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domenica 7 marzo 2010

Excusatio non petita...

  



lunedì 28 dicembre 2009

I conti dei baroni...ovvero: cosa chiedere quando verranno a chiedervi il voto



"...In questi anni, tra molti passi in avanti, è maturata anche una novità di segno invece regressivo. Il termine privacy viene spesso utilizzato e brandito in modo strumentale per rifiutare la necessaria trasparenza in particolare delle amministrazioni pubbliche. Qualcuno chiede di conoscere gli stipendi pubblici o gli emolumenti di rappresentanti istituzionali? “Non si può perché c’è la privacy”. Si chiede di conoscere i nomi degli azionisti di una società? “Coperti dalla privacy”. [...]  Ovviamente in quasi nessuno di questi (e di molti altri) casi il richiamo alla tutela della riservatezza ha il minimo fondamento."
(Privacy e giornalismo, a cura del Garante per la protezione dei dati personali, II edizione aggiornata, pag. 44)
Se anche il Garante, dal suo punto di vista, sostiene tutto questo, allora non era tanto campata in aria la sfida (non raccolta) che ho lanciato, a suo tempo, sul Foglio di Militanza Comunista. Rileggiamola insieme perché forse contiene tante buone domande, che ciascuno può rivolgere innanzitutto a se stesso prima di scegliere come votare (se può permettersi il lusso di scegliere), a chi vuole essere votato, ma soprattutto a chi, dopo trent'anni, ancora vuole essere votato:

"[...] Voglio perciò fare [...] una di quelle proposte sulle regole del gioco che dovrebbero trovare facilmente d’accordo tutti. Propongo cioè di stabilire, come regola condivisa e irrinunciabile, che chi ha ricoperto, attualmente ricopre, o si candida a ricoprire ruoli pubblici e di responsabilità nella nostra comunità, debba certificare e dichiarare per iscritto:                                                                             1) L’esatto ammontare del proprio reddito mensile ed annuo, personale e per nucleo familiare, da qualunque fonte i redditi derivino, compresa ogni utile informazione sui beni immobili e sulle somme accantonate e/o investite;                                           2) Il percorso della propria carriera politica con l’indicazione esatta, secondo l’ordine cronologico, dei partiti e/o movimenti di cui si è fatto parte, nonché delle poltrone occupate a livello locale, comprensoriale, provinciale, regionale, comprese, oltre a quelle "istituzionali”, anche le poltrone per incarichi di partito a livello locale, comprensoriale, provinciale, regionale e nazionale; il tutto completato dall’esatta indicazione dell’ammontare delle rispettive gratifiche, stipendi, indennità, rimborsi, gettoni, buoni spesa e altro;                                                                                                        3) la partecipazione in consigli d’amministrazione o una qualsiasi qualità di socio in banche, aziende, società, associazioni, organizzazioni, unioni, fondazioni, gruppi, commissioni, progetti, ecc. con rispettivi compensi, rimborsi, detrazioni, o utili in chiaro; 4) Il proprio percorso professionale, compresa la certificazione che non ci sono stati "aiuti" in concorsi, nomine, graduatorie, assunzioni, promozioni e trasferimenti.                                               Questo metodo contiene in sé tre buone ragioni: prima di tutto una ragione di trasparenza che, a parole, vi dovrebbe stare molto a cuore; in secondo luogo, impedirebbe agli unici veri sultani di questo disgraziato paese di distribuire a loro piacimento beatificazioni e scomuniche. Terzo, ma non ultimo, consentirebbe a tutte quelle persone normali che non arrivano a fine mese, di regolarsi meglio, e in concreto, su chi li difende e chi li rappresenta [...]" 
(Pasquale Cosentino, FMC, 23 aprile 2007)


