquista...a scapito del nuovo corso...dovrà essere un partito plurale, con un nuovo modo di fare la politica caratterizzato da trasparenza e partecipazione dalla base, superando le ormai consolidate nomenclature di partito..."
Come finisce la storia? Basta leggere l'articolo apparso sulla "Gazzetta del Sud" il 23 gennaio scorso:


"senso di responsabilità", "gesto forte" per dare una "scossa", "condizioni per proseguire con 'maggiore serenità'", ecc. Insomma: peggio di Ciro Ferrara.
Per la "trasparenza", il "nuovo corso", il "nuovo modo di far politica", e il superamento delle "consolidate nomenclature", invece, aspettiamo la prossima volta!


lunedì 14 dicembre 2009

L'Offensore Civico. Ovvero: dell'indennità di 'finzione'


Il Difensore Civico svolge il ruolo di garante dell’imparzialità e del buon andamento dell’Amministrazione Comunale a tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini. Segnala, di propria iniziativa, o su istanza, abusi, carenze, ritardi e disfunzioni dell’Amministrazione. Può chiedere notizie, documenti e convocare i dipendenti, accede agli atti dell’Amministrazione senza che possa essergli opposto il segreto, può sollecitare il riesame di atti o provvedimenti dell’Amministrazione viziati o irregolari. Ha il potere di stimolo dell’azione disciplinare nei confronti del responsabile del servizio per omissione, rifiuto e ritardo. Il Difensore Civico deve inoltre vigilare affinché a tutti i cittadini siano riconosciuti i medesimi diritti. Deve garantire il proprio interessamento a vantaggio di chiunque si rivolga a lui, ed essere disponibile per il pubblico nel suo ufficio almeno un giorno alla settimana. Presta giuramento di adempiere al mandato ricevuto nell’interesse dei cittadini e nel rispetto della legge. Rimane in carica 5 anni ed è rieleggibile una volta. Ha sede e ufficio presso la casa Comunale e si avvale di personale e mezzi dell’Amministrazione. Al Difensore Civico è corrisposta un’indennità di funzione il cui importo è determinato annualmente dal Consiglio Comunale. Presenta ogni anno, entro il 31 gennaio, la relazione relativa all'attività svolta nell'anno precedente, illustrando i casi seguiti, le disfunzioni, i ritardi e le illegittimità riscontrate e formulando i suggerimenti che ritiene più opportuni allo scopo di eliminarli. La relazione deve essere affissa all'albo pretorio, trasmessa e discussa entro 30 giorni in Consiglio comunale...ecc. ecc.
Così recita il regolamento comunale, e le leggi da cui è stato scopiazzato. Più originali e andreolesi, invece, sono i dettagli reali di questa piccola storia:
Dal 1995 al 2000, mentre si cercava di ricostruire il ricostruibile, sul Foglio di Militanza Comunista si condusse, con la consueta strategia fatta di slogan e di populismo, puntualmente aliena da ogni seria analisi dei bisogni reali (in altri post se ne forniscono illuminanti esempi), un'assordante campagna per la nomina di un difensore civico.
Ad aprile del 2000, ridivenuti maggioranza proprio quei sostenitori di tale basilare obiettivo, il difensore civico cadde nel dimenticatoio. Ovviamente i nuovi vincitori, portatori del sol dell'avvenire, non avevano certo bisogno di qualcuno che ne controllasse "abusi, carenze, ritardi", ecc. Senonché, passati 4 anni, l'opposizione di allora, su "Parrasuni", prese a ironizzare. Così apparve il Difensore Civico, il 16 marzo del 2004, giusto in tempo, in teoria, per fare almeno una relazione prima delle nuove elezioni. Avevano già scelto il loro candidato e lo comunicarono alla minoranza un attimo prima del voto. Civitas fece gli auguri e si astenne. Fu nominata la dott.ssa Manuela Palamara, andreolese d'origine ma, sostanzialmente, sconosciuta (eccetto che per gli amministratori), in un paese per lei sconosciuto.
Una sera la invitarono a bere un caffé nel mio "Bagdad Café". Mi presentai, le mostrai delle carte e le chiesi se non ritenesse di dover approfondire. Mi rispose candida: "non sono molto informata sulle cose del paese, sono qui solo di passaggio". E difatti non viveva in paese. Avrei voluto dirle: "e allora come cazzo fai a fare il Difensore Civico"? Eppure quella volta, con quella ragazza, non volli infierire. Il suo ufficio è poi svanito nel nulla, così com'era arrivato, senza ragioni e senza spiegazioni.
Le domande che invece rimangono in piedi, mi sembrano, nell'ordine, le seguenti:
  1. Serve, è mai servito, il Difensore Civico, in un comune piccolo come il nostro, o basterebbero amministratori intellettualmente onesti, trasparenti, e di buon senso?
  2. Perchè, e come, fu scelta una ragazza che non viveva e non aveva (giustamente) intenzione di vivere in paese?
  3. A quanto ammonta l'onorario, l'indennità di funzione, complessivamente percepito dalla dott.ssa Palamara?
  4. La dott.ssa Palamara ha mai seguito un caso, e risolto o affrontato una sola questione?
  5. Esistono in archivio, sono state affisse e discusse le relazioni annuali che le norme prescrivono?
Questa piccola storia, come quella dei celeberrimi sportelli “famiglia” e “servizi sociali”, e altre ancora più gravi, si mostra chiaramente per quello che è: un giochino demagogico e clientelare, condotto, ovviamente, sulle spalle degli andreolesi. Che subiscono il danno (la mancata soluzione dei problemi veri) e devono anche pagarsi la beffa. Come ebbero a scrivere gli stessi rifondatori del comunismo andreolese: "un teatrino...con tanto di burattini, burattinai, e pubblico pagante...costretto a fingere di divertirsi davvero..." (FMC 28.06.98, p.5)

