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martedì 16 marzo 2010

Chi specula sul bisogno di lavoro


Con un'interpellanza del febbraio 1997 (cioè sostanzialmente 14 mesi dopo l'insediamento dell'amministrazione Cosentino) l'allora movimento “Governo Comune” inaugurò una campagna secondo la quale i posti vacanti, nella pianta organica comunale erano addirittura 11, mentre l’amministrazione del tempo non voleva, chissà poi perché, procedere alle assunzioni.
Ad agosto del '98 il movimento diffuse anche un opuscolo dettagliato intitolato “Assunzioni: si continua a perdere tempo”. Proclamava Governo Comune: “gli undici posti di lavoro disponibili in Comune non hanno presentato, fino ad oggi, quel carattere di priorità che noi gli abbiamo riconosciuto e continuiamo a riconoscergli…”.

Chiuso il dissesto a fine 1999, e chiusa, ad aprile 2000, l'esperienza dell'amministrazione Cosentino, si inaugurò il decennio delle "priorità riconosciute": il programma di Primavera Andreolese del 2000, infatti, prendeva l'impegno, a pag. 5,


"per la copertura in tre anni di tutti i posti liberi e disponibili in pianta organica attraverso assunzioni a tempo indeterminato e comunque, per quelli a tempo determinato, mediante il ricorso all'ufficio di collocamento...".
Cinque anni dopo, queste parole avevano già rivelato la loro natura di demagogia al vento: senza problemi di dissesto, ed essendo intervenuti diversi pensionamenti, se la panzana dei posti vacanti in pianta organica fosse stata una cosa seria, il loro numero sarebbe addirittura aumentato. Viceversa, di "posti disponibili" nel programma di Primavera Andreolese del 2005 non c'è traccia. Appare invece, al capitolo "lavoro" (pag. 3) la fantastica "Mirabilandia", la città dei giochi da realizzare accanto al Villaggio Sant'Andrea.

Oggi, mentre rifanno lo stesso giro, basterebbe questa storia per dare un giudizio definitivo sul loro modo di intendere e fare la politica. Sulla loro arrogante strategia, spinta fino alla speculazione più triste, quella fatta su un diritto e un bisogno fondamentale come il lavoro. E basterebbe guardarli in faccia, dopo dieci anni, e ricordare. Rendersi conto di esser stati presi per i fondelli, e insultati. Una volta, due volte, più volte. Troppe volte.

giovedì 16 ottobre 2008

Un utile..."ripasso"


Tra i 63 commenti a un articolo pubblicato il 6 ottobre 2008 sul celebre blog di Emanuele Codispoti (uno dei pochi strumenti di libera informazione, in questi anni di nicodemismo volgare) spiccava quello di Mario Monteverdi, di questo tenore:

[…] vorrei tornare su quanto scrive l'amico Luca, che, va detto per i lettori meno attenti, è presidente di Civitas mentre io sono iscritto a Rifondazione...
Io in parte ammiro e in parte diffido della capacità di Luca di avere certezze sul periodo che va dal commissariamento (1992) all'insediamento della giunta di Ciccio Cosentino (1995), passando per la breve giunta Stefanucci. Periodo in cui io ero poco interessato alla politica locale e cosi come credo anche Luca che nel 1992 se non erro aveva 14 anni di età e ovviamente 17 nel 1995. Evidentemente le sue convinzioni nascono da un attenta rilettura delle carte avvenuta, credo vada detto, nell'ambito di una sola parte politica.
Io, invece, che ho avuto la (s)fortuna di sentire sia la campana di sinistra, sia quella dell'amico Pasquale Cosentino (ex presidente di Civitas), di certezze sulla politica locale degli anni 90 non ne ho e infatti mi riferisco a quel periodo usando termini quali "mi pare che" o similari. Niente "verità storiche" per quanto mi riguarda e rileggendo quanto scrive Luca resto coi miei dubbi e mi (vi) pongo alcune domande:
Luca scrive: "un momento di estrema difficoltà economica dovuta all' incapacità amministrativa certificata dal commissariamento di coloro che in precedenza erano stati al governo... del comune"
Ebbene, il commissariamento del comune nel 92 non è avvenuto per incapacità degli amministratori ma per infiltrazioni mafiose che poi si rivelarono una bufala e tutti furono prosciolti.
Non mi pare che i comuni possano essere commissariati se c'è una incapacità amministrativa, semmai, ove fosse, tocca ai cittadini giudicare gli amministratori e la loro parte politica non rieleggendoli, o sbaglio?
Ma dando per buona l'idea di Luca che gli amministratori e la loro parte politica (DS o all'epoca PDS ex PCI) fossero incapaci e portarono il paese alle difficoltà dell'epoca (disastro direbbe Luca), mentre invece l'amministrazione di Ciccio Cosentino l'avrebbe risanato, allora mi (vi) pongo altre domande:
Quando si insediò la giunta Cosentino (giugno 1995) quanti soldi c'erano nelle casse comunali? a sentire i fan di quella giunta non c'era un soldo anzi eravamo sotto, invece secondo altri i soldi c'erano e bisognava programmare come spenderli. Qualcuno, carta alla mano, mi sa dire come si chiuse il consuntivo 1995?
E poi, aldilà della domanda tecnica precedente ne pongo altre più politiche:
La candidatura di Ciccio Cosentino non nacque dall'accordo degli ex Dc proprio con quei DS che avevano (secondo Luca) portato il paese al disastro?
Il principale partito che sosteneva la giunta di Ciccio Cosentino non erano proprio quei DS?
Come mai il sindaco (Ds) che fu commissariato nel 92 entrò nella lista di Ciccio Cosentino nel 95 e ricoprì il ruolo di Vice Sindaco fino al 2000? Non era uno dei responsabili del disastro secondo Luca?
Un assessore dei più importanti (al bilancio mi pare) della giunta di Ciccio Cosentino, all'epoca non era esponente di spicco proprio di quei DS responsabile del disastro sempre secondo Luca?
Come mai, secondo voi, i DS prima del 95 erano mangiatori di bambini, mentre quando sostenevano Ciccio Cosentino ci si andava a mangiare insieme in "caseddhe" e "catoi", e poi quando hanno rotto con Ciccio Cosentino sono tornati ad essere mangiatori di bambini?
Sinceramente le risposte non le so e credo sfuggano anche a Luca come a chiunque quelle cose non le abbia vissute di persona, posso supporre che alla sfera politica si sia sovrapposta quella personale dei rancori in entrambe le parti, e quando entra in ballo la questione personale si perde del tutto l'obiettività già scarsa tra chi fa politica.
In ogni caso le domande di cui sopra me (ve) le pongo comunque e per tornare a Luca che indica la luna e io vedo solo il dito, rispondo che quando un tale, fosse anche un amico come Luca oppure un compagno di partito, mi indica la luna in questioni di politica (o anche di soldi:)), io non guardo ne la luna ne il dito e addirittura neanche il tale il cui dito indica (o dice di indicare) la luna, bensì mi chiedo per quale scopo e che interessi abbia quel tale che mi sta indicando la luna...
(Mario Monteverdi, 15 Ottobre 2008)
Questa che segue è la mia lunga risposta, pubblicata il giorno seguente:


Carissimo Mario,

rieccoci qui a perdere tempo per ripetere cose che tu – te lo dico, come sai, senza nessuna acredine – farai finta, come sempre, di non sentire e di non capire, per ritornare da domani a ripetere una filastrocca che è sempre quella “ufficiale”, quella “vincente”, quella che furia di essere ripetuta, e ad ogni buon conto, stalinianamente finirà anche per essere creduta. Quella che anche a te, che giustamente ti presenti come uomo del dubbio ma trasudi convincimenti mai documentati, hanno consegnato. Negli anni 90 sei stato fuori e non ti sei interessato, ma, oggi, se anche ti mostrassimo tutti i documenti del mondo, più evidenti ed eloquenti di qualsiasi velleità di interpretazione, torneresti sempre, come si dice da queste parti, “a coppe”. E’ una necessità, non tua, ma del sistema. “O’ sistema”, direbbe Saviano, che nel 1992 se non erro aveva 13 anni di età eppure si concede il lusso di una libera (e liberante) analisi di certi meccanismi.

Lo dico per esperienza di tante conversazioni passate, ma lo deduco anche da come parli della “verità storica” e delle “carte”, le quali, a mio avviso, non possono aumentare o diminuire il loro coefficiente probatorio a seconda di dove sono lette. O sono apocrife, o hanno natura di prova documentale. Poi ognuno si documenta, se lo ritiene importante, o se fiuta il pericolo della disinformazione, dove, quando e come meglio crede, ma è perfettamente inutile che, se una carta “canta”, il villan dorma, o faccia finta di dormire, o si impermalisca per la canzone.

Il fatto che poi tu definisca “di sinistra” la “campana” alternativa a quella di Civitas è già indizio di un approccio dogmatico e ostinato, perché sai benissimo che Civitas ha raccolto al suo interno (e ci sarà un perché politico) persone di diversissimo orientamento, mentre i valori della sinistra (il disinteresse? La giustizia? Il coraggio della verità?) sono tutti da dimostrare se riferiti a tanti pretoriani dell’attuale maggioranza. Anzi, credo, se non ti dispiace, che il problema sia esattamente questo: il non voler accettare, da parte di persone come te, il fatto che essere di sinistra non può significare, solo perché si risiede a sant’Andrea, dover necessariamente prendere per buone le continue prese per il culo che questa caricatura di dirigenza sinistroide paesana di volta in volta impone o propone, in nome di un’etichetta “post-it”. E io, che non accetto di dover ricevere la patente di sinistra da gente che può guadagnare con poltrone politiche, istituzionali o di partito, 10/15 mila euro al mese, ci metto venti secondi a farti un elenco di “compagni” ex fascisti, ex postfascisti, ex berlusconiani ed ex predicatori anticomunisti. E te lo faccio, naturalmente, con nomi, cognomi, e riferimenti precisi, perché si tratta di cambiamenti persino leciti, ma di interesse collettivo, e la questione non è personale ma pubblica, almeno nella misura in cui si tratta di decidere quanto e cosa il volgo e i militanti devono scambiare per oro colato.

A ciò si collega il discorso su Frustagli e su Pietro Aloisio, ripetuto ancora, come una litania, quando mille volte abbiamo dimostrato che è argomentazione di nessun valore, non fosse altro perché è facilmente ribaltabile: da un altro punto di vista sono entrambi valorosi compagni “doc”, se e fin quando rispondono “signorsì”. Analogamente, e per la stessa logica, per un giudizio sul PCI-PDS-DS (sul nome futuro aspettiamo…chiarimenti), e su come questo giudizio è cambiato e “cangiante”, tu, “iscritto a Rifondazione” non hai che da rileggerti le vecchie annate del “Foglio di militanza comunista”. Io stesso posso inoltre, se vuoi, accompagnarti da diversi notabili di oggi e di ieri, per vedere se ritrattano le irripetibili sentenze dell’altroieri. Estremamente interessante potrebbe essere, poi, un’analisi più approfondita di quella che tu definisci “la rottura” con Ciccio Cosentino, per verificare quanto essa abbia a che fare con la riduzione, in quegli anni, delle “prerogative” di quelle che secondo me sono le tre “caste” (preti, politicanti e ingegneri) che hanno le mani su questo paese. Partendo magari dalla constatazione che, nell’ultimo quarto di secolo, tutti i sindaci DS (dico così per brevità), o sostenuti dai DS, o diventati velocemente DS, sono, ad eccezione proprio della breve parentesi Frustagli e Cosentino, tutti ingegneri civili.