domenica 31 agosto 2008

Il vicesindaco cambia macchina, non abitudini

 
Siamo ad agosto. Piazza Castello è deserta. Nemmeno nelle prime ore del mattino è permesso parcheggiare. Il proprietario delle due autovetture immortalate (in anni diversi) nelle foto gode evidentemente di una dispensa speciale. Non espone permessi sul parabrezza: da queste parti certe sottigliezze sono inutili, nè avrebbe comunque senso che li avesse: infatti è un medico, ma non sta operando un pronto soccorso o intervenendo in un'emergenza. Ha semplicemente aperto il suo studio, cioè si è recato a lavoro, come tutti gli altri comuni mortali che hanno a che fare con questa piazza. Inoltre, se possono arrivare fin qui a piedi i suoi (spesso anziani) pazienti, di sicuro, più agevolmente, può farlo anche lui.
Quale ragione può esserci, allora, nel non voler fare, nelle dolci mattinate agostane, due passi in tranquillità, e nel voler ostentare tanta sgradevole deroga, considerato che in tutti i paesi civili, i primi a rispettare le regole sono proprio coloro che le scrivono? 
A mio parere, questa scena che si ripete, finisce per essere un fortissimo segnale, simbolico, politico. Tutti la vedono, la considerano ormai normale, e tutti capiscono quello che devono capire: che la legge non è esattamente uguale per tutti. Che alcuni la scrivono e altri la osservano. Che a volte si applica e altre si interpreta. Che - come diceva Onofrio del Grillo - io sò Marchese, e voi non siete un cazzo!


mercoledì 4 luglio 2001

sabato 30 giugno 2001

O popolo di vigili urbani!

Lunedì 18 giugno, in un clima di grande gioia popolare, si è celebrato il concorso per 11 posti di vigile urbano provvisorio.
Niente a che vedere con le scialbe, discrete e dimesse chiamate dell’Amministrazione precedente: questa volta l’evento era stato adeguatamente strombazzato, e di conseguenza ha acceso le speranze di molti, accorsi per mettersi sportivamente alla prova.
La primavera andreolese, checché ne dicano i suoi maliziosi detrattori, fruttifica dunque tutto l’anno! Rivelatasi subito sontuosa e matura, come “estate andreolese”, nell’indimenticabile serata di Radio Italia dello scorso anno (che, come tutti hanno visto, tanti benefici, economici e d’immagine, ci ha portato), oramai provvede pure, lungimirante e benigna, per l’autunno e per l’inverno: finalmente avremo due vigili in più anche nei mesi freddi: a settembre, ad ottobre, a novembre, e persino a dicembre! Veglieranno sulla malinconia che immancabilmente segue alla partenza dei turisti. Vigileranno sulla caduta delle foglie e consoleranno i tigli via via sempre più tristi. Redarguiranno gli ultimi rondoni attardati sui cornicioni. Proibiranno il ritorno dell’alluvione. Infine, per Natale e l’Epifania, faranno in modo che sia di nuovo rispettato, dopo il successo dello scorso anno, il divieto di parcheggio su Corso Umberto I.
Ma torniamo al concorso. Oltre 40 i candidati. Sotto l’amorevole patrocinio dei nostri Amministratori, chiunque ha potuto cimentarsi: donne e uomini, adulti e ragazzi, ricchi e poveri, scapoli e ammogliati, amici e conoscenti, parenti ed affini. Mentre la prima parte dell’esame si limitava al consueto quiz a risposta multipla, la seconda, per far sì che l’elemento umano prevalesse sulla fredda e spersonalizzante valutazione matematica (come ben si addice ad una democrazia popolare), consisteva nella redazione di un verbale.
In due non ce l’hanno fatta a superare il primo turno, ma sportivamente sanno che potranno rifarsi alla prossima occasione. Certo, si poteva evitare di mortificarli, bastava fargli occupare i due ultimi posti, in fondo alla graduatoria. Ma queste logiche buoniste e assistenzialiste appartengono al passato! Per tutti vige ormai il tempo della Legalità e del rispetto delle Regole!
I nostri Amministratori hanno peraltro, in occasione di questo concorso, dimostrato la propria autonomia e indipendenza, non curandosi affatto di chi (in questi giorni anche dalle pagine dei giornali…vedi Gazzetta del Sud del 20 e del 26 giugno) continua noiosamente ad invocare “capacità progettuale”, “meno apparenza”, “nuovi sistemi di reclutamento”, “meno potere discrezionale”, e altre stramberie del genere.
Qualcuno si è vantato di conoscere i risultati, e le risposte date, in anticipo. Ma si tratta dei soliti fanfaroni.
Alla fine tutti sono tornati a casa felici, non solo i vincitori: una vera festa di popolo, non solo di famiglia o di partito.
Unici delusi il signor Buongusto e la signora Equità, che, come tutti sanno, non sono mai contenti.