domenica 19 luglio 2009

documenti: L'immacolata narrazione


Leggo sul n. 24 di Elpis del 12 aprile scorso, alle pagg. 22-23, un articolo del mio amico e cugino Armando Vitale, intitolato “Addio Pignari”...“simbolo rappresentativo”, “oggetto di culto”, e ora di rimpianto.

Fin da subito si può osservare, volendo, uno dei sintomi meno equivocabili di una condizione “terminale”, in qualsiasi contesto socioculturale, che è proprio la proliferazione degli “oggetti di culto”. Ma, a parte questo, afferma l'articolo: “...bisognava pensarci prima...la loro sofferenza era evidente...Ma chi doveva pensarci?” E qui, Armando, scrivendo “le amministrazioni comunali che si sono avvicendate nell'ultimo trentennio”, scommette sul fatto che nessuno si accorgerà che sta truccando la risposta. Non solo perché sottrae se stesso a un vaglio cui vorrebbe sottoporre indistintamente tutti gli altri, ma soprattutto perché ricade di nuovo nella tentazione più tipica della sottocultura andreolese: il vezzo perseverante di pontificare, rigorosamente quando ormai è troppo tardi, seguendo uno schemino prestampato, che dovrebbe andar bene per tutti e, soprattutto, evitare di disturbare coloro che, notoriamente, non gradiscono di essere disturbati.

Purtroppo, però, la storia - sia quella grande, sia quella minuscola data a intendere per grande - non solo non offre “nascondigli”, ma neppure ha nulla a che fare con le “buone maniere”, con le cautele “diplomatiche”, le accortezze “strategiche”, e le precauzioni “ecumeniche”. Soprattutto se queste “virtù” sono esercitate con malizia politica, e se chi decide di parlare, scrivere o rendere una testimonianza, lo fa solo dopo aver attentamente valutato chi sono i suoi potenziali “bersagli”, e quanto deve essere stimata pericolosa, sulla base delle esperienze passate, una loro eventuale reazione.

“Chi doveva pensarci, e quando”? Forse intanto lui (giacché la sofferenza delle due piante “era evidente”) che non credo abbia avuto meno tempo degli altri, nell'ultimo trentennio, per cicalare su questioni politiche locali. E' molto facile, infatti, chiedere ad Armando perché non ha scritto un articolo sull’argomento un paio d’anni prima. Così come è facile rammentargli due o tre passaggi, sul tema specifico, di quella storia che egli continua a scambiare con filastrocche languide e ingenue, sulle quali la censura del regime non ha motivo di abbattersi.

Intanto i Pignari, “simbolo rappresentativo”, non erano nemmeno di proprietà del comune. Fu l'amministrazione Cosentino ad acquistarli, dalla famiglia Peltrone-Ricci, e poi a potarli, rivolgendosi (pagando) al più esperto che si potesse trovare in circolazione in quel momento. Furono poi eliminati gli eucalipti (che forse adesso stanno ricrescendo...anzi ricordo anche le lamentele di qualche “comunista da ombrellone” a proposito del taglio degli eucalipti...) e si decise di far finalmente eseguire il progetto esistente per quell'area, visto che i tecnici incaricati la parcella (altro tipico “oggetto di culto”, laico e religioso, locale) l'avevano già incassata.