Ma torniamo al punto. “Il commissariamento del comune nel 92 – tu scrivi – non è avvenuto per incapacità degli amministratori ma per infiltrazioni mafiose che poi si rivelarono una bufala e tutti furono prosciolti…” (e risarciti, aggiungo io). Senz’altro. Di fatto seguì però un dissesto finanziario (che significa “disastro” e non “difficoltà”), e che è la massima espressione del fallimento di un’amministrazione, dichiarato con Delibera di C.C. n. 42 del luglio 1991. Ancora altre motivazioni (tutte interessanti da indagare) avevano comunque avuto la caduta del Consiglio quando Samà passò la mano a Frustagli, e poi l’altro commissariamento seguito alla fuga della giunta Stefanucci, la cui compagine tenne per 18 mesi il paese in una situazione di inerzia e di stallo molto simile a quella attuale (la differenza è che il tuo partito allora prese alcune posizioni pubblicamente, mentre oggi le vere lettere di sfiducia vengono democraticamente inviate per posta più che riservata, affinché il volgo profano non abbia a sconfortarsi). La giunta Cosentino si insediò a dicembre, e non a “giugno” del 1995, e se soldi c’erano in cassa (in attesa che dalle tue parti si faccia chiarezza su come si deve giudicare un avanzo di amministrazione), questi emersero semmai dopo un anno, dal consuntivo del 96. Quanti fossero questi soldi abbandonati all’attivo, esaminati in doppia colonna per esempio con annate intere di acqua da pagare alla Regione, con i contributi non versati a quel personale oggi così ossequioso, con le mille spese legali da sostenere, e con una miriade di altri debiti piccoli e grandi semplicemente fino ad allora ignorati, è cosa che non dovrebbe essere difficile determinare con esattezza. Ma su questo torneremo. Voglio darti altri dati sul dissesto: debito complessivo £ 2.504.000.000; mutuo per il comune: £ 2.885.248.614; quota di bilancio ceduta: £ 454.450.220; ulteriori spese legali £ 100.000.000 (tra cui quelle per il rimborso delle spese sostenute dai consiglieri dello scioglimento per la loro difesa in giudizio); chiusura del dissesto: novembre 1999.


Ma c’è anche altro da considerare, come l’incredibile e colpevole non inserimento di tutta una serie di debiti precedenti nella delibera 42/91, e soprattutto le allucinanti storie dell’area Jannoni e dell’area 167, che ebbero per protagonista principale – assieme al Sindaco Samà – l’allora ministro delle finanze paesane Pino Commodari (che non ha mai avuto problemi di esser giudicato – come dici tu – dagli elettori, perché se non lo eleggono ha dimostrato di sapersi eleggere da solo), responsabile di aver lasciato dormire le carte nei suoi cassetti tutto il tempo necessario a far scadere i termini e perdere l’occasione di chiudere la pendenza a totale carico dello stato. Un danno da poco, a occhio e croce di un miliardo e 300 milioni delle vecchie lire. Che furono pagate, assieme a tante altre, da chi secondo noi non “avrebbe”, ma “ha” risanato questo paese. Questa storia (da noi di Civitas già illustrata con riproduzione dei documenti originali in Parrasuni 24.01.03 pagg.6 e seguenti) io te la ripeto sempre volentieri, e facendo, come al solito, nomi e cognomi, trattandosi di questioni di pubblico interesse, delle nostre tasche, del nostro futuro, e della nostra intelligenza. La storiella dei “rancori”, delle “questioni personali”, delle “strumentalizzazioni”, tirata pateticamente in ballo ogniqualvolta si rompe il silenzio d’ordinanza, non attacca. Perché, come ti ho spiegato mille volte, un conto è non colpire la sfera privata di nessuno, un altro conto è accettare che quattro feudatari con accozzaglia di seguaci obbedienti e organizzati (quasi mai in buona fede) pretendano di dettare e di scrivere – come stanno da sempre tentando di fare – la storia di questo paese. Fortuna che dalle nostre parti la mafia (non la mafiosità, non la mentalità mafiosa) sia una “bufala”. Diversamente, se volessimo contrastarla, ci accuserebbero di avere una questione personale con i boss.

A tutto questo il gruppo di Civitas continuerà a dire di no. E lo faremo, come tutti sanno, con i nostri tempi e i nostri modi. Altri “scopi” o “interessi” ci sembrano difficili da individuare anche perché non stiamo ricoprendo (cosa che ci avete anche rinfacciato) cariche pubbliche. Se avessimo buoni scopi, del resto, sarebbe inutile e sciocco ostinarsi a rimanere in partibus infidelium. Sugli scopi e sugli interessi di tanti altri, invece, credo che tu abbia ancora parecchie coraggiose domande da farti.

Ma voglio lasciarti con una proposta. Andiamo io e te al Comune e chiediamo le due delibere e ogni altra carta che riguarda il dissesto, le copie di tutti i bilanci, le determine di spesa, le delibere e ogni altro documento utile di questi anni. Chiudiamoci in una stanza e studiamo il chi, il quando, il come, il perché, del dissesto. Chiediamo la consulenza di un esperto. Poi rendiamo pubbliche le conclusioni. E se qualcosa rimane ancora oscuro, se resiste qualche rata incomprensibile, per esempio, o qualche determina strana, se rimane il dubbio di qualche responsabilità individuale non sufficientemente accertata, magari per un eccesso, come direbbe Totò, di “democrazia cristiana”, andiamo insieme alla magistratura contabile e a quella ordinaria, a chiedere di fare luce. Io non ho paura di quelle stanze, ho già tre procedimenti penali in corso, e, per il momento, me li pago da solo.

