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mercoledì 24 marzo 2010

Acquacoltura. L'affaire Montesi


Nei comizi di questi giorni risentiamo i tribuni di Primavera Andreolese dissertare, con la consueta onestà intellettuale, di acquacoltura.
Facciamo un passo indietro, per impedire, come al solito, che sia consegnata alla memoria solo una parte della "storia", quella gradita a lor signori.

Rispetto alla questione acquacoltura, l'ultimo ricordo  consentito dall'agiografia ufficiale risale al 1997, e contempla Pino Stillo e Pino Commodari mentre strepitano contro l'acquacoltura, citando De Gregori, in piazza e dalle pagine del Foglio di Militanza Comunista (cfr. FMC 25.05.97 pagg. 4/5). 
Eppure, costoro non sono esattamente gli ultimi arrivati, il "rinnovamento che avanza": la loro carriera di amministratori, al lavoro per il nostro bene, inizia ventidue anni or sono, con la lista della "Tromba". Eletti con quella lista, nel maggio 1988 (sindaco Samà), saranno vicesindaco il primo (fino alla cacciata, per lotta intestina), e assessore alle finanze (cioè al dissesto) il secondo.
Ma cosa c'era scritto, nel programma della "Tromba", a pag. 5, nel 1988? Ecco il riquadro originale:


"Riteniamo di grande utilità l'attuazione dell'impianto di acquacoltura prevista nel PRG...risposta concreta ai problemi dell'occupazione...S.Andrea punto di riferimento..." ecc.
Bisognava dunque fare l'acquacoltura, non verso Alaca come poi è stata fatta, ma direttamente al Vallone di Bruno, e non per opera di una cooperativa.
Chi era, allora, il benefattore che aveva proposto al Comune, perché fosse incardinato nel P.R.G., un progetto così convincente da essere considerato "risposta concreta ai problemi dell'occupazione", e come tale recepito nel programma della Tromba per le nuove elezioni del 1988? Ecco l'organigramma, preso dalle carte mandate allora al Comune:


Ed ecco la promessa, il pronostico, la buona novella: 29 assunzioni a tempo indeterminato, e 23.000 giornate annue a tempo determinato:


Se molte suggestioni di questo disegno suonano familiari, e ricordano da vicino il protocollo d'intesa e il correlato progetto preventivo di oasi naturalistica siglato tra Amministrazione comunale e Legambiente nell' aprile 2007 ("...Oltre che dalla famiglia Montesi, proprietaria della superficie interessata dal progetto di istituzione di area naturalistica, l’idea è sostenuta dall’amministrazione comunale di S. Andrea Apostolo dello Jonio, Legambiente ed Aiab [...] le ricadute occupazionali potranno essere comunque significative, in particolare si prevede l’impiego di guide storico-naturalistiche...corsi di formazione professionale...possibile costituzione di una Cooperativa..." eccetera eccetera) è perchè i protagonisti sono sempre loro: certi "amministratori", ieri trombettisti oggi primaveristi, da una parte, e la famiglia Lucifero/Montesi dall'altra. In un intreccio ormai antico, che agli andreolesi è costato caro, come sa bene chi si ricorda del cavalcavia realizzato al Vallone di Bruno al posto del sottopasso Cupito (per il quale le Ferrovie chiesero i danni al Comune), del capannone della “Sentinella” dei Lucifero, e del disastro (accettato senza battere ciglio) del taglio di migliaia di ulivi secolari ad “Unusa” e a “Taverna”. Un intreccio infine, e questo è solo uno dei paradossi, fattosi assai stretto, come si vede dalle carte, proprio nel periodo in cui si stavano arbitrariamente occupando i famosi 113 mila mq di terreno, quando fare tempestivamente il proprio dovere di amministratori, invece di ammiccare a questi disegni, avrebbe forse reso inutile la farisaica chiamata a un sit-in di protesta in costume da bagno vent'anni dopo.

Noticina finale: come faccio io ad avere queste carte? Risposta: le ho perché me le diedero loro, chiedendomi di parlarne alla Festa dell'Unità, in Marina, il 13 agosto 1988. Moderava il dibattito Cesare Ranieri. C'erano seduti accanto a me Vittoria D'Alò, Sergio Genco, Mimmo Frustagli, il sindaco Samà.  Credevano che avrei esclamato, assieme a loro, "Viva Montesi"! Invece dissi che restava "aperta la questione del latifondo, legato alla nostra storia come un tacco di oppressione e sfruttamento sul collo della nostra gente", e che "non potevamo dimenticare".
Don Primo Mazzolari ha scritto che chi non è rivoluzionario a vent'anni è senza cuore, ma, dopo i trenta, si rischia di essere senza testa. Io nel 1988 avevo ventidue anni, e, forse, un grande cuore. Però non mi hanno abbindolato. Neanche allora.

mercoledì 17 marzo 2010

Dieci anni di alluvione

 
Cronologia essenziale di un'alluvione durato 10 anni:

1. Il 9 settembre del 2000 si abbatte sul nostro comprensorio un'alluvione tremenda, che provoca ingenti danni e diverse vittime;

2. Il 12 e il 19 settembre, attraverso due interviste rilasciate a TeleJonio, il vicesindaco di Sant'Andrea chiede un aiuto di almeno 20 miliardi per i danni subiti dal nostro comune;

3. A ottobre del 2000, Maurizio Lijoi (sorvolando sul suo essere sindaco già da un semestre, e sull'estate da poco passata in suoni e balli), pubblica su andreolesi.com  un dettagliato resoconto dei danni ingenti causati a Sant'Andrea "alle famiglie, agli agricoltori, alle attività commerciali...", precisando, tra l'altro, che  "i fossi e torrenti quali il fosso Cupido, il torrente Bruno ed il fosso Mirarchi...versavano in stato di abbandono...I tre fossi hanno provocato l'allagamento del Centro abitato di S.Andrea Marina...Sono state asportate le opere di difesa (briglie e muri) in località Cerasia, Liforusa, Regina, Macca, Ferraro...";

4. il 17 marzo 2001 si apprende dal sindaco, in consiglio comunale, che  la Regione Calabria, nel “rimodulare” i fondi per l’emergenza alluvione, ha sottratto a Sant'Andrea la somma già assegnata di £. 6,5 miliardi. Il vicesindaco ipotizza, quale motivo di questa rimodulazione, un articolo apparso su “Il Quotidiano” del 1 febbraio a firma di Pino Commodari, all'epoca segretario provinciale di Rifondazione, il quale, denunciando una spartizione clientelare ed elettoralistica dei fondi per l’alluvione, aveva definito l’assessore ai LL.PP. ed il presidente della Regione “duo pontieri Chiaravalloti-Misiti”.

5. Il 1° settembre 2001 si svolge, a Soverato, una “Conferenza dei servizi” fra i sindaci del comprensorio e le autorità provinciali e regionali, per fare il punto della situazione ad un anno dall’alluvione. Il sindaco di Sant'Andrea, e il suo capogruppo Commodari, inscenano una protesta contro le autorità presenti alle quali rimproverano di avercela con Sant’Andrea per avergli assegnato solo 4,5 miliardi dei 28 richiesti. L’Assessore regionale ai LL.PP. Misiti, dopo essersi sincerato dell'identità dei due ospiti protestatari, prende il fascicolo di Sant’Andrea ed inveisce contro il sindaco, unico della zona a non averlo mai importunato con richieste di alcun genere, dicendogli che non ha titolo per lamentarsi in quanto totalmente inadempiente, sia per quanto riguarda i progetti delle opere finanziate, sia sulle richieste dei danni alluvionali da parte dei cittadini. Dopo un collerico intervento, entrambi sono invitati a lasciare la sala, cosa che fanno senza indugio, tra lo sbalordimento (e qualche risatina) dei molti amministratori della zona presenti; 

6. La minoranza di Civitas ritiene necessari interventi diffusi, a cominciare dalla sistemazione di tutti i fossi che attraversano l'abitato, e offre la propria disponibilità a collaborare per valutare assieme le priorità su cui intervenire con il finanziamento assegnato. Primavera Andreolese respinge l'offerta di collaborazione: unico caso nel comprensorio, è la sola Giunta a decidere di intervenire (e come intervenire) al "Ciucero" e al "Ferraro";

7. Il 7 settembre 2004 dalla Regione giunge al sindaco un ulteriore sollecito a voler finalmente istruire le pratiche per i contributi ai privati che hanno subito dei danni. Si rivelerà vano e senza esito;