Sarebbe necessario, a questo punto, aprire una parentesi – sempre con la dovuta precisione rispetto a nomi e cronologia – e tornare di nuovo al discorso sul dissesto, sulle sue premesse e sulla sua gestione. Su come, tanto per esaminare adesso solo questo aspetto, venissero assegnati incarichi di progettazione allegramente, a cazzo di cane, anche se non c'era ormai più una lira, anche se i lavori non si sarebbero poi fatti. E queste parcelle, a differenza di tanti altri debiti incredibili e gravosi, non sfuggirono all'inserimento nella massa passiva. In altre parole, quelle carte non furono soltanto - irresponsabilmente - dimenticate o trascurate. Furono guardate con i soliti occhi, e con la solita logica: le necessità e le urgenze delle tre caste! L'analisi di un pezzo di storia andreolese drammaticamente concreto e reale come il dissesto, nel suo essere stato il momento cruciale del passaggio da una comunità arretrata ma ancora fornita di discrete possibilità, a una comunità in progressivo e inarrestabile declino, e nel suo essere quindi una calamità per il popolo (che vota) e un colpo di fortuna per i furbetti del paesino (che si fanno votare), è potenzialmente ricchissima di informazioni utili per capire tante altre cose della nostra situazione attuale. Non deve essere perciò casuale la cecità selettiva dei liberi docenti di storia andreolese, e la loro insistenza su frivolezze ripetitive e vuote. Peraltro noi questo discorso lo abbiamo ripreso varie volte (l'ultima volta sul blog di Emanuele Codispoti) e, certamente, non mancheranno altre occasioni in futuro: è in queste cose infatti – non nelle filastrocche circolari dei riti e dei miti fondativi del niente – che la ripetizione giova.

Ma torniamo ai Pignari. Se quel lavoro fu eseguito bene o male, se permangono zone d'ombra o lati oscuri nella sua esecuzione, se fu completato o se dopo 9 anni non si è ancora riusciti ad eliminare nemmeno i pali doppi della luce, così come per sapere se è vera o no quella storia del diserbante, o per l'esibizione di qualsiasi documento che attesti che è stato richiesto un consulto a uno o più esperti, o esperito un qualsiasi estremo tentativo al capezzale del moribondo, non dovrebbe essere disagevole rivolgersi all'attuale sindaco, che governa da nove anni e che era uno dei tecnici incaricati per il lavoro ai “pignari”. Per il resto, idee, proposte, proteste, solleciti o denunce si fanno, con serietà, con sacrosanta ma non ecumenica indignazione, e senza false preoccupazioni o ambiguità.

Come si spiega allora questa svista di Armando? Si spiega, e si capisce, a mio avviso, solo se si è disposti a prendere atto di un fenomeno da tempo sotto gli occhi di tutti in questo paese. La pretesa di scriverne o di riscriverne la storia secondo linee precise, funzionali alle esigenze e ai desideri di determinate caste, gruppi e famiglie. Un gioco abbastanza deprimente e volgare, condotto sulla scacchiera di una memoria addomesticata, con caselle bianche di episodi edificanti da enfatizzare e caselle nere di episodi oscuri da insinuare, essendo rigorosamente, ed esclusivamente, a carico degli eroi nominati i primi, e dei reietti designati i secondi. Questo orientamento costante e strisciante, persino troppo sfacciato, sarebbe manifesto e palese per tutti (basta dare uno sguardo alla toponomastica, o alle targhe, alle beatificazioni civili e religiose, agli autoproclamati sommi sacerdoti che le organizzano e le attestano con il proprio imprimatur quali fatti fondanti, ai luoghi comuni che si impongono come feticci), se gli andreolesi avessero ancora un briciolo di capacità di vedere. Viceversa alla generale miopia, e a tanto ottenebramento, assieme alla religione del servilismo, dell'opportunismo, e della paura, Elpis contribuisce largamente, fosse pure in ottima fede, con il suo essere divulgazione che non solo non disturba i maggiorenti del paese, ma, al contrario, li aiuta a divertire, commuovere e distrarre il popolo, condizione resa sempre più evidente dalla sua stessa esistenza non ostacolata in un paese altrimenti “blindato” (taci! Il nemico ti ascolta). Va da sé che scrivere la “storia” in questo modo, in linea con gli interessi-desideri di una casta, non solo produce una storia falsa, ma soprattutto favorisce, come effetto collaterale, una sorta di rapimento mistico per un passato fine a se stesso, da non convertire mai in conoscenza, da contemplare liberi dal peso di doverlo interrogare per eliminare oscurità, fantasmi, e servitù che ancora abbiamo sulle spalle. In altre parole: un passato che non serve a nessuno, se non a coloro che non avendo mai avuto il problema di sentir suonare mezzogiorno, possono dedicarsi alla propria apoteosi e ai propri giochi di ruolo e di potere, gratificanti e vantaggiosi. Con il preciso interesse che tutto si conservi così come sembra essere sempre stato. Fino alla fine, ormai vicina.
Così si spiega anche l'insistenza e l'enfasi sul dialetto, “lingua chiusa, povera e insicura” - come spiegano da sempre fior di studiosi e di recente quelli dell'Università di Milano cui appartiene questo corsivo - “che si vieta di oltrepassare i confini del luogo comune perché nella ricchezza e nella complessità del mondo teme di snaturarsi e morire...adatta all'iterazione di ogni filastrocca che voglia essere rumorosa quanto le è necessario per nascondere la propria insignificanza, la propria acquietante e servile semplificazione del mondo...”