Al di fuori di questa possibilità, Mario, restano le chiacchiere. Inutili, nella migliore delle ipotesi.

Per tutto il resto, io, in un paese con concreti e reali problemi di lavoro e di futuro, non credo nel volontariato. Non credo nelle onlus, non credo nelle pro loco, non credo nelle associazioni, con o senza tuta, non credo nei cori, non credo nei circoli, non credo nelle parrocchie, nei concerti, nei buoni sentimenti, nelle feste, e nelle tradizioni. Non credo, in generale, nelle manifestazioni e nelle parate. Non ci credevo nel 1999, quando per ordini superiori nessuno era disposto a far niente, meno che mai ci credo adesso. Più in generale, al di là della vostra giornata ecologica, non credo che l’elemento volontaristico abbia a che fare con la solidarietà. Non credo in tutte quelle iniziative che restituiscono un tornaconto psicologico, e qualche volta anche monetario. Non credo che distribuendo risorse e contributi un’amministrazione debba rifarsi il trucco ed acquistare clientes. Pretendo di essere amministrato in una cornice di diritto, con efficienza, equità e giustizia. Non mi piace quando si viene arruolati per fare la supplenza a istituzioni locali che boccheggiano, sorde, cieche e inefficienti, e non mi piace il bigottismo con cui si rampogna chi non vuole arruolarsi. Sono capace di accorgermi che questo viene fatto soprattutto in determinati momenti, e secondo modalità non condivise. Convintissimo di questa scelta non faccio calcoli, e non mi piace nominare il nome di Dio, e quello della cultura, invano.

Ma il tema principale era l’ecologia. E il boccone più indigesto del mio precedente intervento era l’uliveto, le migliaia di ulivi secolari distrutti, a Taverna e Unusa. Con prossima lottizzazione in arrivo. Però su questo tutti hanno glissato. Secondo una consegna, di tombale silenzio, che è la stessa per cui uno dei Pignari, temendo di essere “strumentalizzato”, ha deciso di suicidarsi.
Cordialmente,
Pasquale Cosentino

sabato 7 aprile 2001

documenti: Gli stregoni professionisti


GLI STREGONI PROFESSIONISTI
(da un volantino di Civitas per Sant'Andrea del 7 aprile 2001)

[...] L’associazione “Civitas per Sant’Andrea” è nata [...] per andare esattamente nella direzione opposta. Nessun rifiuto dei partiti politici e del loro ruolo ma solo dei pregiudizi e delle barriere di tipo ideologico. E’ nata per favorire il dialogo e il confronto di idee tra persone provenienti da diverse esperienze politiche, culturali e umane. Per affermare, a livello locale, la laicità della politica. Non è la prima e non sarà neanche l’ultima esperienza di questo tipo. La sua durata dipenderà dalla capacità di individuare i problemi della nostra comunità, di indicare soluzioni adeguate, e non certo dall’indice di gradimento degli “stregoni professionisti” che, dopo un primo tentativo di ignorarla, di fronte alle nostre cattive note di informazione si sono innervositi a tal punto da rivolgerle velenose parole di benvenuto: “Circolo delle parole perse”, “Associazione del nulla” e via di questo passo. Certo, l’Associazione Civitas per Sant’Andrea non rientra tra le tante che riescono a controllare o a piegare al loro progetto di comunità egemonizzata dai “padroni del vapore”. Ma ciò non basta per giustificare la virulenza dell’ennesimo attacco, offensivo delle persone, nei confronti dell’opposizione e dei suoi rappresentanti. Questi atteggiamenti, tipici delle persone che amano le polemiche quando sono all’opposizione e il silenzio quando sono al governo, che mal sopportano le obiezioni degli altri per cui si sentono autorizzati ad insultarli, li segnaliamo a quanti, in buona fede, invocano pacatezza dando credito alle loro dicerie: “l’opposizione è troppo dura e non ci lascia governare”. Tutti vedono nei Consigli comunali chi è pacato e chi è virulento; chi rispetta le regole del gioco e chi le calpesta. Non serve millantare, bastano i fatti.

Ma procediamo con ordine.

Nell’estate del 1996 apparve su “Quaderni Andreolesi”, che si pubblicava a cura della locale sezione del P.D.S., un articolo firmato con lo pseudonimo “Belfagor” dal titolo: “Gli Apprendisti Stregoni”. Mai titolo fu così azzeccato! Per tutti non fu difficile individuare i destinatari dell’ironico scritto, gli stessi, tra l’altro, cui era indirizzato un altro articolo, “La Talpa e i Buchi”, a firma di Domenico Frustagli, nello stesso numero di quel giornale.

Dopo qualche anno il machiavellico “Belfagor” è tornato, non sopportando più di rimanere nel chiuso. Impone la sua forza e sovverte tutti gli equilibri raggiunti con tanta fatica. Decide i nuovi assetti istituzionali locali e stabilisce, pure, che i nemici di ieri (gli apprendisti stregoni del 1996) sono gli amici di oggi, e viceversa. Il 18 marzo di quest’anno sottoscrive, con la sigla D.S., unitamente ai nemici del 1996, contro i nemici di oggi ed amici nel 1996, un velenoso volantino. Però non si accorge che il titolo è lo stesso: “Gli Apprendisti Stregoni”!