8. Per le elezioni del 2005 il programma di Primavera Andreolese assicura, a pag. 7, "massima attenzione per la raccolta e smaltimento acque del quartiere Mirarchi, al fine di evitare che si ripeta quanto accaduto con l'alluvione del 2000...";

9. Il 21 aprile 2007 la "Gazzetta del Sud" annuncia per Sant'Andrea un finanziamento regionale di 1.075.000 euro. Il 24 aprile su "Il Domani" si precisa che l'amministrazione utilizzerà questi fondi "nella bonifica dei torrenti Alaca e Salubro, ma con interventi anche sul fosso Cupido che attraversa il centro abitato di Sant'Andrea marina". Il 5 settembre 2007 un articolo di Teresa Aloi su "Il Quotidiano" afferma che la Giunta comunale guidata da Maurizio Lijoi ha approvato un progetto che prevede, con il 1.075.000 euro, lavori di risanamento per Alaca e Saluro "nonché la sistemazione della vecchia strada Borbonica". "La realizzazione di quest'opera - afferma il capogruppo di Primavera Andreolese Pino Commodari - è la dimostrazione dell'attenzione e della sensibilità che quest'amministrazione possiede nei confronti dell'ambiente e soprattutto conferma la sua grande progettualità";

10. Ad agosto 2008 la situazione dei fossi è peggiorata. Il Cupito in particolare, occupato da canneti, alberi, sabbia e vegetazione, in base alle verifiche della Regione, come riporta la stampa locale, è una zona ad altissimo rischio, anche per l'incolumità delle persone;

11. il 5 settembre 2008, dopo una raccolta di firme di cittadini esasperati, il sindaco fa sapere alla stampa locale che già il 30 maggio ha chiesto al consorzio di bonifica un intervento di pulizia del Cupito; il 13 di settembre annuncia che, in virtù di un sollecito, dovrebbe essere avviata la pulitura;

12. il 13 gennaio 2009, dopo l'ennesimo nubifragio, si fanno le stime dei danni. Il blog Spiaggiadisantandrea parla di "disastro annunciato". La caserma dei Carabinieri comincia a muoversi verso il basso: ci si ricorda che i gabbioni di contenimento sono stati spazzati via nel 2000 e mai risistemati;

13. Settembre 2009: in località “Mirarchi” di nuovo cantine e seminterrati allagati e fango dappertutto, così come in località Fego. Diversi esercizi commerciali e magazzini sulla statale 106 si riempiono di detriti. I fossi Carenci e Quadro invadono la statale. Nel centro storico manca l’elettricità. Il Cupito scavalca il muretto del pontino ed invade la 106, inondando poi anche la linea ferroviaria. La spiaggia si riempie di arbusti, canne ed oggetti di ogni tipo;

14. Febbraio 2010: si sgombera la caserma dei Carabinieri;

15. Marzo 2010: viene pubblicato il programma di Primavera Andreolese per le imminenti nuove elezioni che prevede, tra le altre cose, "una razionale ed efficiente condotta di convogliamento delle acque piovane che scaricherà nel Cupito...la massima attenzione, anche, per la costruzione di un nuovo canale di raccolta e smaltimento delle acque piovane provenienti dalla parte alta del quartiere Mirarchi, che dovranno essere convogliate direttamente nel torrente Bruno...". Siamo tutti più tranquilli. 

martedì 16 marzo 2010

Chi specula sul bisogno di lavoro


Con un'interpellanza del febbraio 1997 (cioè sostanzialmente 14 mesi dopo l'insediamento dell'amministrazione Cosentino) l'allora movimento “Governo Comune” inaugurò una campagna secondo la quale i posti vacanti, nella pianta organica comunale erano addirittura 11, mentre l’amministrazione del tempo non voleva, chissà poi perché, procedere alle assunzioni.
Ad agosto del '98 il movimento diffuse anche un opuscolo dettagliato intitolato “Assunzioni: si continua a perdere tempo”. Proclamava Governo Comune: “gli undici posti di lavoro disponibili in Comune non hanno presentato, fino ad oggi, quel carattere di priorità che noi gli abbiamo riconosciuto e continuiamo a riconoscergli…”.

Chiuso il dissesto a fine 1999, e chiusa, ad aprile 2000, l'esperienza dell'amministrazione Cosentino, si inaugurò il decennio delle "priorità riconosciute": il programma di Primavera Andreolese del 2000, infatti, prendeva l'impegno, a pag. 5,


"per la copertura in tre anni di tutti i posti liberi e disponibili in pianta organica attraverso assunzioni a tempo indeterminato e comunque, per quelli a tempo determinato, mediante il ricorso all'ufficio di collocamento...".
Cinque anni dopo, queste parole avevano già rivelato la loro natura di demagogia al vento: senza problemi di dissesto, ed essendo intervenuti diversi pensionamenti, se la panzana dei posti vacanti in pianta organica fosse stata una cosa seria, il loro numero sarebbe addirittura aumentato. Viceversa, di "posti disponibili" nel programma di Primavera Andreolese del 2005 non c'è traccia. Appare invece, al capitolo "lavoro" (pag. 3) la fantastica "Mirabilandia", la città dei giochi da realizzare accanto al Villaggio Sant'Andrea.

Oggi, mentre rifanno lo stesso giro, basterebbe questa storia per dare un giudizio definitivo sul loro modo di intendere e fare la politica. Sulla loro arrogante strategia, spinta fino alla speculazione più triste, quella fatta su un diritto e un bisogno fondamentale come il lavoro. E basterebbe guardarli in faccia, dopo dieci anni, e ricordare. Rendersi conto di esser stati presi per i fondelli, e insultati. Una volta, due volte, più volte. Troppe volte.

martedì 9 marzo 2010

La vera fine dei contributi postalluvione


Ecco un interessante documento che spiega perché, solo a Sant'Andrea, tra i tanti comuni colpiti dall'alluvione del 2000, i cittadini danneggiati non hanno avuto un centesimo.
Naturalmente, i paladini del buongoverno si sono..."dimenticati" di renderlo pubblico. Tuttavia, in nome della santissima trasparenza, si potrebbe adesso stamparlo da qui, e regalarne una copia a tutti quelli che avevano fatto domanda:


"La S.V. - scrivono dalla Regione al sindaco - ha comunicato che avrebbe provveduto [...] a tutt'oggi...non è ancora pervenuta alcuna nota di riscontro..." ecc. ecc. 
La nota assegnava ancora ulteriori trenta giorni, e si chiudeva comunque con una dichiarazione esplicita di disponibilità "per ogni eventuale possibile collaborazione" in caso di istruttorie ancora in corso.

Andò a finire......come sempre!


domenica 21 febbraio 2010

Dynasty


Da "Elpis" n.21 del 23 marzo 2008:


lunedì 25 gennaio 2010

PD: Partito Disastrato


"PD: Partito Disastrato". Così titolava, qualche giorno fa, il "Fatto Quotidiano", giornale di Padellaro, Travaglio, e compagnia. Una definizione che sarebbe azzeccatissima nel nostro ambito locale, se tutta la faccenda legata al PD nostrano non fosse di per sè così patetica da risultare insignificante ben al di là del suo essere questione di sperdutissima periferia.
Cerchiamo comunque di ripercorrere la breve (e triste) storia di una sigla che, presumibilmente, sarà quella utilizzata per infinocchiare ancora una volta gli andreolesi.
Gli auspici non erano dei migliori fin dai primissimi esordi. A dicembre 2004 la stampa locale dava notizia di un congresso DS a Sant'Andrea "controcorrente rispetto alle altre sezioni del comprensorio" con la vittoria della mozione Mussi (illustrata da Sergio Genco) su quella Fassino per 25 a 4. Tra gli amministratori, Maurizio lijoi e Pino Stillo venivano eletti, o riconfermati, per far parte, assieme allo stesso Genco, del direttivo ("Il Quotidiano", 24 dicembre 2004).
L'11 febbraio 2007, sul nuovo giornale "Antares", Giuseppe Ammendolia si poneva una serie di intelligenti domande, e manifestava una serie di dubbi, tra l'altro sul perché non si fosse "già incominciato a promuovere all'interno dei partiti il pieno coinvolgimento dei giovani e delle donne"...per concludere che "fin quando saranno solo i vertici dei partiti a concedere questo spazio difficilmente vedremo un cambiamento del modo di fare politica..."
Di passaggio, sempre su "Antares", il 4 aprile 2007, Alessandro Dominijanni titolava "Congresso DS: quale futuro?", e nel dare notizia dell'ultimo congresso DS andreolese (con la nuova vittoria "in controtendenza": Mussi-Fassino = 19-3) già intonava il de profundis al nascituro PD "che di sinistra e di socialista avrà poco o niente".
Il voto ripetuto in controtendenza, e tanti altri segnali di questo tipo, non erano certo dovuti a coincidenze o libere riflessioni. Tutto lascia pensare che i maggiorenti avessero già deciso le future strategie. Pino Commodari consegna al suo "Foglio di Militanza Comunista" del 23 aprile 2007 i suoi desiderata e il suo sollievo:



"Fortunatamente non ha goduto di grandi entusiasmi e adesioni...ciò lascia ben sperare per il futuro della stessa amministrazione comunale...scampato pericolo...ci stiamo attrezzando a mantenere, nel rinnovamento più radicale, l'attuale coalizione..."
A parte il lapsus del "rinnovamento più radicale", e quello che gli fa dire "coalizione" invece di "potere", il messaggio, e la strategia, sono chiari: chi venisse senza essere convinto del dogma dell'immacolata preziosità dell'amministrazione sarebbe un "destabilizzatore".
Assistiamo dunque, nei mesi seguenti, allo spostamento dei pezzi grossi dell'amministrazione in Sinistra Democratica. In questo periodo viene organizzato un incontro pubblico con Nuccio Iovene nella sala consiliare, ed è possibile vedere il sindaco di Sant'Andrea seduto in prima fila assieme al suo vice, in incontri che Sinistra Democratica tiene nel comprensorio e che vengono ripresi da TeleJonio.
Un quadro drammatico di questa situazione lo offre sempre Giuseppe Ammendolia, futuro segretario PD. Ancora su "Antares", il 24 giugno 2007, in un lungo articolo significativamente intitolato "in mezzo al guado" (nel riquadro) rendiconta che "la maggior parte degli iscritti ha aderito alla mozione Mussi e partecipato alla costituzione di...Sinistra Democratica. Il partito perde la parte più rappresentativa dei suoi componenti, cioè il segretario, molti dirigenti e tutti gli appartenenti all'amministrazione comunale.."

"Lo scenario - prosegue Ammendolia - poteva essere ancora più desolante  se alcuni esponenti del vecchio 'Correntone' non si fossero all'ultimo momento e inaspettatamente ricreduti..."
Cosa era successo? Semplicemente un "contrordine compagni". I grandi strateghi si accorgono che questo spostamento in massa verso un movimento all'inizio sopravvalutato, comporta una perdita di terreno, e rischia di lasciare troppo spazio a chi si ostina a ritenere che quella attuale sia una delle peggiori amministrazioni comunali della storia repubblicana. Inoltre, mentre il PD, fuori da Sant'Andrea ombelico del mondo, comincia a prendere forma per davvero, rischia di venir meno la sigla privilegiata per far finta di fare politica e buona politica. Così scatta, progressivo e disinvolto, l'ennesimo "contrordine compagni", simile a tanti già visti. Il sindaco, con la "scioltezza" che lo contraddistingue, tiene un comizio in piazza: si presenta come socio fondatore del PD della prima ora, e informa anzi che è lui che deciderà a chi sarà o non sarà consentito di entrare. I militonti che diffondono il verbo per strada vengono immediatamente indottrinati: di "equivoco", non di "contrordine", si tratta: Mussi non aveva spiegato che voleva fare una scissione! E che diamine, le scissioni non si fanno: extra ecclesiam nulla salus! La conclusione dell'articolo di Ammendolia, poi arruolato come segretario, ha il sapore di un triste presagio: "comunque vada sarà utile che il Partito democratico non venga considerato da qualcuno come terra di conquista...a scapito del nuovo corso...dovrà essere un partito plurale, con un nuovo modo di fare la politica caratterizzato da trasparenza e partecipazione dalla base, superando le ormai consolidate nomenclature di partito..."
Come finisce la storia? Basta leggere l'articolo apparso sulla "Gazzetta del Sud" il 23 gennaio scorso:


"senso di responsabilità", "gesto forte" per dare una "scossa", "condizioni per proseguire con 'maggiore serenità'", ecc. Insomma: peggio di Ciro Ferrara.
Per la "trasparenza", il "nuovo corso", il "nuovo modo di far politica", e il superamento delle "consolidate nomenclature", invece, aspettiamo la prossima volta!


domenica 19 luglio 2009

documenti: L'immacolata narrazione


Leggo sul n. 24 di Elpis del 12 aprile scorso, alle pagg. 22-23, un articolo del mio amico e cugino Armando Vitale, intitolato “Addio Pignari”...“simbolo rappresentativo”, “oggetto di culto”, e ora di rimpianto.

Fin da subito si può osservare, volendo, uno dei sintomi meno equivocabili di una condizione “terminale”, in qualsiasi contesto socioculturale, che è proprio la proliferazione degli “oggetti di culto”. Ma, a parte questo, afferma l'articolo: “...bisognava pensarci prima...la loro sofferenza era evidente...Ma chi doveva pensarci?” E qui, Armando, scrivendo “le amministrazioni comunali che si sono avvicendate nell'ultimo trentennio”, scommette sul fatto che nessuno si accorgerà che sta truccando la risposta. Non solo perché sottrae se stesso a un vaglio cui vorrebbe sottoporre indistintamente tutti gli altri, ma soprattutto perché ricade di nuovo nella tentazione più tipica della sottocultura andreolese: il vezzo perseverante di pontificare, rigorosamente quando ormai è troppo tardi, seguendo uno schemino prestampato, che dovrebbe andar bene per tutti e, soprattutto, evitare di disturbare coloro che, notoriamente, non gradiscono di essere disturbati.

Purtroppo, però, la storia - sia quella grande, sia quella minuscola data a intendere per grande - non solo non offre “nascondigli”, ma neppure ha nulla a che fare con le “buone maniere”, con le cautele “diplomatiche”, le accortezze “strategiche”, e le precauzioni “ecumeniche”. Soprattutto se queste “virtù” sono esercitate con malizia politica, e se chi decide di parlare, scrivere o rendere una testimonianza, lo fa solo dopo aver attentamente valutato chi sono i suoi potenziali “bersagli”, e quanto deve essere stimata pericolosa, sulla base delle esperienze passate, una loro eventuale reazione.

“Chi doveva pensarci, e quando”? Forse intanto lui (giacché la sofferenza delle due piante “era evidente”) che non credo abbia avuto meno tempo degli altri, nell'ultimo trentennio, per cicalare su questioni politiche locali. E' molto facile, infatti, chiedere ad Armando perché non ha scritto un articolo sull’argomento un paio d’anni prima. Così come è facile rammentargli due o tre passaggi, sul tema specifico, di quella storia che egli continua a scambiare con filastrocche languide e ingenue, sulle quali la censura del regime non ha motivo di abbattersi.

Intanto i Pignari, “simbolo rappresentativo”, non erano nemmeno di proprietà del comune. Fu l'amministrazione Cosentino ad acquistarli, dalla famiglia Peltrone-Ricci, e poi a potarli, rivolgendosi (pagando) al più esperto che si potesse trovare in circolazione in quel momento. Furono poi eliminati gli eucalipti (che forse adesso stanno ricrescendo...anzi ricordo anche le lamentele di qualche “comunista da ombrellone” a proposito del taglio degli eucalipti...) e si decise di far finalmente eseguire il progetto esistente per quell'area, visto che i tecnici incaricati la parcella (altro tipico “oggetto di culto”, laico e religioso, locale) l'avevano già incassata.

Sarebbe necessario, a questo punto, aprire una parentesi – sempre con la dovuta precisione rispetto a nomi e cronologia – e tornare di nuovo al discorso sul dissesto, sulle sue premesse e sulla sua gestione. Su come, tanto per esaminare adesso solo questo aspetto, venissero assegnati incarichi di progettazione allegramente, a cazzo di cane, anche se non c'era ormai più una lira, anche se i lavori non si sarebbero poi fatti. E queste parcelle, a differenza di tanti altri debiti incredibili e gravosi, non sfuggirono all'inserimento nella massa passiva. In altre parole, quelle carte non furono soltanto - irresponsabilmente - dimenticate o trascurate. Furono guardate con i soliti occhi, e con la solita logica: le necessità e le urgenze delle tre caste! L'analisi di un pezzo di storia andreolese drammaticamente concreto e reale come il dissesto, nel suo essere stato il momento cruciale del passaggio da una comunità arretrata ma ancora fornita di discrete possibilità, a una comunità in progressivo e inarrestabile declino, e nel suo essere quindi una calamità per il popolo (che vota) e un colpo di fortuna per i furbetti del paesino (che si fanno votare), è potenzialmente ricchissima di informazioni utili per capire tante altre cose della nostra situazione attuale. Non deve essere perciò casuale la cecità selettiva dei liberi docenti di storia andreolese, e la loro insistenza su frivolezze ripetitive e vuote. Peraltro noi questo discorso lo abbiamo ripreso varie volte (l'ultima volta sul blog di Emanuele Codispoti) e, certamente, non mancheranno altre occasioni in futuro: è in queste cose infatti – non nelle filastrocche circolari dei riti e dei miti fondativi del niente – che la ripetizione giova.