Usando le stesse tracce logiche non è difficile comprendere perché un'argomentazione del tenore di questa mia viene immediatamente considerata “politica”, mentre non si vuole capire che accarezzare la nostra triste realtà solo nel senso del pelo, e dire solo ciò che può essere tollerato e non ciò che deve essere detto, è politica tout court, anche se politica deteriore e rovesciata, rovesciata come tutte le istanze dello spirito in questo paese.

Ma torniamo a noi, e all'articolo in questione: scrivere “gli amministratori”, fissare la cronologia con un generico “nell’ultimo trentennio”, significa non volersi assumere la responsabilità di dire un bel niente. Rispetto alla politica, il volgo ha certo bisogno di credere che “tutti sono uguali” per poter rimanere tranquillo nella sua colpevole inerzia, per poter continuare a credere che sia inevitabile che le solite eminenze grigie confezionino a tavolino il (loro) futuro. Ma gli amministratori hanno un volto, per ogni periodo, un nome e un cognome, un bilancio personale da presentare. Ogni attività umana, e ogni umana relazione, persino a Sant’Andrea, si basa sulla responsabilità, che è individuale come un carico penale. Ognuno si assume le proprie, quando parla, quando scrive, quando agisce, come persona, come singolo, come amministratore, come cittadino, come coniuge, come lavoratore, come genitore, ecc. Ogni deresponsabilizzazione è una truffa, verso se stessi e verso gli altri. Non è il destino, non è Dio, non sono le consuetudini e le abitudini che scrivono la storia, piccola e grande. Le generalizzazioni, accompagnate dalle filastrocche, servono alle sottoculture assolutorie. Quando non si può individuare il comodo capro espiatorio, allora bisogna pareggiare la partita: tutti diventano responsabili, perché nessuno sia responsabile.

Ma c'è di più: l'infelice espressione “in tutt'altre faccende affaccendate”, con leggerezza riferita alle amministrazioni dell'ultimo trentennio, è semplicemente ingiuriosa nei confronti di tutti quelli che hanno impegnato gratuitamente parte della propria vita, tra mille ostacoli, per cercare di dare un'occasione a questo paese, che si ritrovano allegramente accomunati e associati a chi, ormai da più generazioni, si tramanda posizioni di privilegio e di tornaconto. Possiamo fare una banca dati - se Armando ha voglia di fare un po' di storia locale seria - senza trucchi, con i nomi e i cognomi dell'ultimo trentennio e oltre, e verificare, nome per nome, in quale “faccenda” ciascuno è stato affaccendato: chi ha provocato i disastri finanziari e chi li ha ricuciti; chi ha fronteggiato ogni difficoltà e chi è scappato un attimo prima del diluvio; chi ha fatto politica dopo il lavoro e chi di politica ha sempre vissuto; chi si è battuto per ciò che era giusto, contro ogni convenienza e interesse forte, e chi si è riempito la bocca (e il proprio conto in banca) con i frasari della politica politicante; chi ha speso la propria esistenza per gli altri e chi ha edificato il proprio mausoleo; chi ha cercato di lavorare per la gente e chi alla gente lo ha sempre messo in quel posto, indipendentemente da quanto la gente può aver compreso di tutto questo. Magari cominciando col pubblicare su Elpis, in luogo dei resoconti del rimpianto tardivo e della memoria struggente, quelle lettere e quei documenti che raccontano, su alcune faccende particolari, l'altra parte della storia, quella da occultare. Documenti che Armando possiede da tempo, ma che tiene ben nascosti, senza scrupolo che non ”resti memoria negli annali della storia di Sant'Andrea” come viceversa scrive (ultimo capoverso) quando sta facendo storia per finta, e senza aver mai spiegato chi gli ha concesso il privilegio di stabilire quello che la gente normale deve o non deve sapere.