Gli apprendisti stregoni
E’ quindi un titolo ed un giudizio ricorrente, buono per tutte le stagioni, soprattutto per chi confida nella scarsa memoria dei cittadini. Gli amici di oggi sono stati protagonisti di una lotta fratricida senza quartiere, che hanno dimenticato in fretta, accomunati non da un unico nemico, come si vorrebbe far credere, ma da un comune obiettivo. Riconsegnare l’Amministrazione comunale ai rispettivi partiti per spendere altrove il risultato. E in questo, “gli stregoni professionisti”, hanno dimostrato di conoscere bene il loro mestiere. Solo a titolo di esempio, ricordiamo un illuminante articolo, sullo stesso fascicolo, a firma di Pino Piroso, contenente accuse di pesanti responsabilità (politiche s’intende) sulla vicenda della “clamorosa bocciatura”, da parte di una Giunta regionale di sinistra, del PRG proposto dalla sua Amministrazione. Accuse mai smentite o efficacemente rintuzzate “che fanno diventare tutto più chiaro”, anche per lui, “che non ci voleva credere e che iscrive di fatto a pieno titolo, certi personaggi, al partito di quelli che il piano regolatore non lo vogliono”! Ogni altro commento è superfluo.

Fallimenti
Al comune di S. Andrea c’è stato, ad oggi, un solo fallimento, avvenuto nel 1991: “il DISSESTO FINANZIARIO”, chiuso nel 1999 da chi allora amministrava, anche attraverso il conferimento al Commissario liquidatore della somma di £. 500 milioni, circa, per saldare i debiti pregressi.

Chi amministrava nel 1991, invece, non ha saputo evitare lo scioglimento del Consiglio comunale (rivelatosi alla fine, comunque, un grossolano errore) che tuttavia ha comportato la venuta a Sant'Andrea di ben tre “Commissari Straordinari” che vi sono rimasti per quasi due anni e mezzo con costi rilevantissimi per il Comune. Ma non è tutto. Essi non hanno saputo utilizzare alcune leggi dello stato (1988) per pagare, senza una lira a carico del bilancio comunale, le aree espropriate della “167”; l’area Jannoni (mq 5.000); i debiti con l’impresa Dominijanni (residui di ben 5 lavori); la fornitura d’acqua alla Regione per gli anni 1990 – 1995 (£. 300 milioni); gli impressionanti importi per spese legali; le competenze tecniche spettanti a vari progettisti per incarichi dati senza il finanziamento delle opere; gli indennizzi per danni da incendio il località Briga alla famiglia Frustagli; gli interessi pagati al Tesoriere comunale Bruno Valenti per anticipazioni di cassa o quelli pagati alla Cassa Depositi e Prestiti per ritardato pagamento di alcune rate di ammortamento dei mutui (vedi palestra). OLTRE A MILLE ALTRI PIU’ MODESTI DEBITI che è difficile enumerare, come i cinque anni di abbonamento arretrato ad una rivista della Maggioli. A sommare tutti questi debiti si arriva a MILIARDI, ed a pagarli è stata la precedente Amministrazione presieduta da Ciccio Cosentino.

Agli ”stregoni professionisti” si deve ancora un’Amministrazione democratica di ultra sinistra (nov. 93 - mar. 95) che, a seguito della nomina del Commissario ad acta per il PRG, si è frettolosamente data alla fuga causando la venuta a S. Andrea di altri due Commissari (mar. 95 – nov. 95). Viene da chiedersi: perché si sono scandalizzati solo per il Commissario del PRG ed hanno taciuto per la Commissione straordinaria, per i commissari prefettizi Spadaccini e Rotella, per il Commissario che ha dovuto approvare un loro conto consuntivo, per quello che ha dovuto assegnare i lotti del Piano di Zona della “167” dopo una loro frettolosa quanto improvvida “preassegnazione”?

Questi sono fatti inconfutabili sui quali possiamo aspettarci solo AMENITA’ da chi è abituato a dirle.

Ex Sindaco
Se quest’ultimo era così nefasto non si capisce perché i Ds lo hanno proposto, appoggiato e sostenuto per circa 4 anni o perché non lo hanno ufficialmente sfiduciato.

Intanto, se egli non avesse risanato le finanze del Comune non sarebbe stato possibile concedersi, ad agosto del 2000, il lusso di spendere circa 40 milioni per una festa di piazza di una sola serata. La necessità di dare un aiuto esterno all’Ufficio tecnico per “l’eccessivo carico di lavoro dovuto all’avvio delle procedure tese alla realizzazione di un cospicuo numero di opere pubbliche” (come recita la delibera d’incarico n. 77 del 27.04.2000) è l’implicita ammissione dei risultati concreti raggiunti dalla passata Amministrazione.

Di lui scrivono, inoltre, che “i fallimenti sul piano delle scelte urbanistiche sono entrati nella storia di S.Andrea” con ciò dimostrando di essere incauti. Giova, appunto, ricordare che a lui sono legate le seguenti realizzazioni in materia: a) Programma di fabbricazione e Regolamento edilizio ancora vigenti; b) il Piano di Zona per l’edilizia economica e popolare; c) il Piano di Recupero per il centro storico; d) due tentativi di Piano per gli insediamenti produttivi (Piano PIP); e) una Variante generale al Programma di Fabbricazione da nessuno contestata sul piano dei contenuti; g) una Variante generale al Piano di Zona; h) Un Piano per l’utilizzazione dell’arenile; i) l’incarico per la redazione del Programma pluriennale di attuazione (ex art. 13 legge Bucalossi); l) una appassionata battaglia per la lottizzazione CO.ME.TA. contro i tentativi di alterarne i parametri tecnici ed urbanistici; m) diverse lottizzazioni e convenzioni in anni in cui pochi Comuni riuscivano ad attuarle; n) gli insediamenti Fego, Silipà, Mirarchi e Viale A. Moro; o) l’aver presieduto, per 15 anni, la Commissione Edilizia con grande senso di responsabilità ed equità anche se, appena eletto Sindaco, si tentò di metterlo in difficoltà con le dimissioni – in fotocopia – dei componenti; p) una variante alla lottizzazione “Euroluci” (Fego) e la conseguente opportunità di concordare una nuova convenzione per poter servire di rete fognante il primo insediamento abitativo di quella località.