Ma torniamo ai Pignari. Se quel lavoro fu eseguito bene o male, se permangono zone d'ombra o lati oscuri nella sua esecuzione, se fu completato o se dopo 9 anni non si è ancora riusciti ad eliminare nemmeno i pali doppi della luce, così come per sapere se è vera o no quella storia del diserbante, o per l'esibizione di qualsiasi documento che attesti che è stato richiesto un consulto a uno o più esperti, o esperito un qualsiasi estremo tentativo al capezzale del moribondo, non dovrebbe essere disagevole rivolgersi all'attuale sindaco, che governa da nove anni e che era uno dei tecnici incaricati per il lavoro ai “pignari”. Per il resto, idee, proposte, proteste, solleciti o denunce si fanno, con serietà, con sacrosanta ma non ecumenica indignazione, e senza false preoccupazioni o ambiguità.

Come si spiega allora questa svista di Armando? Si spiega, e si capisce, a mio avviso, solo se si è disposti a prendere atto di un fenomeno da tempo sotto gli occhi di tutti in questo paese. La pretesa di scriverne o di riscriverne la storia secondo linee precise, funzionali alle esigenze e ai desideri di determinate caste, gruppi e famiglie. Un gioco abbastanza deprimente e volgare, condotto sulla scacchiera di una memoria addomesticata, con caselle bianche di episodi edificanti da enfatizzare e caselle nere di episodi oscuri da insinuare, essendo rigorosamente, ed esclusivamente, a carico degli eroi nominati i primi, e dei reietti designati i secondi. Questo orientamento costante e strisciante, persino troppo sfacciato, sarebbe manifesto e palese per tutti (basta dare uno sguardo alla toponomastica, o alle targhe, alle beatificazioni civili e religiose, agli autoproclamati sommi sacerdoti che le organizzano e le attestano con il proprio imprimatur quali fatti fondanti, ai luoghi comuni che si impongono come feticci), se gli andreolesi avessero ancora un briciolo di capacità di vedere. Viceversa alla generale miopia, e a tanto ottenebramento, assieme alla religione del servilismo, dell'opportunismo, e della paura, Elpis contribuisce largamente, fosse pure in ottima fede, con il suo essere divulgazione che non solo non disturba i maggiorenti del paese, ma, al contrario, li aiuta a divertire, commuovere e distrarre il popolo, condizione resa sempre più evidente dalla sua stessa esistenza non ostacolata in un paese altrimenti “blindato” (taci! Il nemico ti ascolta). Va da sé che scrivere la “storia” in questo modo, in linea con gli interessi-desideri di una casta, non solo produce una storia falsa, ma soprattutto favorisce, come effetto collaterale, una sorta di rapimento mistico per un passato fine a se stesso, da non convertire mai in conoscenza, da contemplare liberi dal peso di doverlo interrogare per eliminare oscurità, fantasmi, e servitù che ancora abbiamo sulle spalle. In altre parole: un passato che non serve a nessuno, se non a coloro che non avendo mai avuto il problema di sentir suonare mezzogiorno, possono dedicarsi alla propria apoteosi e ai propri giochi di ruolo e di potere, gratificanti e vantaggiosi. Con il preciso interesse che tutto si conservi così come sembra essere sempre stato. Fino alla fine, ormai vicina.
Così si spiega anche l'insistenza e l'enfasi sul dialetto, “lingua chiusa, povera e insicura” - come spiegano da sempre fior di studiosi e di recente quelli dell'Università di Milano cui appartiene questo corsivo - “che si vieta di oltrepassare i confini del luogo comune perché nella ricchezza e nella complessità del mondo teme di snaturarsi e morire...adatta all'iterazione di ogni filastrocca che voglia essere rumorosa quanto le è necessario per nascondere la propria insignificanza, la propria acquietante e servile semplificazione del mondo...”

Usando le stesse tracce logiche non è difficile comprendere perché un'argomentazione del tenore di questa mia viene immediatamente considerata “politica”, mentre non si vuole capire che accarezzare la nostra triste realtà solo nel senso del pelo, e dire solo ciò che può essere tollerato e non ciò che deve essere detto, è politica tout court, anche se politica deteriore e rovesciata, rovesciata come tutte le istanze dello spirito in questo paese.

Ma torniamo a noi, e all'articolo in questione: scrivere “gli amministratori”, fissare la cronologia con un generico “nell’ultimo trentennio”, significa non volersi assumere la responsabilità di dire un bel niente. Rispetto alla politica, il volgo ha certo bisogno di credere che “tutti sono uguali” per poter rimanere tranquillo nella sua colpevole inerzia, per poter continuare a credere che sia inevitabile che le solite eminenze grigie confezionino a tavolino il (loro) futuro. Ma gli amministratori hanno un volto, per ogni periodo, un nome e un cognome, un bilancio personale da presentare. Ogni attività umana, e ogni umana relazione, persino a Sant’Andrea, si basa sulla responsabilità, che è individuale come un carico penale. Ognuno si assume le proprie, quando parla, quando scrive, quando agisce, come persona, come singolo, come amministratore, come cittadino, come coniuge, come lavoratore, come genitore, ecc. Ogni deresponsabilizzazione è una truffa, verso se stessi e verso gli altri. Non è il destino, non è Dio, non sono le consuetudini e le abitudini che scrivono la storia, piccola e grande. Le generalizzazioni, accompagnate dalle filastrocche, servono alle sottoculture assolutorie. Quando non si può individuare il comodo capro espiatorio, allora bisogna pareggiare la partita: tutti diventano responsabili, perché nessuno sia responsabile.

Ma c'è di più: l'infelice espressione “in tutt'altre faccende affaccendate”, con leggerezza riferita alle amministrazioni dell'ultimo trentennio, è semplicemente ingiuriosa nei confronti di tutti quelli che hanno impegnato gratuitamente parte della propria vita, tra mille ostacoli, per cercare di dare un'occasione a questo paese, che si ritrovano allegramente accomunati e associati a chi, ormai da più generazioni, si tramanda posizioni di privilegio e di tornaconto. Possiamo fare una banca dati - se Armando ha voglia di fare un po' di storia locale seria - senza trucchi, con i nomi e i cognomi dell'ultimo trentennio e oltre, e verificare, nome per nome, in quale “faccenda” ciascuno è stato affaccendato: chi ha provocato i disastri finanziari e chi li ha ricuciti; chi ha fronteggiato ogni difficoltà e chi è scappato un attimo prima del diluvio; chi ha fatto politica dopo il lavoro e chi di politica ha sempre vissuto; chi si è battuto per ciò che era giusto, contro ogni convenienza e interesse forte, e chi si è riempito la bocca (e il proprio conto in banca) con i frasari della politica politicante; chi ha speso la propria esistenza per gli altri e chi ha edificato il proprio mausoleo; chi ha cercato di lavorare per la gente e chi alla gente lo ha sempre messo in quel posto, indipendentemente da quanto la gente può aver compreso di tutto questo. Magari cominciando col pubblicare su Elpis, in luogo dei resoconti del rimpianto tardivo e della memoria struggente, quelle lettere e quei documenti che raccontano, su alcune faccende particolari, l'altra parte della storia, quella da occultare. Documenti che Armando possiede da tempo, ma che tiene ben nascosti, senza scrupolo che non ”resti memoria negli annali della storia di Sant'Andrea” come viceversa scrive (ultimo capoverso) quando sta facendo storia per finta, e senza aver mai spiegato chi gli ha concesso il privilegio di stabilire quello che la gente normale deve o non deve sapere.