Mentre, avvicinando lo sguardo, potrei suggerire ad Armando (oltre a un prossimo articolo che potrebbe riguardare, invece di un solo pino, le migliaia di ulivi secolari di Taverna e Unusa, sempre perché ”resti memoria” ecc. ecc...) anche un argomento su cui insistere in chiave di prevenzione, per evitargli l'imbarazzo di dover pontificare qualora fosse troppo tardi: l'allora minoranza di Civitas, dopo il crollo di una scuola elementare e la morte di 21 bambini in Molise, aveva invitato il sindaco a dare incarico per il monitoraggio delle scuole. Centinaia di comuni si erano attivati in tempo utile per ottenere a riguardo i contributi disponibili ai sensi della Legge 289/02. La richiesta di Civitas fatta a voce in un Consiglio comunale, per iscritto nel 2002, e ribadita con un ulteriore interrogazione dopo due anni, ottenne dal sindaco le sue solite quattro risate, e nessuna risposta sui contributi, che, evidentemente, non si è ricordato di chiedere. Questa storia è raccontata nel dettaglio in Parrasuni del 30 ottobre 2004, p. 7. Ebbene, dopo altri cinque anni, dopo il terremoto dell'Abruzzo, a Sant’Andrea si scopre che è pericolante il tetto della ex scuola materna (oggi scuola media) che fino a pochi giorni fa era regolarmente frequentata, anche se risultano spesi da poco, proprio su quel tetto, almeno quei duecento milioni (perso il resto) ereditati dall'amministrazione precedente. Ma c'è di più: nella vecchia scuola media, ormai ridotta ad ammasso di lamiere arrugginite e vetri rotti, abbandonata come scuola perché inagibile, i ragazzi hanno accesso e giocano tutti i giorni; i fondi dell'alluvione sono stati in gran parte utilizzati per collocare arredo urbano (scale, rivestimenti, stradelle, recinzioni, aiuole, piazzette, pavimentazioni, lampioni) secondo un criterio di cui avrà beneficiato qualche privato, ma non la messa in sicurezza dell'intero paese; non esiste una vera, qualificata struttura, nè un Piano comunale (credo obbligatorio) di protezione civile, a dispetto di ogni parata e inaugurazione di sede. E se qualcuno, nel nostro territorio ad altissimo rischio – il vostro Dio non voglia - si facesse male per una di queste cose? Diremmo tutti che lo sapevamo, che “era evidente”? La responsabilità sarebbe degli amministratori “dell'ultimo trentennio”?

La verità è che dopo il nulla urlante, arrogante, spartitorio, e ricattatorio, dei primi cinque anni di Primavera Andreolese, le occasioni perse, il tessuto sociale mortificato, le scuole che chiudono, nel silenzio, una dopo l'altra (dalla materna al professionale), venne diffusa ad arte, tra il volgo osservante e obbediente, la favoletta della “ripresa”, del “ritorno” a uno slancio che non c'era mai stato. E scadranno, il prossimo anno, altri cinque anni di nulla urlante, arrogante, spartitorio, e ricattatorio. Con l'aggravante, rispetto al primo quinquennio, che non c'è nessuna opposizione disposta almeno ad aprire gli occhi, a raccontare. Tra i disastri di questi cinque anni c'è la morte del pino. Per overdose di diserbante, per negligenza e dappocaggine amministrativa, oppure per semplice non aver voluto tentare quello che si tenta con ogni malato: la consultazione di un esperto, che sarebbe costato la metà di una delle tante feste della Congrega del Rosario. Qualcuno qua e là lo ha segnalato. Per ristabilire l'ordine dell'informazione di regime ci voleva Elpis, ed Armando, uomo di centro, ex di Civitas, a distribuire le colpe un po' a tutti e quindi a nessuno. E invece la morte del pino rimane una delle tante (e nemmeno la più grave) responsabilità esclusiva di Primavera Andreolese, e dei suoi impuniti colonnelli. La storia, con Elpis o senza, è questa.

Sant'Andrea non è allo sbando perché è crollato, questa volta, un albero. Sant'Andrea è morto - è diventato un formicaio indiscutibilmente comune e concorde, sovraffollato di storie assurde che basta ripetere sempre uguali e abbastanza a lungo perché tutti si convincano che sono vere e giuste - perché è morta da tempo la capacità di vedere le cose e giudicarle secondo la logica evangelica del sì quando è sì, e del no quando è no. Nessun pifferaio magico, nessun falso profeta, nessuna festa e nessuna ciaramella, nessuna rievocazione consolatoria, nessuna miseria narrativa odorosa di potere, può salvarlo, tra un funerale e l'altro. Tutte queste cose, al contrario, certificano e aggravano la fase terminale di una malattia senza rimedio. I più nemmeno si rendono conto della situazione, o la vivono come normale. Alcuni vengono solo per una decina di giorni, a fare un bagno, se trovano ancora un pezzo di spiaggia libera e se il depuratore lo permette, e quindi non possono capire. Altri, stanziali, si preoccupano dei favori clientelari che possono ricevere. I rimanenti se ne vanno, pur di allontanarsi da un ambiente in cui non sono possibili che atti di fedeltà credula e servile.