Non male per un “apprendista stregone”!

Gli “stregoni professionisti”, invece, dovrebbero spiegare ai Cittadini alcune cose: a) cosa prevedeva il Piano predisposto dall’Amministrazione Bruno Genco? Per colpa di chi è stato bocciato (dopo 8 anni da una Giunta regionale di sinistra) il P.R.G. predisposto dall’Amministrazione Piroso? Chi ha voluto il cavalcavia al torrente Bruno e nulla ha fatto per il sottopasso al Cupito, tanto che le FF.SS. hanno chiamato ai danni il Comune? Chi ha condotto battaglie per l’acqua cultura ed il capannone della “Sentinella” dei Lucifero? Chi è responsabile (per averlo accettato senza battere ciglio) del disastro ambientale causato dal taglio di migliaia di piante di ulivo secolari ad “Unusa” e a “Taverna”? Che cosa è stato fatto in un anno, per la Pineta, dopo il taglio delle piante bruciate voluto e progettato dalla passata Amministrazione, attraverso l’utilizzazione del finanziamento regionale che prevedeva, tra l’altro, una parziale ricostruzione? Che fine hanno fatto i progetti: Lungomare 1° lotto; Completamento Palestra; Sistemazione verde pubblico in Marina; i lavori del Palazzo Calabretta; ecc.?

E potremmo continuare e chiedere conto di altre pratiche avviate dalla passata Amministrazione come: la Captazione sorgente Giudeo; la Metanizzazione in Marina; l’Acquisto dello Scuolabus; i contributi del Giubileo; la Strada della Montagna, la strada Carenci-Malarra; i Collegamenti al Depuratore; la Sistemazione esterna della Scuola Materna in Marina; il taglio di un lotto boschivo in montagna; il potenziamento della rete idrica in paese e in marina; la strada Lenze-Ciosani; il recupero di casa D’Amica; il progetto di messa a norma degli impianti elettrici alle Scuole, in Municipio, in Caserma, ecc. ecc. ecc.

Questi fatti costituiscono una buona eredità per l’attuale Amministrazione e non possono essere disconosciuti solo con le parole! Ci vogliono altri fatti. Li aspettiamo.

Presidente
Ma l’ex Sindaco non è stato il solo bersaglio degli strali velenosi degli “stregoni professionisti”. Stessa sorte è toccata a Gerardo Frustaci, tirato in ballo e insultato, assieme a tutta l’Associazione di cui è presidente, col pretesto di un articolo scritto da Bruno Valenti, come capogruppo di Governo Comune, si dice “circa due anni fa” . Peccato però che due anni fa Bruno Valenti non fosse più da tempo il capogruppo di Governo Comune, surrogato in questo ruolo dall’attuale Segretario del Prc Feder. di CZ (settimo dei non eletti nella sua lista), e che il cosiddetto Foglio di militanza comunista avesse già chiuso i suoi faziosi battenti, giusto in tempo per evitare di pubblicare le pesanti accuse contenute nella lettera di dimissioni di un componente del direttivo di quel partito! In realtà, l’articolo in questione è datato 14 luglio 1996 e non ha per bersaglio l’allora capogruppo di maggioranza bensì il Pds e il Ppi! Una svista di non poco conto che la dice lunga sulla buona fede di certi soggetti politici. Ma a queste censure, e a questi abbagli strumentali, siamo abituati.

Rimane il fatto che pretendono di indagare anche sotto il vestito…del Presidente dell’Associazione Civitas per Sant’Andrea alla ricerca del “niente”. Infatti, niente ha da nascondere o da far dimenticare. Niente da contrabbandare o millantare. Si è dedicato e si dedica con entusiasmo alla politica locale senza alcun interesse personale. Ha contribuito, nell’Amministrazione precedente, alle realizzazioni di cui sopra. Fa parte del Consiglio Direttivo della Pro-Loco (che lor signori considerano buona o cattiva a seconda dei momenti) e di molte altre associazioni senza fini di lucro e senza obiettivi di carriera. E’ semplicemente un indipendente di sinistra e non ha mai cambiato bottega, casacca o colore. Non ha mai assunto cariche per aver surrogato gli aventi titolo e diritto; non persegue scalate a posizioni di partito impiegando la politica al servizio di se stesso; non ha determinato disastri amministrativi e finanziari nel nostro Comune. Scusate se è poco!

Il Piano Regolatore Generale
Sul P.R.G. la maggioranza continua a vendere fumo. Non si capisce infatti cosa abbia fatto finora, in proposito, se non una pelosa delibera di C.C. che chiedeva la revoca del Commissario ad acta, dopo 9 mesi dall’insediamento, solo per soddisfare la coerenza del Prc che ne ha fatto, per sei anni consecutivi, un cavallo di battaglia della sua azione politica, tanto da pretenderne l’inserimento nel programma elettorale.

Ma il PRG, che da un mese è stato consegnato al “Comune” e rimane a tutt’oggi in visione di pochi eletti e di nessun elettore, quale Piano è? Non è quello fortemente voluto dalla passata Amministrazione e per il quale ha lavorato una Commissione di cui facevano parte autorevolissimi esponenti dell’attuale maggioranza, uno dei quali è stato, addirittura, relatore ufficiale in C.C.? E’ vero, o non è vero, che lo stesso si è trovato nella necessità di difendere le scelte unanimi della Commissione dagli attacchi polemici e strumentali del rappresentante di Governo Comune attuale Capogruppo di maggioranza?