Mentre, avvicinando lo sguardo, potrei suggerire ad Armando (oltre a un prossimo articolo che potrebbe riguardare, invece di un solo pino, le migliaia di ulivi secolari di Taverna e Unusa, sempre perché ”resti memoria” ecc. ecc...) anche un argomento su cui insistere in chiave di prevenzione, per evitargli l'imbarazzo di dover pontificare qualora fosse troppo tardi: l'allora minoranza di Civitas, dopo il crollo di una scuola elementare e la morte di 21 bambini in Molise, aveva invitato il sindaco a dare incarico per il monitoraggio delle scuole. Centinaia di comuni si erano attivati in tempo utile per ottenere a riguardo i contributi disponibili ai sensi della Legge 289/02. La richiesta di Civitas fatta a voce in un Consiglio comunale, per iscritto nel 2002, e ribadita con un ulteriore interrogazione dopo due anni, ottenne dal sindaco le sue solite quattro risate, e nessuna risposta sui contributi, che, evidentemente, non si è ricordato di chiedere. Questa storia è raccontata nel dettaglio in Parrasuni del 30 ottobre 2004, p. 7. Ebbene, dopo altri cinque anni, dopo il terremoto dell'Abruzzo, a Sant’Andrea si scopre che è pericolante il tetto della ex scuola materna (oggi scuola media) che fino a pochi giorni fa era regolarmente frequentata, anche se risultano spesi da poco, proprio su quel tetto, almeno quei duecento milioni (perso il resto) ereditati dall'amministrazione precedente. Ma c'è di più: nella vecchia scuola media, ormai ridotta ad ammasso di lamiere arrugginite e vetri rotti, abbandonata come scuola perché inagibile, i ragazzi hanno accesso e giocano tutti i giorni; i fondi dell'alluvione sono stati in gran parte utilizzati per collocare arredo urbano (scale, rivestimenti, stradelle, recinzioni, aiuole, piazzette, pavimentazioni, lampioni) secondo un criterio di cui avrà beneficiato qualche privato, ma non la messa in sicurezza dell'intero paese; non esiste una vera, qualificata struttura, nè un Piano comunale (credo obbligatorio) di protezione civile, a dispetto di ogni parata e inaugurazione di sede. E se qualcuno, nel nostro territorio ad altissimo rischio – il vostro Dio non voglia - si facesse male per una di queste cose? Diremmo tutti che lo sapevamo, che “era evidente”? La responsabilità sarebbe degli amministratori “dell'ultimo trentennio”?

La verità è che dopo il nulla urlante, arrogante, spartitorio, e ricattatorio, dei primi cinque anni di Primavera Andreolese, le occasioni perse, il tessuto sociale mortificato, le scuole che chiudono, nel silenzio, una dopo l'altra (dalla materna al professionale), venne diffusa ad arte, tra il volgo osservante e obbediente, la favoletta della “ripresa”, del “ritorno” a uno slancio che non c'era mai stato. E scadranno, il prossimo anno, altri cinque anni di nulla urlante, arrogante, spartitorio, e ricattatorio. Con l'aggravante, rispetto al primo quinquennio, che non c'è nessuna opposizione disposta almeno ad aprire gli occhi, a raccontare. Tra i disastri di questi cinque anni c'è la morte del pino. Per overdose di diserbante, per negligenza e dappocaggine amministrativa, oppure per semplice non aver voluto tentare quello che si tenta con ogni malato: la consultazione di un esperto, che sarebbe costato la metà di una delle tante feste della Congrega del Rosario. Qualcuno qua e là lo ha segnalato. Per ristabilire l'ordine dell'informazione di regime ci voleva Elpis, ed Armando, uomo di centro, ex di Civitas, a distribuire le colpe un po' a tutti e quindi a nessuno. E invece la morte del pino rimane una delle tante (e nemmeno la più grave) responsabilità esclusiva di Primavera Andreolese, e dei suoi impuniti colonnelli. La storia, con Elpis o senza, è questa.

Sant'Andrea non è allo sbando perché è crollato, questa volta, un albero. Sant'Andrea è morto - è diventato un formicaio indiscutibilmente comune e concorde, sovraffollato di storie assurde che basta ripetere sempre uguali e abbastanza a lungo perché tutti si convincano che sono vere e giuste - perché è morta da tempo la capacità di vedere le cose e giudicarle secondo la logica evangelica del sì quando è sì, e del no quando è no. Nessun pifferaio magico, nessun falso profeta, nessuna festa e nessuna ciaramella, nessuna rievocazione consolatoria, nessuna miseria narrativa odorosa di potere, può salvarlo, tra un funerale e l'altro. Tutte queste cose, al contrario, certificano e aggravano la fase terminale di una malattia senza rimedio. I più nemmeno si rendono conto della situazione, o la vivono come normale. Alcuni vengono solo per una decina di giorni, a fare un bagno, se trovano ancora un pezzo di spiaggia libera e se il depuratore lo permette, e quindi non possono capire. Altri, stanziali, si preoccupano dei favori clientelari che possono ricevere. I rimanenti se ne vanno, pur di allontanarsi da un ambiente in cui non sono possibili che atti di fedeltà credula e servile.

Sartre denunciava, più di mezzo secolo fa, le culture irrigidite e pietrificate, nelle quali emerge la pretesa di adeguare a priori la realtà a uno schema dottrinale, la violenza sulla verità e sull'esperienza concreta, il servilismo che trascura i particolari imbarazzanti e semplifica grossolanamente i dati. Chiamava tutto questo “stalinismo” e “catechismo”. A Sant'Andrea siamo fermi lì, agli anni 50, allo stalinismo e al catechismo, meglio ancora se alleati. Certo, nella loro versione caricaturale, di paese. Ma ha comunque un sapore sottilmente beffardo, amarognolo, considerare che “Elpis” (meglio: Elpìs) in greco significa “speranza”. Chi vive sperando – afferma il protagonista di “Mediterraneo”, capolavoro premio Oscar di Salvatores – muore cacando.




mercoledì 31 dicembre 2008

Cessate d'uccidere i morti...


"Cessate d'uccidere i morti..."
Se volessimo contestualizzare, cercare di capire cosa può significare, ormai, a Sant'Andrea, questo sconfinato verso di Ungaretti, avremmo bisogno di moltissimo tempo, e forza, e poi centinaia di pagine, e coraggio della verità. Ma sono ricerche (e crucci) che qualcuno, prima o poi, inseguirà dentro di sé. 

Così scriveva invece, ad agosto 2001, nella prefazione a "Faballino" di Varano e Vitale, il vicesindaco Stillo:

"[...] L'Amministrazione comunale ha deciso di farsi carico di tale problema [...] con la speranza di potere reperire, in un prossimo futuro, adeguate risorse finanziarie per recuperare i resti dei nostri antenati e dare loro una giusta sepoltura..."

Sono seguiti diversi solleciti, a quella promessa del 2001. Se li ricorderà chi li ha inoltrati. Già un anno dopo, su internet ("...la sostanziale condivisione dimostrata dall'amministrazione comunale... non può essere disgiunta da una coerente e concreta azione […] gradiremmo conoscere l'orientamento... tenendo presente che l'operazione riveste una particolare urgenza…), e poi nel 2008, sette anni dopo, per esempio sul blog Spiaggiadisantandrea.

Oggi, nove anni dopo, suggerirei, con inevitabile (e consapevole) ghigno triste, una possibilità che richiede un quarto d'ora, assolutamente a costo zero (ma con possibilità di speculazione, cioè di guadagno "politico", altrettanto prossima allo zero): dare giusta sistemazione ai resti sotto fotografati, che così "riposano" nella Chiesa di Campo:


Questi, del resto, chissà da dove cazzo venivano...non hanno nemmeno cognome e soprannome. Probabilmente non sono andreolesi doc.

Ma da Ungaretti eravamo partiti, e con Ungaretti concludiamo: l'erba è lieta, sicuramente, dove non passano certi uomini...

martedì 1 aprile 2008

Barzellette...interpoderali



Programma Opere Pubbliche 2002-2004:




Programma Opere Pubbliche 2007-2009:
  


"Pastiticò", "Maddalena-Campo", "Malarra-Tralò"...questa non è semplice dappocaggine e inattività amministrativa. Questa è incapacità assoluta di qualsiasi programmazione, è mancanza persino della voglia di inventarsi almeno qualcosa di nuovo da scrivere ogni tanto sulle carte. Siamo ben oltre la strafottenza e il malgoverno: siamo alla barzelletta, la stessa barzelletta raccontata per dieci anni.
Solo che non ride più nessuno.

venerdì 21 marzo 2008

Bagdad e dintorni...