Sartre denunciava, più di mezzo secolo fa, le culture irrigidite e pietrificate, nelle quali emerge la pretesa di adeguare a priori la realtà a uno schema dottrinale, la violenza sulla verità e sull'esperienza concreta, il servilismo che trascura i particolari imbarazzanti e semplifica grossolanamente i dati. Chiamava tutto questo “stalinismo” e “catechismo”. A Sant'Andrea siamo fermi lì, agli anni 50, allo stalinismo e al catechismo, meglio ancora se alleati. Certo, nella loro versione caricaturale, di paese. Ma ha comunque un sapore sottilmente beffardo, amarognolo, considerare che “Elpis” (meglio: Elpìs) in greco significa “speranza”. Chi vive sperando – afferma il protagonista di “Mediterraneo”, capolavoro premio Oscar di Salvatores – muore cacando.




mercoledì 31 dicembre 2008

Cessate d'uccidere i morti...


"Cessate d'uccidere i morti..."
Se volessimo contestualizzare, cercare di capire cosa può significare, ormai, a Sant'Andrea, questo sconfinato verso di Ungaretti, avremmo bisogno di moltissimo tempo, e forza, e poi centinaia di pagine, e coraggio della verità. Ma sono ricerche (e crucci) che qualcuno, prima o poi, inseguirà dentro di sé. 

Così scriveva invece, ad agosto 2001, nella prefazione a "Faballino" di Varano e Vitale, il vicesindaco Stillo:

"[...] L'Amministrazione comunale ha deciso di farsi carico di tale problema [...] con la speranza di potere reperire, in un prossimo futuro, adeguate risorse finanziarie per recuperare i resti dei nostri antenati e dare loro una giusta sepoltura..."

Sono seguiti diversi solleciti, a quella promessa del 2001. Se li ricorderà chi li ha inoltrati. Già un anno dopo, su internet ("...la sostanziale condivisione dimostrata dall'amministrazione comunale... non può essere disgiunta da una coerente e concreta azione […] gradiremmo conoscere l'orientamento... tenendo presente che l'operazione riveste una particolare urgenza…), e poi nel 2008, sette anni dopo, per esempio sul blog Spiaggiadisantandrea.

Oggi, nove anni dopo, suggerirei, con inevitabile (e consapevole) ghigno triste, una possibilità che richiede un quarto d'ora, assolutamente a costo zero (ma con possibilità di speculazione, cioè di guadagno "politico", altrettanto prossima allo zero): dare giusta sistemazione ai resti sotto fotografati, che così "riposano" nella Chiesa di Campo:


Questi, del resto, chissà da dove cazzo venivano...non hanno nemmeno cognome e soprannome. Probabilmente non sono andreolesi doc.

Ma da Ungaretti eravamo partiti, e con Ungaretti concludiamo: l'erba è lieta, sicuramente, dove non passano certi uomini...

martedì 1 aprile 2008

Barzellette...interpoderali



Programma Opere Pubbliche 2002-2004:




Programma Opere Pubbliche 2007-2009:
  


"Pastiticò", "Maddalena-Campo", "Malarra-Tralò"...questa non è semplice dappocaggine e inattività amministrativa. Questa è incapacità assoluta di qualsiasi programmazione, è mancanza persino della voglia di inventarsi almeno qualcosa di nuovo da scrivere ogni tanto sulle carte. Siamo ben oltre la strafottenza e il malgoverno: siamo alla barzelletta, la stessa barzelletta raccontata per dieci anni.
Solo che non ride più nessuno.

martedì 15 gennaio 2008

Se danno i numeri...


Quanti sono i turisti che in questi anni, attirati sempre più dal rinascimento primaverista andreolese, hanno calcato i nostri lidi? I dati sembrano essere contrastanti. Vediamo perché:

"Sant'Andrea Jonio è un comune ad elevata vocazione turistica...che porta la popolazione da 2.500 abitanti a 15.000 presenze nel mese di Agosto..." (Maurizio Lijoi, "Il Quotidiano", 4 maggio 2004);

"A Sant'Andrea...ad agosto la popolazione passa da 2.000 a 20.000 persone..." (Pino Commodari, "Il Domani", 13 febbraio 2007);

"Il depuratore è sottodimensionato con la potenzialità massima di 20 mila abitanti mentre d'estate qui si arriva a 30.000 (nei tre comuni serviti dal depuratore N.d.A.)..." (Maurizio Lijoi, "Il Domani", 12 gennaio 2008);

"Vorrei proprio capire perché a Sant'Andrea che ha poco più di 2000 residenti l'ATO affibbia 9.000 presenze fluttuanti in 60 giorni..." (Maurizio Lijoi, "Il Domani", 12 gennaio 2008);

"La presenza turistica, superiore alle 200.000 unità, di cittadini che hanno scelto S.Andrea come luogo di vacanza...per l'alto gradimento..." (Volantino a firma: Sinistra Democratica-Rifondazione Comunista-DS, 4 settembre 2007).