L’Amministrazione comunale, in coerenza con quanto sempre preteso dal Prc ha sempre affermato, fino al 31 gennaio u.s. nella Delegazione comunale, che “il PRG deve tornare alla esclusiva competenza del Consiglio comunale che è l’unico legittimato ad adottarlo”.

Se il Commissario non è stato rimosso non è merito o colpa di nessuno. Resta il fatto che la notizia diffusa dalla maggioranza, con enfasi e soddisfazione, era e resta una “grande BUFALA”.

La vera bufala! Chi rappresenta chi
Specifichiamo che a S. Andrea la Minoranza, il suo Capogruppo e i suoi Consiglieri comunali, assieme all’Associazione, hanno rappresentato e rappresentano circa 700 elettori che hanno votato alzando la testa e gli occhi, da uomini liberi. Che gli stregoni professionisti non riescano a capirlo, non ci stupisce più di tanto.

Conclusione
Il regista americano Oliver Stone intervistato dal TG1 per il suo film sul Vietnam “Platoon”, dichiarò testualmente: “esistono uomini che non riconoscerebbero la verità nemmeno se questa gli mordesse il… sedere”. Peccato che non sia amico personale di nessuno di noi. Lo avremmo invitato a S. Andrea per una tavola rotonda sull’argomento.
Il “buon appetito” si riferiva al “pane per i vostri denti”, cioè alla polemica. Questa volta vi facciamo gli auguri di buona digestione e, per non essere equivocati, precisiamo che sono riferiti alla nostra presenza, alla quale, purtroppo, dovete rassegnarvi.

S. Andrea Jonio, 07 aprile 2001
Associazione Civitas per Sant’Andrea

domenica 30 aprile 2000

Le elezioni del 2000


Con le elezioni del 16 aprile 2000, gli stregoni professionisti della politica locale ripresero le posizioni che per qualche tempo avevano ceduto ai dilettanti e agli apprendisti. Nel 1995 alcuni di loro, travolti dalla grande crisi nella quale avevano gettato il Comune e i loro stessi partiti, chiesero soccorso ad alcune persone di buona volontà, nell’attesa di risalire la china. Altri si mossero verso un lungo cammino di opposizione preconcetta contro i primi, che ebbe molta risonanza nei “Fogli di Militanza Comunista” e nei “Quaderni Andreolesi” dell’epoca.
Nel 2000, comunque, i danni al Comune erano ormai riparati. La “casa comune” era ormai ristrutturata. Poteva, quindi, tornare ai veri padroni, che l’avevano data in gestione provvisoria giusto il tempo per riparare i disastri procurati e consentirne la ristrutturazione. Il vecchio sindaco Cosentino, del resto, si ostinava a considerare la legge sull’elezione diretta come qualcosa di serio, si rifiutava di passare dalle varie “botteghe oscure” per recepire “suggerimenti”, non riteneva che gli incarichi si danno o non si danno per "motivi politici", e non aveva rinunciato ad alcune sue vecchie fissazioni e metodi per i quali tanti notabili della grande politica andreolese e tanti ex depositari di privilegio, già in passato, si erano sentiti minacciati e fuori gioco. Era perciò diventato come quel famoso spettro di cui racconta un antico filosofo barbuto. E come nel racconto in questione, tutte le potenze del vecchio Sant’Andrea, neri per caso e neri da sempre, rossi per caso e rossi a convenienza, si allearono in una santa caccia spietata contro quello spettro.
La santa alleanza fece il miracolo: riunì, dopo anni di insulti irripetibili, i puri di Rifondazione e gli impuri DS, riconvertì Pino Stillo (velocissimamente ridiventato compagno), serrò le fila delle tre caste (preti, politicanti e ingegneri), sancì il comparaggio tra Sergio Genco e Maurizio Lijoi, che della lista di Ciccio Cosentino erano stati addirittura i presentatori ufficiali. Parigi val bene una messa! I veri padroni erano tornati. Sullo sfondo una massa desolatamente passiva e obbediente, incapace di aprire gli occhi e ancor più incapace di parlare e di agire.
Due documenti, prodotti alla fine di quella campagna elettorale da chi cercò di resistere, danno conto, meglio di ogni altra sintesi, del clima e della vera posta in gioco di quei giorni:


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ALZATE LA TESTA, UOMINI LIBERI!
Appello agli elettori di sinistra

Noi che siamo sempre stati di sinistra, che ci sentiamo delle persone e non dei numeri, che sappiamo sentirci rappresentati da un partito senza per questo smettere di ragionare con la nostra testa, noi, a vario titolo, difendiamo l’esperienza fatta con l’attuale amministrazione:

NON ACCETTIAMO

1) che due o tre persone continuino a considerarsi i padroni della sinistra andreolese;
2) che al chiuso, in privato, e tra pochi, siano decise le strategie che, a cose fatte, si chiede alla base di sostenere;
3) che si continui a considerare gli iscritti e i simpatizzanti della sinistra a Sant’Andrea come un gregge senza pensiero che deve essere guidato e che obbedirà sempre e comunque;
4) che si racconti oggi, come se niente fosse, tutto il contrario di ciò che si è raccontato ieri;
5) di essere manovrati da chi, perseguendo i propri disegni politici a livello locale, provinciale o regionale, non si fa scrupolo nello stravolgere la realtà;
6) che basti una tessera dell’ultimo momento per essere di sinistra.