Il 14 marzo 2008 comparve sul blog http:/miku63.spaces.live.com un intervento anonimo che prendeva di mira, tra gli altri, anche il vicesindaco di Sant’Andrea Pino Stillo. L’intervento, pur non risultando firmato con nome e cognome, riportava una sorta di traccia elettronica (http://cid-93d7b155f8c115be.spaces.live.com/) che rendeva possibile una sicura attribuzione.

Nonostante ciò il vicesindaco, dopo aver risposto con il primo intervento sotto riportato, e mostrato di conoscere il nome del responsabile della missiva, scelse più tardi, su un altro blog (http://spiaggiadisantandrea.spaces.live.com), di indicare quale vero autore il sottoscritto. Inequivocabilmente, anche se ingegnandosi in una specie di gioco linguistico che utilizzava, accanto al mio nome di persona virgolettato, anche (circostanza ancora più pericolosa e grave) il nome della mia attività lavorativa, il “Bagdad Café”, più volte oggetto di iniziative persecutorie, pressioni e atti intimidatori tutti regolarmente denunciati. Il riferimento era così chiaro che tutti capirono quello che dovevano capire.

Questi sono i testi originali, con la discussione che ne scaturì:

1. Pino Stillo, 14 marzo 20.40
Caro sconosciuto(nessun nome), non tanto visto quello che scrivi!!!,
il sottoscritto è abituato a parlare a tu per tu con tutti ed ad esternare le proprie opinioni senza nascondersi dietro l'anonimato come fai tu e "dalla parte del torto". Quello che è il mio pensiero in merito alla Pro loco, quella che tu e il tuo amico "dalla parte del torto" con grande coraggio chiamate "Circolo del pensateci un pò voi", lo ho espresso apertamente nelle sedi opportune senza personalismi.
L'astio che emerge nei miei confronti non ha modo d'essere e non capisco per quale motivo è saltato fuori questo rigurgito di veleno verso il sottoscritto( guarda caso alla vigilia di un appuntamento elettorale!!!). Mi dispiace dover dialogare con uno che offende celandosi dietro l'anonimato e che è talmente vigliacco da farlo magari dopo che davanti a me si finge un amico!!!
Quanto al premio Lo Cascio è una manifestazione di cui vado fiero ( visto che ti piace navigare in internet clicca Giorgio Lo Cascio sul motore di ricerca e ne capirai l'importanza, ma siccome tu sei della materia questo lo sai già!!!). Continuate pure a dialogare tra favolieri, ma non trascinate nella polemica chi ha deciso di starne fuori. Chi ha qualcosa da dirmi prenda il coraggio( se non lo ha se lo faccia prestare...) e venga a dirmelo in faccia da uomo o da donna che sia...
Visto che citi il dott. Gelso, sappi che per me è stato un onore collaborare, senza compensi( come ho fatto da medico dell'andreolese e come faccio ora da medico del Soverato), per un film sulla Monachella di San Bruno.
Quanto alla mia esistenza mi disturbano solo le vigliaccate anonime, come la tua, sia nel passato che nel presente, perchè ho una famiglia tranquilla e felice anche se qualcuno cerca sempre di minarla con lettere e denunce anonime.
Non mi aspetto ovviamente la solidarietà di nessuno perchè sono abitauto da sempre a vivere con questi attacchi anonimi da quando ho cercato di dare il mio contributo( magari senza riuscirci) al paese attraverso il mio impegno amministrativo. comunque se hai pazienza di aspettare altri due anni vedrai che non sentirai più parlare di me come amministratore.
Comunque buona pasqua a te ed ai frequentatori anonimi dei vari Blog andreolesi!!!
Uno che si firma con nome e cognome
Dottore Pino Stillo
laureato in Medicina e chirurgia
Specialista in Medicina del Lavoro
Master di II livello In "Valutazione del danno alla persona"
Medico Federazione Sportiva Italiana
Ispettore Medico Antidoping
Vice Sindaco Comune di Sant'Andrea( ancora per DUE ANNI!!!)

2. Emanuele, 15 marzo
...e la musica non cambia!
Poche righe, per esprimere piena solidarietà al vice sindaco Dott. Pino Stillo per l’inutile e quantomeno privo di significato attacco anonimo rivolto alla sua persona.
Purtroppo nel nostro paese c’è ancora chi predilige questi metodi... chi preferisce offendere nascondendosi dietro l’anonimato piuttosto che metterci la faccia e confrontarsi civilmente

3. Pino Stillo, 15 marzo 11.37
Ciao Emanuele,
grazie per la tua solidarietà.
Questo sconosciuto denigratore fin dal 2000, attraverso lettere e denunce anonime cerca di colpirmi negli affetti e nella professione( la sua meschinità lo ha portato, assieme ai suoi “pochi” amici a convincere alcune persone a cambiare il medico di fiducia per motivi politici!!!)
Evidentemente queste sue azioni meschine lo aiutano a consolarsi del suo totale fallimento come uomo e come politico.
Andiamo avanti… il cielo è blù sopra Bagdad, anche se dentro…
Grazie ancora ed auguri per una serena settimana “pasquale”.
Ciao
Pino Stillo


4. Emanuele, 17 marzo 20.37
Caro Pino,
innanzitutto scusa se ti do del "tu". Vorrei solo aggiungere le mie personalissime considerazioni sulla vicenda, con la speranza, se possibile, di fare un po' di chiarezza sull'accaduto.
Da persona pensante quale mi ritengo, ho capito subito a chi fai riferimento nel commento che mi hai lasciato, come avevo capito subito che il commento anonimo sul bolg di Domenico attaccava te. Non è mia intenzione prendere le parti di nessuno, ma permettimi di dire che la persona a cui fai riferimento non ha mai avuto in passato nessun problema ad usare nome e cognome e non vedo perchè avrebbe dovuto farlo ora. Ho trovato molto più azzeccata la tua replica a caldo di venerdì sera. Sai, a volte, la prima impressione è quella che conta.... e non sempre la notte porta consiglio.
Ad ogni modo non dovrebbe essere difficile risalire a chi ha lasciato quel commento, tra l’altro in maniera molto maldestra, visto che compare l'indirizzo di uno spaces!
5. Luca, 18 marzo 14.18
Caro Emanuele, sottoscrivo le tue considerazioni, e mi permetto di aggiungere che secondo me, fare "velate" insinuazioni riguardo la presunta identità dell' autore di un messaggio anonimo, in modo da renderlo inequivocabilmente riconoscibile agli occhi di chiunque, senza ovviamente poterlo provare, e contraddicendosi in modo palese rispetto alle conclusioni cui si era giunti solo la sera prima ( vedi commento del dott Stillo sul blog di Domenico), oltre che frutto di una notturna riflessione poco meditata, mi sembra comunque un modo deprecabile di difendersi " spararando nel mucchio" al solo fine di additare pubblici "presunti amici" nonchè pubblici nemici. Spero sinceramente per il futuro, che vengano meno, i vigliacchi messaggi anonimi....ma anche le subdole ed infondate insinuazioni
6. Pino Stillo, 18 marzo 21.28
Un chiarimento per evitare inutili polemiche:
nei miei commenti relativi all’invettiva anonima nei miei confronti non c’era il riferimento a persone precise come invece, forse, qualcuno avrà pensato. Bagdad( era inteso solo come città) è un luogo di battaglie e di lotte intestine ed il riferimento era perché anche S.Andrea, purtroppo, è un paese di lotte tra persone che la pensano in modo diverso e che invece di confrontarsi civilmente preferiscono pugnalare alle spalle, magari fingendosi pure amici.
Io non so chi sia questo sconosciuto…certamente ho qualche idea, ma la tengo per me e comunque non avevo intenzione di riferirmi, con il mio secondo intervento, a chi avete pensato tu e Luca.
Oltretutto non necessariamente deve trattarsi di un uomo…!
Grazie di nuovo e speriamo che in futuro si possa scrivere di cose serie nell'interesse del paese in cui viviamo.
Pino Stillo