"I calcoli devono essere fatti su dati reali, non fittizi" - ha infine pontificato il sindaco nell'articolo citato su "Il Domani" - "Mi piacerebbe proprio che la procura avviasse un'indagine..."

Forse, in questo caso, la procura non serve...la struttura a cui rivolgersi, pubblica o convenzionata, purché di qualità, probabilmente è un'altra...

mercoledì 31 gennaio 2007

Alla luce del sole


Ecco un documento coperto da segreto, nel paese dei paladini della trasparenza:



Il documento, recuperato fortunosamente, è estremamente interessante, non tanto per i deliri che contiene (chiama "straordinaria vittoria elettorale" una partita giocata a porta vuota, fantastica su "radicamenti di forze" ed "elementi che contraddistinguono", blatera su presunti "tentativi destabilizzanti"... insomma tutto l'armamentario retorico classico dello stalinista di paese), quanto perché per la prima volta si parla, con linguaggio sorvegliato e prudente, di "insoddisfazione", "rallentamento", "programmazione da riconquistare", "necessità di maggiore impegno" ecc.

Ovviamente, trattandosi di tabù che contraddicono la propaganda ufficiale, su questa lettera è stato mantenuto un rigoroso segreto. Il Foglio di Militanza Comunista, uscito esattamente 6 giorni dopo, non ne fa alcun cenno, anche se l'analista attento può scorgere segnali di insofferenza, affidati a penne di "nuova generazione". Nella bacheca di Rifondazione, a cura dei soliti solerti esecutori, ne è stata pubblicata una versione addolcita e corretta.

Dell'incontro tra delegazioni e sindaco di cui si parla, mai fu dato sapere. Come abbiamo poi perso quei famosi "treni" (e tanti altri ancora), ciascuno lo può verificare da solo, su di sé. Una cosa è certa: la partecipazione, la democrazia, l'onestà intellettuale, la serietà della politica, sono un'altra cosa.  

venerdì 31 dicembre 2004

martedì 26 ottobre 2004

Un pozzo profondo, ma pieno di fandonie


Quella del “pozzo” in Marina è stata la più penosa delle tante speculazioni di Primavera Andreolese. Penosa perché portata avanti per tutto il decennio, cambiando ripetutamente le carte in tavola, e perché, come vedremo, pur contraddetti dalle evidenze, hanno sempre continuato a mentire, ben sapendo di mentire.

L’amministrazione Cosentino, com’è noto, aveva lasciato in eredità un’opera (pozzo e condotta di avvicinamento, impresa Spinzo) costata 150 milioni di fondi di bilancio. Non fu trovata la quantità d’acqua sperata. Il sindaco dell’epoca fu accusato di aver fatto scavare in un punto diverso da quello indicato dal geologo. “E così – dichiarò il vicesindaco Stillo al “Quotidiano” del 29 agosto 2000 (dichiarazione che si accompagnava all'abituale autoincensamento per il presunto "ricco programma di manifestazioni estive che ha registrato il pienone") – l’amministrazione si vedrà costretta ad usare i 600 milioni d’avanzo nel conto consuntivo 1999, per realizzare il pozzo nel sito iniziale”.

Pochi mesi dopo (Consiglio comunale del 28 dicembre 2000, e pubblica assemblea del 31 gennaio 2001) il sindaco in persona raddoppiava: i nuovi pozzi promessi diventavano addirittura due. Veniva conferito incarico all’ing. Nino Stefanucci, a marzo 2001.

Intanto l’amministrazione decideva l’allaccio (dopo una prima analisi dell’acqua, per loro stessa ammissione, “sommaria”) al pozzo agricolo di un privato, in località Crapezzone. ”Esisteva già - affermerà il sindaco — non l’abbiamo inventato noi. Però noi abbiamo deciso di sfruttarlo”. Naturalmente nemmeno la condotta idrica, e la rete elettrica utilizzate, avevano inventato loro. Anche quelle esistevano già, e facevano parte, assieme ai soldi rimasti e utilizzati per allungare l’allaccio fino a Crapezzone, del famoso lavoro di 150 milioni dell’amministrazione precedente, che si rivelava quindi, a ben guardare, indispensabile, nella sua parte più importante. Non a caso, il 24 febbraio del 2002, oggetto delle lagnanze del sindaco, in assemblea pubblica, non era più il luogo scelto per scavare il vecchio pozzo, ma le dimensioni della condotta realizzata dal suo predecessore, capace di portare “solo” 12 litri al secondo. “Presto avremo un pozzo – annunciava con solennità – capace di fornire 30 litri al secondo d’acqua potabile, che ci permetterà di affrancarci dalla fornitura della Regione”.

Con la certezza di tale affrancazione, tutti si rilassano per circa due anni e mezzo, eccezion fatta per i guerriglieri di Civitas che continuano a “turbare l’ordine pubblico” pronunciandosi su queste (e su tante altre) promesse da marinaio.