DENUNCIAMO

1) l’insulto alla dignità del popolo della sinistra andreolese, ignaro di tutte le macchinazioni che hanno portato al voltafaccia senza spiegazioni nei confronti di una buona amministrazione e di una alleanza ricca di futuro;
2) che la gran parte dei militanti DS sono ancora oggi all’oscuro dei contenuti precisi della lettera con cui il PPI ha chiesto, senza ottenere, un incontro chiarificatore alla presenza dell’Amministrazione comunale in carica;
3) che si sono accettate supinamente le condizioni poste da chi, fino all’altro ieri, ci aveva soltanto insultato;
4) che le stesse persone che si sono arrogate il diritto di decidere per tutti, oggi bussano alle case per pretendere obbedienza.


INVITIAMO


tutti i compagni e tutti coloro che in qualche modo si sentono di appartenere alla sinistra andreolese ad assumere una ferma posizione in difesa della propria libera identità, per dimostrare che non è consentito a nessuno di fare della sinistra il proprio giardino di caccia, e a chiunque di issare la bandiera di sinistra per le sue personali battaglie.


Invitiamo ad alzare la testa e a votare da uomini liberi, confermando la fiducia a Ciccio Cosentino e alla compagine che lo sostiene.



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ANCORA UOMINI LIBERI

Perché non votiamo Iovene e Soriero

Alla Federazione di Catanzaro, l’Unione Regionale,
e la Direzione Nazionale dei Democratici di Sinistra

 Alla Federazione e al Coordinamento Regionale Calabria
dei Verdi

Alla Segreteria Provinciale, Regionale e Nazionale
Del Partito Popolare Italiano

Agli Onorevoli Nuccio Iovene e Pino Soriero
Ai Segretari DS e PPI
Di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio CZ

Dopo varie stagioni dominate da eventi poco edificanti (dissesto finanziario, scioglimento di un Consiglio Comunale, un’Amministrazione dimissionaria, 7 Commissari prefettizi, 3 Commissari ad acta, ecc.), il nostro Comune, Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, ha avuto, dal dicembre del 1995 all’aprile 2000, un’Amministrazione vera, seria e responsabile; un piccolo “ulivo locale”, formato dal PDS/DS, dal PPI e da Indipendenti, capace di far tornare normale un paese che non era più tale, e di guadagnarsi il rispetto di tante persone provenienti da altre esperienze culturali e politiche, mentre Rifondazione Comunista, all’interno del Consiglio Comunale, era impegnata allo spasimo, assieme alla Destra, in un’opposizione preconcetta e virulenta. Ma, a poco più di un anno dalle nuove elezioni comunali, lo scenario muta completamente. Da destra e da sinistra accorrono e si ritrovano tutti coloro che hanno interesse a sbarazzarsi del piccolo ulivo andreolese. Alle elezioni provinciali del 1999 si organizza il boicottaggio, e la conseguente liquidazione politica, del candidato DS, Segretario della locale sezione del partito, mentre il rappresentante dei Verdi, il cui gruppo consiliare era nato, nel corso del mandato, dalla stessa lista civica di Destra che aveva fatto nascere Forza Italia, raccoglieva oltre 500 voti su circa 1600 elettori. I manovratori diessini comprendono che è necessario un voltafaccia, e che è conveniente accettare le condizioni dettate da coloro che fino a quel momento li avevano soltanto insultati, mentre il PPI si lascia emarginare dimostrandosi incapace di qualunque reazione. I registi di questa operazione sono ben sicuri che la base non chiederà spiegazioni. Alla maggior parte degli iscritti e dei simpatizzanti si può chiedere oggi, in tutta tranquillità, l’esatto contrario di ciò che si è domandato ieri, senza fornire spiegazioni concrete, come frutto di una politica da sempre più funzionale agli scatti di carriera dei dirigenti che alla liberazione delle coscienze dei militanti.
Noi abbiamo già pronunciato un No in quell’occasione, come si vede chiaramente dallo “storico” volantino che precede (alzate la testa uomini liberi). Quel giorno i grandi capi si stracciarono le vesti, minacciarono la querela, si lamentarono per l’atto di lesa maestà. Venne confezionato un imbroglio, aggirando e raggirando la base, attraverso il quale i DS, più che riconquistare la guida del Comune, hanno firmato un impegno in bianco, allontanato da sé alcuni aderenti da sempre per affidarsi a gente diventata di sinistra in poche ore, gettato a mare un’esperienza ricca di futuro. Avremmo voluto che dalle Segreterie qualcuno spendesse una parola, dimostrasse la volontà di saperne di più. Non è stato così. Siete tornati dopo un anno, con la stessa arrogante indifferenza, a recitare il solo copione che siete disposti a conoscere, che è quello che i maggiorenti locali vi consegnano.
A queste condizioni, delle strette di mano di Iovene, Puccio, Soriero, non sappiamo che farcene. La nostra lettera di oggi dimostra che in tante realtà locali le ragioni di un impegno a sinistra continuano a dover esser cercate al di fuori dei partiti tradizionali così organizzati. Ed il bisogno di trasparenza e di lealtà cresce: siamo impegnati, assieme ad altre qualificate componenti, in un’Associazione per la politica locale, e difendiamo la nostra indipendenza. Non abbiamo bisogno di investiture, siamo fieri della nostra identità di sinistra, ma non riconosciamo padroni e santuari al di fuori dei quali non ci sarebbe salvezza. Ciascuno di noi troverà il proprio modo di dare, almeno nel proporzionale, il suo voto all’Ulivo e contro Berlusconi, ma nessuno di coloro che si considerano i proprietari della sinistra andreolese riceverà da noi una dote da spendere e da esibire altrove.

Sant’Andrea Jonio, 8 maggio 2001

Gerardo Frustaci
Pasquale Cosentino
Maurizio Strati
Andrea Frustaci
Vito Scino

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