7. Pasquale Cosentino, 21 marzo 14.41
Mi dispiace, ma non ci posso stare. Dapprima il sig. Pino Stillo lancia il sasso verso di me nascondendo vergognosamente la mano, e mi chiama in causa nonostante io, già da qualche tempo, me ne stessi, disgustato dal pollaio politicante paesano, a sonnecchiare come un cane al sole che proverbialmente non è saggio stuzzicare. Subito dopo, messo al corrente di aver fatto l'ennesima figuraccia, pretende di aggiungere al danno la beffa.
Si ostina infatti ad usare un linguaggio (e un atteggiamento) infantile e allusivo, adoperando il grassetto mentre chiosa sull'identità dell'anonimo "che non deve essere necessariamente un uomo". E pretende di cavarsela asserendo che il riferimento - comunque irresponsabile e carognesco - è a Bagdad “come città”, tralasciando di menzionare le virgolette con cui ha vigliaccamente evidenziato il mio nome.
Perciò potremmo e dovremmo, a parer suo, star giocondi, in giorni di confronte e di cuzzupe, e chiudere ancora una volta occhi ed orecchie, lasciando a quelli come lui il gusto di dirigere la commedia a piacimento, stabilendo quando la polemica si può fare e quando invece risulta "inutile", magari in nome di quel surrogato di "pace" e di quella caricatura di "confronto civile" che dalle nostre parti (non mi stanco di ripeterlo) i furbi hanno sempre infine cercato come garanzia di poter fare, nel silenzio dei più, i propri porci comodi.
Mentre il primo vero “interesse del paese” è sapere cos’hanno in testa, e cos’hanno in tasca, coloro che da decenni pretendono di prendersi cura del nostro destino. E mentre ci sono, purtroppo - non posso non rivendicarlo - in un paese sostanzialmente sottomesso, anche quelli come me, che non mi sono mai tirato indietro, e tutte le volte che ho visto che bisognava parlare ho parlato chiaro (anche su cose da sempre considerate tabù, mai affrontate prima, mai ad alta voce), sempre con la mia faccia, sempre senza pseudonimi o trucchi, spesso per iscritto, a futura memoria, col mio nome e cognome. Senza fare calcoli di schifosa convenienza, e senza frenare nemmeno, come vorrebbe una delle tante abitudini malate di questo posto, allorché mi hanno fatto smettere di vendere libri e ho cominciato, per conto mio, a vendere caffé. Al punto che il mio bar, spazio libero, laico, femminista, e pulito, giunto ormai al suo quinto anno di vita, è diventato un villaggio di Asterix, un'ossessione per i baroni ed un potenziale cattivo esempio per chi dei baroni ha ancora, incredibilmente, paura.
Detto questo, tanto per fare ancora una volta la mia parte, rilevo volentieri alcune questioni che meritano di essere approfondite senza passare troppo in fretta in archivio, come vorrebbe forse lo stesso Stillo che incautamente le solleva.
La prima è il nesso tra lavoro e politica, che emerge allorché Stillo pretende di presentare se stesso non come uno che si è servito della politica, ma come uno che l'ha subita, patendo diverse presunte ostilità. Gli domando: si ricorda di quando esplicitava a chi, disoccupato ma non allineato, sentiva di esser trattato secondo criteri non equi, che gli incarichi si danno o non si danno "per motivi politici"? Ricorda l'elenco degli incarichi professionali, pubblicato, per mia volontà e sotto la mia responsabilità, sul giornalino di Civitas il 27.08.2002 a pag. 12? E Bagdad è solo una città oppure in questo paese è prima di tutto un posto di lavoro? Chi ha insegnato, e con quali metodi, e a quale scopo, alla maggior parte degli andreolesi, che con i maggiorenti, o con quelli che si credono tali, bisogna essere avveduti e accondiscendenti, perché tra il tacere e il parlare, tra l'adeguarsi e il dissentire, tra il collaborare e il contrariare passa la linea che separa l'essere favoriti dall'essere ostacolati e boicottati?
La seconda questione, riguarda, più in particolare, il rapporto tra la sua professione di medico e l’attività politica, che è anche questione di interesse pubblico, e che lui stesso dovrebbe avere, a questo punto, il coraggio di illustrare per intero, dalle origini, quando già visitava a Sant'Andrea essendo titolare altrove, fino ai giorni nostri, passando per l'indisponibilità a intervenire, come vicesindaco, per risolvere, con l'affitto dell'ambulatorio (che sempre era stato affittato ed oggi ancora è affittato), un problema non tanto dell'altro medico di base (suo fratello secondo il giuramento di Ippocrate) quanto dei suoi pazienti più anziani. Altre domande: ha mai inviato raccomandate con avviso di ricevimento per ricusare qualche suo assistito "per motivi politici"? E’ informato (e disposto nel caso a fare doverosamente nomi e cognomi) sull’esistenza di qualcuno, tra i pazienti di chicchessia, in qualche modo indotto o costretto a fare la scelta del medico valutando presunte opportunità "politiche"? Cosa pensa della particolare delicatezza di certi ambiti, e della necessità di prendere tutti gli accorgimenti necessari perché, soprattutto in un piccolo paese, le persone più anziane o quelle più semplici e indifese non abbiano a correre il rischio di sentirsi in qualche modo “obbligate”? Più in generale, conosce, pensa, e vuol dire qualcosa su realtà in questo territorio nelle quali l’intreccio tra sanità e politica è diventato troppo stretto, pericolosamente stretto? Ha Pino Stillo la forza d'animo per parlare di queste cose, nella misura in cui sono connesse al suo ruolo pubblico, o pensa di poter giocare solo con il mio di lavoro, magari menzionando Bagdad col puerile pretesto di fare un po' di geografia?
La terza questione è quella del prezioso contributo, offerto ancora una volta sia da chi lo ha punzecchiato in modo anonimo sia da Stillo stesso quale amministratore con delega alla cultura (incarico presumo almeno questo non gratuito), perché anche la piazza virtuale andreolese (evidentemente sottoposta a monitoraggio continuo, come tutto il resto) diventasse, al di là delle intenzioni dei suoi curatori e creatori, esattamente come quella reale: un territorio squallido, da utilizzare per i propri scopi di disinformazione e propaganda, utilissima per nascondersi, confondersi e confondere, cianciare, incensarsi, recapitare vili messaggi trasversali. Fingendo oltretutto, perché la perversione sia completa, di invocare coraggio, lealtà e trasparenza.
Ma fin qui niente di nuovo. Nuovo è invece l'annuncio (di cui prendiamo fin d'ora, ad ogni buon conto, diligentemente nota) che Stillo fa del proprio ritiro dalla politica locale, reso, con due anni di anticipo, senza considerare che quando questo straziante commiato si consumerà, dopo 22 (ventidue) anni, avendo egli attraversato cinque sindacature, un dissesto, e almeno sei formazioni politiche diverse, di destra e di sinistra, proclamando e sostenendo tutto, e poi di tutto il contrario, sarà suo dovere presentare al popolo un bilancio conclusivo di tanta attività, e non potrà che essere un bilancio senza trucchi. Dovrà egli finalmente spiegare come ha trovato il paese nel 1988 e come lo starà lasciando nel 2010, quali sono i passi in avanti o quelli indietro che questo paese avrà fatto sul piano demografico, sociale, del lavoro, della previdenza, dello sviluppo, dell'ammodernamento dei servizi, della scuola, della crescita, della forza e freschezza delle idee, della speranza di futuro, dei diritti civili, della dignità e delle opportunità per le donne, della laicità. Dovrà illustrare la gestione di incarichi, contributi, assunzioni definitive, lavori temporanei, nomine, permute, concessioni, assegnazioni, gratifiche, incentivi, progetti, convenzioni, finanziamenti pubblici, patrocini, associazioni, e quant’altro. E lo farà naturalmente carte alla mano, senza pretendere di essere creduto honoris causa. Dovrà spiegare se vi saranno ancora caste, se i pensionati e gli operai staranno meglio o peggio dei medici, dei preti, degli affaristi, degli architetti e degli ingegneri, se si sarà concepito o programmato qualcosa per tutti e non solo per alcuni, se si potrà ancora essere commercianti solo per lavoro e non anche commercianti nell'anima, se gli strati più umili della popolazione saranno più lontani o più vicini alla responsabilità e alla consapevolezza, se ci sarà più o meno legalità, più o meno trasparenza, più o meno onestà intellettuale e pratica, maggiore o minore coscienza della propria dignità, se sarà più facile e più automatico essere onesti piuttosto che furbi, limpidi piuttosto che ambigui, sperimentatori piuttosto che ripetitori. E dovrà spiegare con quali azioni concrete, con quali comportamenti vissuti, al di là dei proclami, delle ostentazioni masturbatorie, delle omelie arroganti, delle bagattelle tradizionali ammuffite e miserabili, lui, con i suoi numerosi titoli accademici, avrà contribuito a quei risultati. Forse riuscirà ad accontentare i soliti servi della gleba con storielle di concerti, di processioni e di pro loco. Qualcuno di quelli che hanno sempre, e volentieri, il cappello in mano. Ma io scommetto di esserci ancora, tra due anni, per porre, col mio nome e cognome, le domande che ossessionano.
Fin qui il ragionamento politico, da cittadino. Altra cosa è invece la possibilità, che lo invito a cogliere, di tornare decorosamente sui suoi passi, non con una finta rettifica, ma chiedendo alla Polizia Postale di decifrare quell'indirizzo per far piena luce sull'intera natura di questo giochetto volgare, e poi rendere quell'indirizzo pubblico, porgendo a me le sue scuse. Fermo restando il fatto che io chiederò alla Procura che si vada ad aggiungere quest'ultima aggressione al fascicolo delle altre precedenti per le quali ho già chiesto che sia finalmente impedito, a chi riveste un ruolo pubblico e istituzionale, di interferire con la dignità ed il lavoro delle persone libere e per bene.
Distinti saluti.
Pasquale Cosentino