Il 27 settembre 2004, tre anni e mezzo dopo l’assegnazione, viene revocato all’ing. Stefanucci l’incarico per la realizzazione dei 2 pozzi. Motivazione: “non ha ottemperato agli adempimenti affidatigli”, e, nel frattempo, l’amministrazione si è allacciata a Crapezzone, “i cui lavori – ammette finalmente questa delibera - necessari a tale utilizzazione sono stati eseguiti e spesati...” dalla precedente amministrazione! Vediamo tutto il documento:


Fine della storia? Non proprio. Come abbiamo visto sopra, dopo la revoca, con i soldi risparmiati, l’amministrazione si decide per una nuova opera, “idrica e fognaria”. Chi sarà, dopo un mese, il professionista incaricato per un nuovo progetto da realizzare per via della mancata “ottemperanza agli adempimenti” di un altro? Delibera 93 del 26/10/2004: il professionista è sempre lui, l’ing. Stefanucci Nino, “tecnico di fiducia di quest’amministrazione”. Un “tecnico di fiducia” non si butta via solo perché, per una volta, non ha ottemperato alle ottemperanze! Leggere (o stampare) per credere:


Questa la cronologia, e le carte. A ciascuno il suo (libero) giudizio. Ai posteri la (non ardua) sentenza!


mercoledì 19 maggio 2004

Partecipazione? Due esempi...


1° esempio 
Con enfasi littoria, il sindaco, e il capogruppo Commodari, annunciano che il bilancio preventivo 2002, "per garantire la partecipazione", sarebbe stato redatto "in piazza", "con la gente". La parola d'ordine è una, e una sola: partecipare!
A tale scopo viene indetta un'assemblea popolare, nella Delegazione in Marina, il 24 febbraio 2002. Peccato però che il bilancio in questione fosse stato approvato dalla Giunta già il 20 di febbraio, con delibera n. 23. Cioè le scelte si fecero tenendo conto delle "proposte avanzate"...quattro giorni più tardi!
Per evitare questi disguidi, e non dover più ricorrere alla divinazione (considerata anche la monotonia ripetitrice dei "bilanci" che verranno), tale esperimento non sarà ripetuto. Il sindaco tenterà solo di smerciare, ancora una volta, una modalità un pò più comoda per tutti: "Manderò a casa di ogni cittadino copia del bilancio di previsione approvato questa sera" (Consiglio comunale del 19 maggio 2004). Naturalmente poi non arrivò alcunché, a casa di nessuno. Ma si trattò di risparmiare carta: nessuno aveva più voglia di...previsioni! 

2° esempio
Lunedì 8 luglio 2002 si tiene, all’insaputa di tutti, un Consiglio comunale importante. L’amministrazione non ha convocato i cittadini, e non ha affisso manifesti di avviso. Motivo? Quella volta non volevano essere ascoltati! Bisognava fare in modo che il minor numero di persone possibile assistesse ad una figuraccia: quella che toccava fare ad un’amministrazione pronta a modificare, in seduta ben chiusa,  una delibera approvata solo una settimana prima, il 30 giugno, in seduta strombazzata e aperta al pubblico.
Viene in mente un celebre passo della malinconica lettera di Francesco Mirarchi, costretto a cedere il passo al settimo dei non eletti (vedi post con data 28.06.98): "...dissero che dell'opinione pubblica se ne infischiavano, per non usare altro termine..."
Il 30 giugno si era discusso, erano stati accolti due interventi dal pubblico, e si era deliberato. Subito dopo la maggioranza, che aveva votato compatta, si era precipitata a cambiare il deliberato stesso fuori dall’aula del consiglio.
I più informati dicono che il leader maximo Commodari impose, per l'ennesima volta, il proprio diktat. Di sicuro ci furono, fuori dal municipio, lunghe e rabbiose dispute notturne, e, a "botteghe oscure", lunghe e rabbiose riunioni diurne.
"Ci abbiamo riflettuto meglio", scrissero nella bozza di delibera per la settimana dopo. E la maggior riflessione, si sa, è la chiave per arrivare alla sapienza.

Di sicuro, al di là del riso amaro, e di qualsiasi esempio, rimane il fatto che Primavera Andreolese, fin dagli esordi, ha sempre messo a punto le sue strategie (parlare di "decisioni", cioè di un'attività comunque rivolta agli interessi pubblici, sembra, dopo questi dieci anni, davvero troppo) bene al chiuso, lontano da ogni consiglio, e da ogni assemblea. Con buona pace di tutta la retorica profusa, e della ben nota, nauseante, propaganda.
Sic transit gloria consiliarum comunalarum apertarum!
  

martedì 9 marzo 2004

domenica 30 settembre 2001

mercoledì 4 luglio 2001