8. Pino Stillo, 21 marzo 17.11
Egregio Signor Pasquale Cosentino,
noto, con dispiacere, che continua, da parte sua, il solito astio e la consueta acredine mei miei confronti e non riesco a capirne i motivi,considerata la mia totale indifferenza mei suoi riguardi.
Comunque non ho intenzione alcuna di replicare alla sua lunga requisitoria perchè ritengo di avere problemi più seri con cui confrontarmi e preferisco dedicare il mio tempo alla famiglia ed al lavoro piuttosto che alle polemiche inutili in cui Ella ha sempre brilallato( basta leggere i tanti volantini e le tante pagine del giornale ufficiale di "Civitas" in cui si è divertita ad attaccari anche con l'utilizzo di caricature di pessimo gusto dal 2000 in poi!!!).
Non ho mai passato il mio tempo ad analizzare la sua vita pubblica o privata come invece ha fatto lei in questi anni.
Quando non sarò più impegnato in politica( a proposito metta in tempo utile una buona bottiglia di spumante in frigo per i festeggiamenti!!!) renderò pubbliche le tante angherie anonime subite in questi anni da me e dalla mia famiglia e che abbiamo sempre affrontanto in silenzio e con dignità.
Le giungano da parte mia auguri sinceri e senza alcun rancore.
Pino Stillo


9. Emanuele, 21 marzo 21.25
Ragazzi, ragazzi...... ma dico io, non mi vi posso lasciare soli un momento che subito a litigare... dai, è la settimana di Pasqua... cercate di essere più buoni... poi, se proprio non ci riuscite, vi potete sempre ignorare!
Vabbè, scherzi a parte, spero che la situazione si sia chiarita anche se, ovviamente, gli attriti restano.
Vi ringrazio per aver usato toni civili anche se duri e aspri e vi ricordo che questo spazio è sempre aperto al confronto.
Buona Pasqua ad entrambi... ed a tutti i nostri cari lettori.


mercoledì 31 gennaio 2007

Alla luce del sole


Ecco un documento coperto da segreto, nel paese dei paladini della trasparenza:



Il documento, recuperato fortunosamente, è estremamente interessante, non tanto per i deliri che contiene (chiama "straordinaria vittoria elettorale" una partita giocata a porta vuota, fantastica su "radicamenti di forze" ed "elementi che contraddistinguono", blatera su presunti "tentativi destabilizzanti"... insomma tutto l'armamentario retorico classico dello stalinista di paese), quanto perché per la prima volta si parla, con linguaggio sorvegliato e prudente, di "insoddisfazione", "rallentamento", "programmazione da riconquistare", "necessità di maggiore impegno" ecc.

Ovviamente, trattandosi di tabù che contraddicono la propaganda ufficiale, su questa lettera è stato mantenuto un rigoroso segreto. Il Foglio di Militanza Comunista, uscito esattamente 6 giorni dopo, non ne fa alcun cenno, anche se l'analista attento può scorgere segnali di insofferenza, affidati a penne di "nuova generazione". Nella bacheca di Rifondazione, a cura dei soliti solerti esecutori, ne è stata pubblicata una versione addolcita e corretta.

Dell'incontro tra delegazioni e sindaco di cui si parla, mai fu dato sapere. Come abbiamo poi perso quei famosi "treni" (e tanti altri ancora), ciascuno lo può verificare da solo, su di sé. Una cosa è certa: la partecipazione, la democrazia, l'onestà intellettuale, la serietà della politica, sono un'altra cosa.  

martedì 3 maggio 2005

Penne di regime...


Potrà sembrare strano, un titolo così, riferito a Sant'Andrea Jonio. Parrebbe una di quelle questioni che si affrontano solo a "livello nazionale", "in generale", che riguardano quella politica nazionale così lontana e così poco "pericolosa", sulla quale la maggior parte degli andreolesi si sente autorizzata a chiacchierare senza correre rischi. Eppure l'espressione è presa dal celebre Foglio di Militanza Comunista, precisamente dal numero del 25 maggio 1997, pag. 3 (riquadro sotto), che, nell'occasione, blaterava di un famoso rimborso (sul quale avremo modo di tornare):


"[...] il Sindaco [...] si é affidato nelle domestiche mani di un solerte corrispondente [...]I nostri complimenti a Massimo Ranieri che con tale operazione si é guadagnato un posto d’onore nell’affollata schiera delle 'penne di regime'."

"A buon intenditor..." avrebbe poi scritto in uno storico articolo su "Il Domani" (22 giugno 2002) uno di questi gloriosi tribuni! Ma il giornalista in questione, di tanto generoso avvertimento non deve essersi curato. Ha continuato perciò per qualche anno a prendersi affettuosità varie ("onanismi" - venivano definiti i suoi articoli proprio dal FMC - "vangelo secondo Massimo", ecc.) e lettere di protesta e pressioni sul giornale. Tutte cose che alcuni ricordano benissimo, anche nel paese della memoria addomesticata. Finché la faccenda, dopo la presa del palazzo d'inverno, non ha avuto il suo vergognoso epilogo con una delibera che più sotto vedremo.
  
Qui non abbiamo Piazza del Popolo, e nemmeno un popolo, veramente. Perciò non possiamo organizzare manifestazioni per la libertà di stampa. Quello che possiamo fare, invece, è verificare se nel frattempo, dopo 10 anni di buongoverno illuminato, la schiera delle "penne di regime" è ancora una "affollata schiera" .

Ecco un esempio illuminante:


"A intervenire per primo nel dibattito - annota l'articolista Sara Dominijanni - è stato...Pino Commodari, il quale..." ecc. ecc. "A chiudere il dibattito - scrive più avanti -  è intervenuto il segretario...Sergio Genco..." 
La giornalista ci offre poi una sintesi delle dottissime prolusioni dei due illuminati, e riferisce che "la festa è proseguita con una grande spaghettata..." 

Chissà quanta ammirazione, mista a gelosia, avranno provato, nel leggere questo articolo, in tutti quei paesi del comprensorio dove si riesce a malapena a fare una cosa alla volta, dibattimento o spaghettata che sia! Peccato però che, in un paese reale, se un illustre oratore 'interviene per primo' e un altrettanto illustre oratore 'chiude' un 'dibattito' s'intende che in mezzo, tra i due, ci sia per l'appunto...un dibattito! Che invece c'è stato soltanto nella mente e nella frenesia celebrativa di chi ha scritto l'edificante resoconto, anche perchè "gli andreolesi riuniti fra divertimento e riflessione", in attesa degli spaghetti, erano più o meno quei dodici che riesce a inquadrare la foto. Dal che si deduce che una sciocchezza del genere assomiglia molto alla famosa barzelletta del corridore che si vantava di esser giunto al traguardo secondo omettendo di spiegare che era una corsa a due. E si potrebbe anche ridere, se non fosse che le barzellette sono, a Sant'Andrea, un bene estremamente inflazionato, e ci sia ormai veramente poco da ridere.

Ma eravamo partiti da un'altra storia. Che fine ha fatto poi il buon Massimo? Quello che scriveva "vangeli", praticava "onanismi", e "affollava le schiere"? Preso il palazzo d'inverno, i portatori del sol dell'avvenire non potevano che passare ai fatti:

Questo a lato è un riquadro dell'allucinante delibera 56/2002. Massimo, tra l'altro, si limitava nell'articolo in questione a riportare opinioni esposte (e firmate) in un volantino da altri. Per cui questa, al paese mio, si può chiamare in un solo modo: intimidazione. Ancor più grave perché non è l'unica, e perchè non si capisce chi ha pagato (e chi ha controllato) tutte le spese legali scaturite, in questo decennio, da delibere facili prodotte come scorciatoia per la propria lotta politica.